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Le stragi di Parigi, Bruxelles e Dacca. Un'analisi semiotica

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Marinelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Media, comunicazione digitale e giornalismo
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Ilaria Tani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

Il punto base su cui si è focalizzato il mio disegno di ricerca è stato quello di cercare di capire le modalità di diffusione delle notizie, in chiave linguistico/semiotica, utilizzata da quattro testate giornalistiche italiane: «Repubblica», «il Corriere della Sera», «il Fatto Quotidiano» e «Libero». In particolare la mia analisi si è incentrata sulle tre stragi terroristiche che hanno sconvolto recentemente gli animi mondiali: la strage di Parigi (13 novembre 2015), la strage di Bruxelles (22 marzo 2016) e la strage di Dacca (1- 2 luglio 2016). Ho cercato di tracciare una linea guida generale atta a fornire vari sistemi di analisi semantiche, sintattiche e lessicali del testo giornalistico sulla carta stampata. Nell’accurata scelta dei casi analizzati la mia intenzione iniziale era quella di concentrare l’attenzione su attentati terroristici che per un motivo o per un altro hanno riguardato l’Italia (di conseguenza l’apparato informativo italiano) da vicino. Nel caso dell’attacco a Dacca, per esempio, nonostante la strage sia avvenuta in un contesto culturale e geografico molto distante da noi, le nove vittime italiane hanno permesso una risonanza mediatica molto forte nella nostra nazione. L’Isis è a conoscenza dell’importanza della risonanza mediatica offertagli dai mezzi di comunicazione di massa tanto da sfruttarli a loro piacimento e per i propri scopi. Infatti, i media funzionano da cassa di risonanza per il terrorismo che continua a sfruttarli per avere maggiore visibilità ed entrare ancora di più nella quotidianità dell’individuo. Inoltre i media continuano a dare molta importanza ad ogni singolo attentatore, alla sua storia, alle sue origini e ai propri trascorsi (quando è possibile) creando un effetto umanizzante del terrorista che rischia di diventare una figura mitica. Un secondo aspetto, non meno grave è rappresentato dal rischio di assuefazione, sottolineato da Ilvo Diamanti:ogni giorno, ogni volta che apriamo il sito di un quotidiano online, oppure guardiamo i notiziari in TV, cerchiamo subito la notizia del nuovo, ennesimo massacro. E, purtroppo, la nostra attesa non viene mai delusa.L’insicurezza, alimentata da tanti avvenimenti drammatici, che si ripetono sempre più frequenti, rischia di erodere, se non addirittura di annullare completamente, il senso tragico e drammatico di quello che sta accadendo. Si è finiti per routinizzare il terrore, lo si è reso qualcosa di normale, di cui non aver quasi più paura. Il terrore è divenuto quotidianità. Proprio la comparazione finale tra tutte e quattro le testate e tra le stragi terroristiche scelte porteranno il lettore del presente lavoro a identificare la giusta chiave di lettura per comprendere le differenze, o le similarità, che hanno caratterizzato tali testate.

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17 1. Semiotica del “quotidiano” 1.1 La sociosemiotica Negli ultimi tempi una particolare attenzione verso le significazioni sociali ha portato alla nascita di un nuovo ramo della semiotica: la sociosemiotica (Traini 2010: 165). In particolare, nel 1989, gli studi di Eric Landoswki sul diritto, sull’opinione pubblica, sui testi giornalistici e sulle relazioni intersoggettive hanno dato vita ad un particolare interesse verso questa nuova disciplina. Attualmente assistiamo a innumerevoli dibattiti da parte di diversi studiosi impegnati da molti anni a cercare una giusta definizione della sociosemiotica. D’altro canto sin dagli studi di Ferdinand de Saussure (1922), il quale proponeva la fondazione di una nuova disciplina in grado

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