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CINA: Il ruolo degli investimenti diretti esteri e la strategia di investimento in Italia: i casi di ChemChina e Haier Group

Informazioni tesi

  Autore: Marika Costanzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Giorgio  Castoldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

La Cina entra nell’orbita internazionale, divenendo una minaccia per gli attori che hanno dominato la scena globale per secoli, come USA ed Europa. Il fenomeno della globalizzazione ha favorito la crescita del commercio internazionale e gli investimenti diretti esteri sono divenuti un’importante strumento di internazionalizzazione. Il presente lavoro ha la finalità di approfondire la materia degli investimenti diretti esteri, e più nello specifico, gli investimenti in uscita dalla Cina. L’aumento degli investimenti cinesi all’estero è un fenomeno piuttosto recente e, precisamente, dalla promulgazione della Go Out Policy, politica adottata dal governo cinese volta ad incentivare le imprese cinesi ad investire all’estero. Così, dal XXI secolo, emerge un nuovo ruolo internazionale della Cina, non più, soltanto, mera destinazione, ma anche importante fonte di investimenti diretti esteri. Per comprendere il ruolo che la Cina riveste oggi nel mondo, è stato necessario dedicare il primo capitolo alla dimensione storica cinese, dalla nascita della Repubblica Popolare cinese ai giorni nostri, ponendo particolare attenzione alla trasformazione economica che essa ha conosciuto lungo le cinque generazioni. Ricostruire un quadro storico è fondamentale per avere una visione chiara del contesto in cui la Cina si è sviluppata e, anche, con il fine di contestualizzare gli investimenti nella realtà cinese. Il capitolo successivo mira a fornire una definizione degli investimenti diretti esteri, nonché di spiegare come si costituisce e realizza un investimento diretto estero. Inoltre, si indaga sugli approcci teorici sorti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, come giustificazione della portata rilevante del fenomeno. Nel terzo capitolo si sviluppa il tema degli investimenti esteri realizzati dalla Cina. In concomitanza con l’inizio del nuovo millennio si è cominciato, infatti, ad osservare un forte incremento degli IDE cinesi verso il resto del mondo. Anche le destinazioni degli investimenti diretti cinesi sono cambiate; infatti, se fino a pochi anni fa quasi la totalità dei progetti era rivolta alle nazioni in via di sviluppo grazie all’abbondanza di risorse naturali, gli attuali OFDI cinesi sono sempre più motivati da ricerca di nuovi mercati, trasferimento tecnologico e acquisizione di know-how occidentale; queste sono, infatti, le principali motivazioni che indirizzano i capitali cinesi in quella che ormai è divenuta la maggior destinazione di IDE cinesi, l’Europa. Oltre alle ragioni che spingono le imprese cinesi ad investire in Europa, si cerca di indagare quali siano i paesi e i settori più attrattivi, nonché le difficoltà, anche di tipo cultuale, che si presentano lungo la strada dell’investimento. Del contesto europeo, la realtà su cui si pone particolare enfasi è quella italiana, un paese non altamente attrattivo, se si confrontano i flussi di investimenti cinesi della nostra penisola con quelli degli altri membri europei. Tuttavia, negli ultimi anni, questi hanno conosciuto un notevole incremento, data la presenza di marchi riconosciuti a livello globale, di know-how ed eccelse capacità manageriali. La portata del fenomeno in Italia è comprovata dall’acquisizione di imprese italiane, rinomate nei confini nazionali e al di fuori. Tra queste, nel quarto capitolo, vengono esaminate due acquisizioni, ossia la Meneghetti e Pirelli. Si tratta di due casi rilevanti perché l’acquisizione di Meneghetti da parte di Haier Group coincide con la prima operazione di investimento cinese in Italia, mentre quella di Pirelli da parte di ChemChina è uno degli ultimi investimenti fatti nel territorio italiano e, inoltre, uno dei più grandi investimenti a livello mondiale.

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Capitolo I Cina: evoluzione politica ed economica, dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese ai giorni nostri Introduzione Il capitolo ripercorre la trasformazione politica ed economica che la Cina ha conosciuto a partire dal 1949. L’analisi storica inizia dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese e l’era di Mao Zedong, periodo storico trattato nel primo paragrafo. Nel secondo paragrafo è analizzato il periodo di Deng Xiaoping, con particolare riferimento allo sforzo e all’intenzione di questi di fare della Cina un paese moderno attraverso la politica di riforma e apertura. Infine, nel terzo paragrafo, è ricostruita la storia della Cina dopo la morte di Deng Xiaoping fino ai giorni nostri. Sono gli anni guidati dalla terza, quarta e quinta generazione cinese, in cui si consolida l’economia socialista di mercato e si assiste all’entrata del paese nell’arena del capitalismo globalizzato, a partire dal 2001 con l’adesione della Cina al WTO. La Cina è un paese di lunga tradizione e dal lungo passato. Conoscere la storia, le dinamiche economiche e politiche del XX e dei primi anni del XXI secolo aiuta a capire come la Cina stia evolvendo. I.1 La nascita della RPC e il periodo maoista Il nuovo Stato in Cina nacque dalla vittoria dei comunisti, guidati da Mao Zedong ( 毛泽东, Máo Zédōng) contro i nazionalisti di Chiang Kai-Shek 1 ( 蔣介 石, Jiǎng Jièshí). Dal 21 al 30 settembre 1949 a Pechino ebbe luogo una Conferenza politica consultiva alla quale presero parte 12 partiti politici. La conferenza adottò la legge organica del governo centrale ed il programma comune 2 . Il primo ottobre del 1 I nazionalisti, a causa della sconfitta subita, furono costretti a lasciare la Cina continentale ed a trovare rifugio a Taiwan, dove fu istituita la Repubblica di Cina, di cui Chiang Kai-Shek ne divenne presidente nel 1954. La Repubblica di Cina sarà riconosciuta come la Cina legittima per molto tempo, ma la comunità internazionale scelse gradualmente la Cina continentale come legittimo rappresentante dell'intera Cina. Si trattò però di un processo piuttosto lento: solo nel 1971 il Kuomintang perse il proprio seggio di rappresentante della Cina alle Nazioni Unite e nel 1979 gli Stati Uniti, rinnegando la precedente linea di condotta, smisero di riconoscere Taiwan come Stato legittimo. 2 Si trattò di una costituzione provvisoria, che venne sostituita dalla costituzione del ’54. Il programma comune, al tempo stesso, rappresentava lo strumento politico di transizione del paese verso il socialismo.

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