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La zona franca. Strumento e opportunità di sviluppo economico

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Mura
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2013-14
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze Economiche, Statistiche e Sociali
  Relatore: Daniele Pagano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

Questo elaborato cerca di fornire un quadro generale, semplice e tendenzialmente esauriente, su quelle aree economiche cosiddette “franche”, cioè caratterizzate da un particolare regime economico, fiscale e giuridico di esenzioni, normalmente finalizzato allo sviluppo delle attività produttive, commerciali e di servizi direttamente o indirettamente connessi con gli scambi internazionali, allo scopo di consentire la ripresa socio-economico di aree depresse più o meno vaste.

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4 8 2. Capitolo Secondo 2.1 Le Zone Franche in Europa e nel diritto comunitario L’Unione Europea nasce nel 1957 con il trattato di Roma, che Istituisce la Comunità Economica Europea (CEE), con l’obiettivo di promuovere la cooperazione economica per la libera circolazione, tra i paesi aderenti, delle merci, persone, servizi e capitali, partendo dalla convinzione che la creazione di un grande mercato unico Europeo, avrebbe ridotto i rischi di conflitti 71 . Accanto ai sei Stati fondatori, Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, altri si sono aggiunti nel tempo: Danimarca, Regno Unito e Irlanda nel 1973, Grecia nel 1981, Spagna e Portogallo nel 1986, Austria, Finlandia e Svezia nel 1995, otto Paesi dell’Europa centrale e orientale entrano a far parte dell’Unione Europea nel 2004 (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, 71 http://www.europa.eu “Nel 1957, il Trattato di Roma istituisce la Comunità Economica Europea (CEE) o Mercato Comune, avente per obiettivo la libera circolazione di persone, beni e servizi al di là dei confini nazionali. I sei Stati fondatori sono Belgio, Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Lussemburgo e Paesi bassi. Con il Trattato CEE, che prospettava un’unione economica globale, gli Stati fondatori hanno inteso costituire un mercato comune (art. 8.1 del Trattato CEE), nel quale tutti i fattori della produzione godessero di assoluta libertà di circolazione. G. Tesauro “Diritto Comunitario” Cedam 1995 pag. 3 ss “..l’effettiva volontà di integrazione economica fra gli Stati Europei trovò una prima, compiuta, espressione nella celebre dichiarazione del ministro degli Affari Esteri francesi Robert Schuman (uno dei padri dell’Europa comunitaria insieme ad Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer), allo scopo di infrangere l’antica inimicizia che contrapponeva il proprio paese alla Germania e garantire la pace mondiale, invitò le due nazioni a ‘porre tutta la produzione franco-tedesca di acciaio e carbone sotto controllo di un ’Alta Autorità’ comune (sovranazionale), in una organizzazione aperta alla partecipazione degli altri paesi europei (Piano Schuman). La dichiarazione di Schuman condusse all’istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), trattato firmato a Parigi il 18/04/1951 ed entrato in vigore l’anno seguente, nei sei Stati firmatari (Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo). A tale trattato fecero seguito qualche anno più tardi, il 25 marzo 1957, altri due trattati che istituirono la CEE (Comunità Economica Europea) e la CEEA Euratom (Comunità Europea per l’Energia Atomica). Mentre la CECA prevede l’integrazione comunitaria limitata ad un solo settore dell’economia, la CEE ha come obiettivo quello “di uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell’insieme della Comunità, da realizzarsi mediante l’instaurazione di un mercato comune e di un’unione economica e monetaria, mediante l’attuazione di politiche ed azioni comuni” (articolo 2 del Trattato che istituisce la Comunità Europea).

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