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Effetti emodinamici di una tecnica osteopatica specifica, condotta attraverso l'onda di polso arteriosa, applicata alle principali arterie degli arti inferiori. Uno studio randomizzato, controllato

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Ghedina
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Dresden International University
  Facoltà: Osteopatia
  Corso: Osteopatia
  Relatore: Chiara Venturi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Introduzione
Lo studio esamina l'effetto su una tecnica osteopatica protocollata, applicata su punti arteriosi specifici degli AAII. Tre modelli teorici – autonomico, fasciale e pulsatorio – convergono verso un‘ipotesi di meccanismi integrati di autoregolazione del sistema arterioso. La tecnica utilizza il sistema arterioso attraverso il fenomeno dell’onda di polso (PW) per indurre delle modificazioni funzionali sul sistema stesso.
Obiettivo: Lo studio vuole verificare se la tecnica applicata alle arterie degli arti inferiori ha un effetto emodinamico misurabile localmente, tramite le arterie femorali comuni, nella regione degli arti inferiori e sul sistema arterioso nel suo complesso.

Metodi
RCT in doppio cieco. Sono stati arruolati 44 soggetti, di cui 42 hanno portato a termine lo studio (17 maschi, 25 femmine; range età = 25-65; età media = 52 anni ; DS età = 9,61. I soggetti sono stati assegnati random al gruppo sperimentale, cui è stato applicato il protocollo OMT-APW, o al gruppo di controllo, sottoposto a LT. Per tutti i soggetti sono stati misurati 5 parametri: SP, Media SP-DP, BFV, ABI, CAVI. I dati sono stati rilevati per tutti i soggetti pre e post trattamento: prima prova (T1) e dopo una settimana, pre e post trattamento: seconda prova (T2).

Risultati
Sono stati misurati Media, Range e SD. T-test per le misure CFA, per ABI e CAVI: Test di Wilcoxon. Le misure CFA hanno dato statistiche significative solo in T2 del gruppo controllo sulla media dei picchi pressori. ABI si mostra significativo in T2 Dx. CAVI è risultato sempre significante statisticamente tranne che in T1 Dx. Le analisi inter-gruppo in T2 non rivelano alcuna differenza significativa tra gruppo di controllo e gruppo sperimentale, relativamente alle variabili dipendenti misurate. Tuttavia, all’interno del gruppo sperimentale (e non del gruppo di controllo) si rileva una diminuzione statisticamente significativa dell’indice CAVI SX sia inT1 (Z = -1.96; p < .50) che in T2 (Z = -2,34; p < .50); l’indice CAVI DX e l’indice ABI DX decrescono in modo statisticamente
significativo (rispettivamente Z =-2.32; p<.905; Z = -2.70 ; p<.01), ma tale differenza si rileva solo in T2 e non in T1.

Conclusioni
Il trattamento OMT ha mostrato un cambiamento significativo solo su alcuni dei parametri considerati; il fatto che gli indici CAVI e ABI decrescano rappresenta però un buon punto di partenza a sostegno all‘ipotesi di influenza arteriosa regionale e sistemica. CAVI è un indice importante di stiffness arterioso. In futuro, si intende approfondire con ulteriore sperimentazione su tutto il network arterioso

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2 Background/Stato della ricerca 2.1 Interesse dello studio L’interesse di questo studio è di verificare l’efficacia della tecnica proposta su alcuni valori emodinamici, quali pressione, velocità di flusso e velocità d’onda. La pressione arteriosa, l’indice di stiffness o rigidità vascolare attraverso la velocità d’onda (CAVI), sono entrambi parametri che si inseriscono nella previsione del rischio cardiovascolare. La malattia cardiovascolare è uno dei principali rischi di morte nel mondo. Al primo posto figura l'attacco ischemico del miocardio seguito da ictus al secondo posto (WHO, 2009). In questo quadro la rigidità arteriosa si presenta come un fattore di rischio sia per l'infarto del miocardio che per l'ictus cerebrale. In particolare è stato ipotizzato che la rigidità arteriosa sia un fattore predittivo indipendente anche per quanto riguarda la diagnosi di ictus. (Laurent et al, 2003). In pazienti andati incontro ad infarto del miocardio, in uno studio recente è stata trovata una relazione con stiffness arterioso sistemico (Hirai et al, 2016). Ancora in uno studio di Laurent et al (2001), è stato riscontrato che l'aumento della rigidità dell'aorta può essere considerato un fattore predittivo indipendente di tutte le cause di mortalità cardiovascolare in pazienti affetti da ipertensione essenziale. Anche la rigidità di tutto il network arterioso è un predittore indipendente di mortalità cardiovascolare, come mostra un lavoro di Cinarka et al (2014), che ha misurato la velocità di propagazione dell'onda di polso cardiaca dalle arteria carotide all'arteria femorale. La rigidità arteriosa può essere considerata un potenziale bersaglio terapeutico in popolazioni selezionate, per esempio, in pazienti con HD. In ambito clinico è stata accertata un'associazione di indici di rigidità arteriosa con rischio cardiovascolare accertato, fattori, quali l'età, il sesso maschile, ipertensione, diabete, l'obesità, e il fumo (Simova et al, 2015). 2.2 Principi fisiologici della circolazione cardiaca In medicina si ricordano i nomi di Ernest Starling (1866- 1927) per le leggi dell'emodinamica, e del suo collega Otto Frank (1865-1944). Pare però che altri fisiologi dell'epoca fossero già a conoscenza di molte scoperte attribuite per lo più a Starling ed in parte a Frank (Katz 2002). La legge di Frank-Starling afferma la tensione attiva sviluppata nel passaggio dalla fase di rilasciamento a quella di contrazione, dipende dalla lunghezza iniziale delle fibre del miocardio. (Agnati, 2000)”. Questa legge, assieme alla 4

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Parole chiave

pulse wave
arterial stiffness
rhythmic impulse
manual pulse diagnosis
heart pulse
osteopathic medicine
osteopathic manual treatment
arterial tree

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