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La dipendenza affettiva nella relazione di coppia

Informazioni tesi

  Autore: Nadia Zinna
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giorgio Falgares
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 78

Nella mia tesi ho affrontato il tema della dipendenza affettiva, una delle sofferenze psichiche di gran parte di soggetti che “apparentemente” non manifestano eccessi di comportamenti patologici, perché ben celati soprattutto da stereotipi.La dipendenza affettiva è annoverata tra le dipendenze patologiche definite senza sostanza o new addictions, i cui limiti si evidenziano attraverso l’incapacità di espressione e manifestazione di emozione e sentimenti in atti d’affetto.La dipendenza affettiva, love addiction o affective addiction, come molte delle nuove dipendenze, è una condizione psicologica caratteristica dei nostri tempi. Questa epoca caratterizzata da impotenza e incertezza, fa scaturire nell’uomo il bisogno di vivere una relazione simbiotica, con l’illusione che l’altro sia in grado di proteggerci dal resto del mondo e di prendersi cura di noi. Apparentemente uno è dipendente, l’altro no, ma in realtà non è così. Chiameremo per convenzione la persona che vuole salvare l’altro il co-dipendente. Il co-dipendente è colui che controlla, che vuole cambiare l’altro a suo piacimento. È convinto che l’altro abbia qualcosa da aggiustare. Ma non solo, è anche convinto di risolvere i problemi che affliggono l’umanità e quelli del partner in nome dell’”amore”. Prendendo alla lettera questa parola, co- dipendenza significa condivisione della dipendenza. Con questo termine si vuole intendere un tipo di problematica che tipicamente colpisce una persona la cui esistenza è fortemente condizionata da un rapporto stretto con una personalità dipendente, e che provoca in essa squilibri devastanti tanto quanto la malattia del dipendente. L’unica via d’uscita è l’acquisizione dell’autonomia. Per comprendere meglio attraverso quali processi l’uomo arriva a conquistare l’autonomia ma anche attraverso quali processi l’uomo, purtroppo, diventa vulnerabile a tale dipendenza, è indispensabile introdurre il concetto di attaccamento che ho approfondito nel secondo capitolo. La teoria dell’attaccamento è stata inizialmente formulata da Bowlby e successivamente, è stata ampliata da Mary Airsworth. Precisamente la teoria dell’attaccamento afferma che gli esseri umani hanno una predisposizione biologica innata, frutto dell’evoluzione, a rivolgere comportamenti di attaccamento alle persone che fungono da caregiver primari. L’attaccamento, dunque, è alla base di ogni legame affettivo. Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino strutturano ciò che viene definito sistema di attaccamento, il sistema che guida, anche nella vita adulta, le interazioni e gli scambi affettivi. Come Bowlby, la Airsworth definisce il legame di attaccamento come la relazione stabile che si instaura tra il bambino e il suo cargiver primario. Nel 1969, la Airsworth, mette a punto una procedura di osservazione in laboratorio definita “strange situation” per studiare l’interazione dei sistemi comportamentali di attaccamento e di esplorazione in condizioni di stress. Per rilevare l’attaccamento in età adulta Main e Goldwyn hanno messo a punto la “Adult Attachment Interview” che è un’intervista semistrutturata, semiclinica,composta da 15 domande, che si propone di mettere a fuoco le prime esperienze della persona e i suoi affetti. La spesso citata affermazione di Bowlby, che l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano “dalla culla alla tomba”, si è rivelata così più che una ipotesi, un fatto realmente documentato e sperimentato. Il principale problema nella risoluzione delle dipendenze affettive è certamente l’ammissione di avere un problema. Il momento più significativo che spesso porta a chiedere aiuto è rappresentato proprio dalla percezione del vuoto, dalla perdita dell’identità, dalla frustrazione e a tale scopo la psicoterapia è risultata molto utile ed efficiente. Ci riferiamo in maggior modo alla psicoterapia individuale la quale ha il fondamentale compito di portare il soggetto a prendere coscienza di sé, per esempio, puntando alla riscoperta, alla conoscenza di sé, lavorando sui livelli affettivi e sul proprio vissuto; ma particolarmente utile per questo scopo si è rivelato il confronto in gruppo; discutere tra persone che vivono lo stesso problema aiuta a capire e il confronto offre buoni risultati terapeutici.La terapia gruppo analitica sembra infatti poter consentire la costruzione di una base sicura condivisa e alimentata dal gruppo, mostrando una possibile integrazione con la moderna teoria dell’attaccamento e con le sue basi relazionali e intersoggettive.

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25 CAPITOLO 2. EZIOPATOGENESI DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA: L’ATTACCAMENTO 2.1 Le origini della teoria Quando si introducono i primi concetti della teoria dell’attaccamento la si presenta spesso come una teoria risultante da <<radici concettuali multiple>>. Questa definizione sintetizza il percorso storico–concettuale che ne ha contraddistinto lo sviluppo, fondato sull’adozione e la revisione di alcuni principi di base delle teorie psicoanalitiche, dei modelli cognitivi e dell’etologia (Attili,2007; Ortu, Pazzagli e Williams, 2009). Per comprendere meglio attraverso quali processi un individuo arriva a conquistare l’autonomia, è indispensabile introdurre il concetto di attaccamento. Sia l’attaccamento che la dipendenza hanno in comune la capacità di stabilire un legame con un’altra persona, ma di solito l’attaccamento non impedisce il distacco, mentre la dipendenza sì. La teoria dell’attaccamento è stata inizialmente formulata da John Bowlby (1969, 1973, 1979, 1980) e, successivamente, è stata ampliata notevolmente da Mary Airsworth (Airsworth, Blehar, Waters, Wall, 1978). Questa teoria parte dalla premessa che gli esseri umani, similmente a molte altre specie di primati, hanno un orientamento innato alla vita sociale. Precisamente la teoria dell’attaccamento afferma che gli esseri umani hanno una predisposizione biologica innata, frutto dell’evoluzione, a rivolgere comportamenti di attaccamento (quali il cercare e promuovere il contatto fisico, il cercare e il seguire con lo sguardo) alle persone che fungono da caregiver primari. L’attaccamento è alla base di ogni legame affettivo

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Parole chiave

violenza psicologica
dipendenza affettiva
co-dipendenza
love addiction
amore dipendente
amore malato
dipendence love
amore distorto
terapia gruppo analitica
ossessione amorosa

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