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L'intrattenimento nel servizio pubblico: storia e analisi dei palinsesti televisivi dalla "paleotelevisione" ad oggi

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Brusaporco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Dams - Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Damiano Garofalo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

La mia analisi riprende la storia della televisione, andando a cercare come l'intrattenimento sia diventato dominante all'interno della televisione, specialmente all'interno del servizio pubblico, ovvero la Rai. La Rai nasce a metà degli anni '50 caratterizzata da una logica pedagogica, puntava a informare gli spettatori, i cittadini, portava loro spettacoli, dell'intrattenimento leggero, e puntava anche all'educarli, visti poi i bassi livelli di alfabetizzazione presenti all'epoca, ad esempio con programmi di Telescuola come "non è mai troppo tardi", condotto da Alberto Manzi, un vero e proprio maestro elementare. Se guardiamo la Rai del giorno d'oggi invece la troveremo molto diversa, caratterizzata infatti da una forte logica commerciale, tanto che se la confrontassimo con le sue concorrenti private come Mediaset, non troveremmo differenze. Ma quindi la Rai la si può ancora definire un servizio pubblico?

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INTRODUZIONE Ciascuno di noi vive immerso in flussi incessanti di immagini e informazioni che ci colpiscono anche quando non li cerchiamo. La comunicazione è onnipresente e pressante, i media si sono moltiplicati: siamo di fronte a un'importantissima rivoluzione dovuta all'innovazione tecnologica, la cosiddetta rivoluzione digitale. Accanto ai new media come social network e smartphone, rimangono forti i “vecchi” media, come la radio e la tv. La televisione in particolare rimane il medium più usato, con un pubblico che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione (il 97,5%) 1 e il cui uso giornaliero è mediamente di 4 ore e 20 minuti 2 . Una tv dall'uso massivo e individuale, che si presenta come “reale”, “amica” e confidente dello spettatore, ma che nasconde dietro di sé una gran finzione. Una tv dai contenuti a volte discutibili, sia qualitativamente che moralmente: qui tutto è intrattenimento, dall'informazione ai programmi educativi, arrivando anche a spettacolarizzare il fatto privato (ciò mostrando sofferenze e difficoltà personali, inquadrando in primo piano pianti, confessioni e risse in studio); tutto è pensato per poter massimizzare l'audience e garantire la vendita degli spazi pubblicitari. Tuttavia la televisione non è sempre stata così: un tempo perseguiva una logica pedagogica, portando attenzione all'informazione e cercando anche di intrattenere gli spettatori. La stessa pubblicità (il mitico Carosello) era un momento di divertimento da trascorrere in famiglia. La tv in Italia nasce come servizio pubblico, così come nel resto d'Europa. Ma che cos'è un servizio pubblico? È un concetto teorizzato da John Reith negli anni Trenta e applicato all'azienda di radiodiffusione britannica pubblica (la BBC). Educare, informare, intrattenere, diventarono poi le parole d'ordine per la realizzazione delle tv pubbliche europee, proprio in opposizione ai modi troppo commerciali di “fare tv” derivanti dagli Stati Uniti: educare la popolazione, farle apprezzare le arti ed il sapere, informare i cittadini rendendoli partecipi alla vita della nazione, permettere dello svago con dell'intrattenimento di buon livello, anche culturale, così anche da rispecchiare il primo punto, “educare”. Ora invece siamo in presenza di un servizio pubblico che non rispecchia più tali principi, ma riscontra 1 Dati tratti da 13° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione. I media tra élite e popolo, Roma 2016 2 C. Sala, Teledipendenza, all'Italia il (triste) primato europeo, in «Today», aprile 2016, www.today.it/blog/asso-di-denari/italia-televisione-canali.html (ultima consultazione 23 gennaio 2017) 3

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