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L'appropriatezza pre-analitica in Microbiologia: valutazione dell'applicazione di protocolli condivisi per emocolture ed urocolture

Introduzione:
Le emocolture e le urocolture sono esami fondamentali in un laboratorio di Microbiologia Clinica: le prime sono essenziali per l'individuazione di batteriemie/setticemie primitive e secondarie, di endocarditi infettive e di molte patologie infettive associate a sepsi e/o febbre di natura da determinare, mentre le seconde rappresentano il gold standard per la diagnosi delle IVU complicate. É noto che la scarsa accuratezza nel prelievo può provocare contaminazioni esogene dei campioni, con la conseguenza di inutili terapie antibiotiche, sviluppo di antibiotico-resistenza, prolungamento dell'ospedalizzazione ed aggravio dei costi.
In un percorso volto al miglioramento della qualità del servizio erogato agli utenti, nell'ottobre 2015 si è costituito nell'ospedale San Luigi Gonzaga di Orbasssano il gruppo multidisciplinare «Appropriatezza in Microbiologia», con l'obiettivo di ridurre al minimo gli errori in fase pre-analitica e l'inappropriatezza in campo microbiologico. Il gruppo di lavoro ha disegnato uno studio osservazionale in parte retrospettivo e in parte prospettico al fine di valutare l'applicazione di protocolli condivisi per emocolture ed urocolture da parte del personale infermieristico e il loro impatto nella riduzione delle contaminazioni.

Materiali e Metodi:
Il gruppo si è adoperato per la creazione, diffusione e promozione dell'applicazione di procedure standardizzate in tutti i reparti/servizi dell'ospedale, entrate ufficialmente in vigore il 1° marzo 2016. Sono state prese in considerazione tutte le emocolture e le urocolture da catetere analizzate in laboratorio nei semestri marzo-agosto 2015 e marzo-agosto 2016. Sono state considerate contaminate le emocolture contenenti germi appartenenti al gruppo dei possibili contaminanti in un solo flacone di una serie o in un solo set di una serie, e tutte le urocolture da catetere con sviluppo di flora polimicrobica e quelle con sviluppo di flora mista scarsamente significativa.
I dati sono stati elaborati con R e l'incidenza di campioni contaminati è stata calcolata dividendo il numero di emocolture/urocolture inquinate per il numero di emocolture/urocolture totali. I risultati del 2015 e del 2016 sono stati comparati attraverso un test di confronto tra proporzioni con metodo non parametrico. Per mettere in evidenza le possibili differenze tra i reparti ed identificare quelli maggiormente "a rischio" di contaminazione, i dati di ciascun anno sono stati stratificati suddividendo i reparti in cinque gruppi, secondo aree assistenziali omogenee, in Medicine, Chirurgie, Area Critica, Specialità, e DEA. Per valutare la forza dell'associazione è stata effettuata un'analisi del rischio utilizzando come indice il Risk Ratio (RR). Il valore di α è stato fissato a 0,05.

Risultati:
Per le emocolture emerge un'effettiva riduzione del numero di campioni contaminati (-56.8%, p=1.783e-05), confermata da un RR di 2.2 (IC95% 1.54 ÷ 3.27). L'evidenza è rafforzata dal riscontro di un minor numero di isolati appartenenti al gruppo dei possibili contaminanti (-32.7%, p=2.042e-07) e confermata da un RR di 1.5 (IC95% 1.27 ÷ 1.73). Per le urocolture l'analisi dei dati non ha evidenziato variazioni nell'incidenza delle contaminazioni tra il 2015 e il 2016 (p-value = 0.8808), dato confermato da un RR non informativo (IC95% 0.62 ÷ 1.46). Anche l'analisi delle singole aree non ha mostrato alcuna variazione nei due semestri, dato confermato dall'analisi del rischio che non dimostra alcuna forza associativa tra esito e gruppo.

Discussione:
Lo studio si pone nel panorama italiano come uno tra tentativi di indagine dell'appropriatezza della fase pre-analitica di emocolture e urocolture, utilizzando come metodologia di ricerca la valutazione dell'applicazione di protocolli condivisi da parte del personale infermieristico. Rispetto ad altri lavori presenta aspetti innovativi: l'utilizzo di focus group come metodologia di indagine qualitativa e l'esplorazione delle modalità operative degli operatori prima e dopo l'intervento correttivo. In merito alle emocolture, è uno dei pochi studi coinvolgenti un'intera realtà ospedaliera e stratificare i risultati secondo aree assistenziali omogenee. Inoltre, oltre al test χ2 utilizzato da tutti i ricercatori, il gruppo ha ritenuto opportuno effettuare un'analisi del rischio per valutare la forza delle associazioni osservate. In merito alle urocolture, è tra i primi tentativi che affronti in modo specifico il problema della contaminazione in pazienti portatori di catetere vescicale e l'aderenza alle linee guida per questo tipo di prelievo.
I risultati emersi confermano il valore del lavoro multidisciplinare ed incoraggiano a proseguire sulla strada della standardizzazione e dell'aggiornamento delle procedure di prelievo, nonché al monitoraggio e ad un’analisi più approfondita dei dati raccolti nel lungo periodo.

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Capitolo 1 Introduzione 1.1 Il laboratorio di Microbiologia Clinica La Microbiologia Clinica, insieme al Laboratorio Analisi Cliniche, costituisce il servizio di Patologia Clinica. «Patologia Clinica» è sinonimo di «Medicina di laboratorio» e indica la disciplina clinica che ricerca dati relativi alla natura e all'entità delle alterazioni di struttura e di funzione, su campioni ottenuti dal paziente o sul paziente stesso, con mezzi chimici, fisici e biologici. Questi dati vengono elaborati in informazioni che integrano il quadro sintomatologico e l'esito degli esami clinici, a scopo preventivo, diagnostico, terapeutico, di monitoraggio e riabilitativo. 1 Ciò che contraddistingue l'attività di un laboratorio di Patologia Clinica non è la semplice produzione di risultati, ma la produzione di risultati e referti clinicamente utili in relazione allo scopo medico per cui l’esame è stato richiesto. Il laboratorio di Microbiologia Clinica si avvale di professionalità e specializzazioni differenti che concorrono, ciascuna nel suo settore, a produrre un risultato che il clinico utilizzerà nel processo di diagnosi e cura. L'obiettivo principale è l'identificazione dell'agente patogeno responsabile di una malattia infettiva, allo scopo di suggerire un adeguato trattamento terapeutico. Inoltre l'attività di laboratorio consente la valutazione dell'efficacia della terapia (follow-up) e l'identificazione della presenza di portatori sani di infezione, potenziali fonti di contagio. L'importanza di tale attività è determinante soprattutto per l'efficacia dell'azione medica conseguente, in quanto fornisce un sostanziale supporto alla prevenzione, alla diagnosi ed al trattamento della patologia da infezione, sia quella sostenuta da patogeni primari in soggetti immunocompetenti, che quella sostenuta da patogeni opportunisti in pazienti immunocompromessi. L'iter diagnostico microbiologico prevede tre fasi distinte: 1. Fase pre-analitica che comprende: - richiesta di indagine; - informazione e preparazione del paziente; - prelievo e raccolta del campione; 1 Cfr. Burlina A., Trattato Italiano di Medicina di Laboratorio, Piccin, 1995, V ol. I, Cap. 2, p.1. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Angela Samiolo Contatta »

Composta da 78 pagine.

 

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