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Cinema e Diritto di Fronte alla Morte

Informazioni tesi

  Autore: Amelia Agnusdei
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonio Incampo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

L’eutanasia, dal greco εὔ- (buona) e θάνατος (morte) , è una pratica che consiste nel procurare la morte di un individuo che versa in una condizione critica e le cui aspettative di sopravvivenza risultano compromesse, facilitando il fine vita e alleviando le sofferenze.
Un abbozzo del concetto di buona morte si riscontra per la prima volta negli scritti di Eschilo che scriveva:
Ἅιδου πύλας δὲ τάσδ' ἐγὼ προσεννέπω·
ἐπεύχομαι δὲ καιρίας πληγῆς τυχεῖν,
ὡς ἀσφάδᾳστος, αἱμάτων εὐθνησίμων
ἀπορρυέντων, ὄμμα συμβάλω τόδε.
Il mio saluto a queste porte dell’Ade!
Che io sia raggiunta da un colpo deciso:
e senza convulsioni, nel fluire del sangue
di una morte dolce, io possa chiudere gli occhi.
Sebbene non si parli ancora di eutanasia, viene usato un termine, ἀσφάδᾳστος, che significa appunto “senza convulsioni, senza sussulti”. Ciò fa emergere come il tema di una morte indolore fosse presente anche nel V secolo a.C., in una realtà in cui il suicidio veniva considerato come un atto estremo di liberazione in tutti quei casi in cui la prospettiva di vita diventava svantaggiosa.
Menandro, Strabone, Eliano e Valerio Massimo parlarono, invece, dell’abitudine degli abitanti dell’attuale isola di Ceo (o Zea) di procurarsi la morte avvelenandosi, una volta superata l’età di sessant’anni, per evitare debolezze e affanni e lasciare così i mezzi e le risorse agli individui in salute.
A supporto di questa pratica si espresse anche Nietzsche, scrivendo che:
A parte ciò che la religione esige, ci si può ben chiedere: perché per un uomo invecchiato, che si sente venir meno le forze, dovrebbe esser più lodevole attendere di esaurirsi e dissolversi lentamente anziché porre fine, in piena consapevolezza, a questo processo? In questo caso il suicidio è un atto perfettamente ovvio e naturale, che dovrebbe suscitare il dovuto rispetto in quanto vittoria della ragione; e l’ha anche suscitato, nei tempi in cui i capi della filosofia greca e i più ardenti patrioti romani solevano morire suicidi. Il desiderio, invece, di prolungare giorno per giorno la propria esistenza, consultando angosciosamente i medici e conducendo una vita penosissima, l’ansia di giungere, senza forza, ancor più vicini al termine vero e proprio della vita sono molto meno rispettabili. Di fronte alla sfida del suicidio, le religioni offrono una quantità di scappatoie: per questo ottengono il favore di coloro che sono innamorati della vita.
È leggenda che l’eutanasia fosse conosciuta anche a Sparta e che venisse praticata per eliminare i bambini che nascevano deboli, malati o malformati, sapendo che non avrebbero mai potuto condurre una vita adeguata e che sarebbero stati considerati alla stregua di un peso economico e sociale.
Ancora, Svetonio usò il termine “eutanasia” nel De Vita Caesarum (opera scritta tra il 119 e il 122 d.C.) per descrivere la morte che colpì l’imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, avvenuta nel 14 d.C.
Francis Bacon introdusse infine il termine in ambito medico nel XVII secolo, invitando i medici a non abbandonare i malati inguaribili e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Francis Bacon affermava, infatti, che:
Ufficio del medico è di rendere la salute e di alleviare le sofferenze e i dolori, non solo quando questo sollievo può condurre alla guarigione, ma anche quando può servire a procurare una morte dolce e calma. Al contrario, i medici si fanno una specie di scrupolo e di religione di tormentare ancora il paziente allorquando la malattia è senza speranza; essi dovrebbero possedere tanta abilità da addolcire con le loro mani le sofferenze e l’agonia della morte.
Francis Bacon non parlò tuttavia dell’interruzione delle cure necessarie a un paziente, ma si augurava che la morte naturale sopraggiungesse in modo del tutto indolore e che i medici si preoccupassero affinché ciò fosse possibile.
Il termine iniziò ad avere corso comune a partire dalla fine del XIX secolo e si esplicitò in un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze di una persona malata.
Pur essendo un tema piuttosto centrale nell’ambito della vita politica e sociale, il dibattito sull’eutanasia resta un argomento dove spesso risulta difficile un approccio alla questione e dove ne consegue un’opinione discorde su quanto possa o non possa essere giusto praticarla.
L’uso del termine, conosciuto non solo in ambiente medico, ma emerso ancor prima nelle opere dei più grandi scrittori, esprime uno degli aspetti più difficili della condizione umana in quanto, accanto alla necessità di un morte indolore, sorge il problema della sua giustezza e della sua giustificazione, dal momento che non riguarda strettamente il singolo e si discosta dal concetto di conclusione naturale di un ciclo biologico.

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9 1. ALCUNE POSIZIONI IN EUROPA 1.1. Condizioni cliniche rilevanti Parlare di eutanasia significa fare riferimento a una serie di problema- tiche fisiche o patologie degenerative per cui non se ne conosce anco- ra la causa o non esiste una possibilità di cura. Non di rado a chiederla sono gli individui in fase terminale di una malattia incurabile o gli in- dividui con gravi limitazioni fisiche, che possono liberamente manife- stare la loro volontà in accordo con il grado di sopportabilità della loro malattia, ma si parla di eutanasia anche nei confronti di chi non è nella condizione di poter esprimere la volontà di morire o di chi ha espresso la sua preferenza in una fase precedente a quella dell’insorgenza della patologia, come accade nei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer o da altri disturbi mentali cronici, nei pazienti in coma o che versano in uno stato vegetativo persistente, che nella contingenza della loro ma- lattia non possono rendersi fautori della propria sorte. Queste ultime due situazioni e la condizione di morte cerebrale spesso vengono anche frapposte, sebbene si tratti di fenomeni completamente

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