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Il contratto di rete

Informazioni tesi

  Autore: Dario Fiorenza
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Fabrizio Piraino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Questo lavoro verte sulle tipologie di aggregazione aziendale presenti nella nostra legislazione. La tipologia individuata dal contratto di rete si inserisce tra le fattispecie formali come Consorzio - Associazione in partecipazione - Patrimoni destinati - ATI - raggruppamenti (joint ventures) - Unione volontaria - Gruppi di acquisto - GEIE - Franchising e quelle informali come: Rapporti di fornitura - Costellazioni di imprese - Distretti industriali - Dipendenza finanziaria - Communities of interests - Gentlemen’s aggrements

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4 INTRODUZIONE Il contratto di rete viene introdotto nell’ordinamento italiano con l’art. 3, al com- ma 4-ter e i successivi, nella legge del 9 aprile 2009, la numero 33. Di questa legge se ne sottolinea sin a subito non particolare precisione del legislatore nel definire chiaramente cosa volesse creare con questo istituto, la sua definizione ha fatto sorge- re parecchi dubbi sulla sua natura, la sua utilità, il suo scopo. Solo la pratica e le suc- cessive integrazioni, ed a volte, i radicali mutamenti di contenuto ne hanno chiarito il senso e le concrete possibilità. Definire normativamente un fenomeno spesso relega- to ad argomentazioni sociologiche, certamente è complicato, soprattutto in questo ca- so dove per forza di cose è stato necessario attingere in modo sparso a vari istituti presenti nell’ordinamento italiano. Questo non è necessariamente un difetto dell’istituto in questione. Il fenomeno che ci si appresta a presentare è ricco di oppor- tunità, adatto al tessuto italiano, composto da piccole e medie imprese molto compe- titive, ma spesso incapaci di competere in termini di innovazione ed internazionaliz- zazione rispetto ad imprese più strutturate e di maggiori dimensioni. La rete di im- presa è uno strumento ibrido, una via di mezzo, che garantisce la possibilità di man- tenere l’indipendenza e l’identità delle singole imprese ma che permette agli impren- ditori di poter agire con una sola voce, di dar vita ad un nuovo soggetto economico che coinvolge l’intera filiera produttiva qualora si voglia, oppure legare imprese dalla condivisione di un progetto ambizioso anche molto rischioso. La rete di imprese na- sce come strumento leggero, di rapida applicabilità che limita poco l’autonomia giu- ridica e decisionale dei partecipanti, ne agevola la partecipazione e la cooperazione, che si coniuga bene sia per imprese con scopo di lucro che senza o entrambe insieme. Il legislatore lo indica chiaramente sin dal primo periodo della norma, coloro che scelgono e che sceglieranno di costituire una rete di imprese «perseguono lo scopo di accrescere individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la pro- pria competitività sul mercato». L’obiettivo è la crescita e lo sviluppo del tessuto e- conomico, quel che offre il contratto di rete fra imprese è anche di più, è possibilità per una economia più inclusiva. Solo la pratica potrà dire se questo strumento è uno strumento adatto al tessuto economico italiano.

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distretti industriali
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efficienza aziendale
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nuove idee imprenditoriali
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