Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'opera nazionale dopolavoro nel biellese

poi lo scriverò

Mostra/Nascondi contenuto.
4 INTRODUZIONE Oggetto della nostra ricerca è l’indagine della politica culturale del regime fascista, in particolare quella definita, da alcuni, “bassa” cultura. L’aspetto culturale del regime, in senso antropologico 1 , rappresenta la cornice intorno alla quale ricostruire l’immaginario collettivo degli uomini che si sentirono e si definirono fascisti. Ci occuperemo dell’Opera Nazionale Dopolavoro, istituzione creata dal fascismo per inserire in un unico circuito culturale la piccola borghesia, il proletariato e le masse contadine e includerle in un nuovo ambito nazionale di vita associativa. L’inserimento delle masse in quest’istituzione, che peraltro raccoglieva già l’eredità di un enorme numero di associazioni appartenenti al mondo cattolico e a quello dei circoli socialisti, era diretta sia all’acquisizione della cultura fascista sia al controllo politico. Lanciava un ponte tra cultura e masse. I fascisti aspiravano a portare la cultura agli operai, ai contadini, e agli altri gruppi diseredati della società, nel tentativo di raggiungere l'integrazione totale di tutti i cittadini in un’esperienza nazionale unica 2 . 1 DE FELICE R., Le interpretazioni del fascismo, Roma-Bari, 1989 2 CANNISTRARO P.V., La fabbrica del consenso, Roma-Bari, 1975

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giovanni Buonaiuto Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1187 click dal 20/03/2004.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:
×