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''La Gerusalemme Liberata'' negli arazzi ricamati di Palazzo Mirto a Palermo. Una camera ricamata siciliana del XVIII secolo.

Informazioni tesi

  Autore: Eliana Andriolo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università Telematica Internazionale Uninettuno
  Facoltà: Lettere
  Corso: Operatore dei Beni Culturali
  Relatore: Laura Bartoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

La tesi riguarda un ciclo di quattordici arazzi ricamati raffiguranti “La Gerusalemme Liberata” ed esposti, entro boiserie di legno, alle pareti del Salone d’onore del Palazzo Mirto di Palermo. Si tratta di una delle poche “camere ricamate” rimaste ancora integre nella loro sede originale.
La tesi parte da un breve saggio pubblicato dalla studiosa Elvira D’Amico, che formula delle ipotesi sui possibili cartonisti degli arazzi, e da una ricerca svolta da Maddalena De Luca sulle fonti iconografiche. Non è stato mai realizzato nessun altro studio sull'argomento e nel ricco archivio gentilizio conservato nel Palazzo non è stata trovato nessun documento riferibile a questo ciclo di arazzi. Ci si è quindi indirizzati verso uno studio della tecnica tessile utilizzata, cioè la pittura ad ago, usata per molti secoli dai ricamatori per imitare la pittura, e delle “camere ricamate”, molto diffuse nelle dimore patrizie, specialmente nell'Italia Meridionale, dal XVII al XIX secolo. Inoltre si è approfondita la ricerca delle fonti iconografiche, indagando sulle varie interpretazioni grafiche che sono state pubblicate sul poema tassiano.
Il primo capitolo dell’elaborato riguarda la Famiglia Filangeri e il Palazzo che è stato sua residenza ufficiale per molti secoli. Il casato Filangeri ha probabilmente origini normanne, risalenti all’XI secolo. Il Palazzo Mirto si costituisce nella seconda metà del XVI secolo, inglobando un gruppo di case duecentesche. Nel tempo la dimora ha subito varie modifiche ed ampliamenti, fino al 1983, quando l’ultima erede l’ha donata alla Regione Siciliana con l’intento di creare una Casa-museo.
Il secondo capitolo è dedicato alla pittura ad ago. Si espone una breve storia del ricamo, delle maestranze di ricamatori presenti a Palermo, e dell’attività che molti pittori, anche famosi, svolgevano come cartonisti per ricami. Si descrive la storia e la tecnica della pittura ricamata, utilizzata in passato per realizzare tappezzerie, ma anche quadretti su modello di quadri famosi.
Il terzo capitolo è dedicato agli arazzi ricamati oggetto della tesi. Si descrive l’apparato decorativo della Sala che li contiene, la loro tecnica di realizzazione e le ipotesi formulate dalla D’Amico. Si affronta anche il problema del diverso degrado subito dai manufatti, che riflette le vicende cui sono legati. Infine ai approfondisce il tema delle “camere ricamate”.
Nel quarto capitolo si affronta il problema delle fonti iconografiche utilizzate per la realizzazione dei cartoni. Per sei di essi la fonte è stata già individuata dalla De Luca, mentre con questa ricerca si è rintracciata la fonte di altri due. Ancora da individuare con certezza sono le fonti dei restanti sei arazzi, probabilmente realizzati per ultimi. Si espongono infine alcune ipotesi sulla cronologia dei lavori che hanno portato alla realizzazione degli arazzi e sui pittori che hanno disegnato i cartoni. Alla lavorazione di questi arazzi ricamati infatti, nel tempo si sono succeduti più cartonisti e più ricamatori, giungendo ad un risultato finale disomogeneo per stile, manifattura, materiali, fonti iconografiche, che tuttavia nulla toglie al loro fascino.

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1 INTRODUZIONE Da circa ventotto anni lavoro presso la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis a Palermo, occupandomi del restauro di manufatti tessili, e parte della mia giornata lavorativa è dedicata alla manutenzione, al restauro e alla conservazione delle tappezzerie della casa-museo di Palazzo Mirto. Attraversando quotidianamente gli ambienti del palazzo, non manco di soffermarmi ad ammirare gli arazzi ricamati, raffiguranti scene tratte da “La Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, che rivestono le pareti del Salone d’onore e che sono oggetto di questa tesi. Nel tempo ho cercato notizie e studi sulla loro realizzazione e sulla loro storia, ma purtroppo il ricamo non è tra gli argomenti più frequentati nella storia delle arti decorative, specialmente in Sicilia. A parte qualche citazione, l’unica pubblicazione che riguarda questi arazzi è quella di Elvira D’Amico, esperta siciliana sulla storia dei tessili. Il suo breve studio riguarda la tecnica esecutiva e la ricerca, attraverso confronti stilistici, dei pittori che potrebbero aver realizzato i cartoni. La studiosa Maddalena De Luca ha invece affrontato una ricerca sulle possibili fonti iconografiche, che però non è stato ancora pubblicata. L’assenza di notizie anche nell’archivio storico della famiglia Filangeri, ancora conservato nel Palazzo, ha contribuito ad aumentare la mia curiosità nei confronti di questa rara, forse unica, opera tessile. Partendo dalle ipotesi avanzate dalla D’Amico, che definisce questo caso “…la grande “insoluta” dell’arte decorativa siciliana…” 1 e dalla mia quotidiana osservazione da restauratrice (con l’attenzione dunque rivolta principalmente allo studio della materia) è partita questa mia ricerca. Il ciclo di quattordici pannelli ricamati può essere considerato unico per vari motivi. E’ una delle poche “camere ricamate” ancora esistenti nella loro sede originaria: possiamo ricordare un’altra camera conservata sempre a Palazzo Mirto (ma più tarda e realizzata con tecnica differente), una camera conservata a Villa Niscemi (sempre a Palermo) e il Boudoir della Regina al Palazzo Pitti di Firenze. Tuttavia nessuna delle Camere che conosciamo presenta la stessa tecnica di realizzazione, la cosiddetta pittura ad ago, detta anche punto pittura o pittoresco. La particolarità di questi pannelli è infatti che essi non intendono imitare tanto degli arazzi, quanto piuttosto dei dipinti murali. Lo scopo di questo lavoro è dunque quello di cercare di ricostruire la storia di questi ricami, fin dalla loro ideazione, compiendo ricerche sulle fonti iconografiche, sugli artisti che potrebbero aver disegnato i cartoni, sulla tecnica di realizzazione e sulle maestranze che vi hanno lavorato. 1 E. D’Amico DelRosso, Appunti per una storia del ricamo palermitano in età barocca. La committenza nobiliare, 2001, p. 213.

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