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Predisposizione alla mobilità internazionale: elaborazione e validazione di una scala di misura

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Puliafico
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Comunicazione ed Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Maria Cristiana Martini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

La labour mobility è considerata la chiave per incrementare la competitività e la crescita dell’occupazione in Europa. Di conseguenza, sulla scia dei numerosi incentivi dell’Unione europea, il mercato del lavoro degli Stati membri appare oggi sempre più integrato. Nonostante ciò, i dati sembrano essere impietosi, i cittadini europei che lavorano in un altro Stato dell’Unione rappresentano solo il 3,3% della forza lavoro complessiva e giornalmente si assiste al fallimento imprevedibile di esperienze di mobilità. La ricerca nasce dunque con l’intento di interrogarsi sulla natura delle problematiche che soggiaciono a una tale situazione, al fine di elaborare e validare una scala multidimensionale in grado di misurare la predisposizione alla mobilità internazionale.
Una prima fase della ricerca è dedicata allo studio della letteratura esistente sul costrutto “Predisposizione alla mobilità internazionale”, e su altri emersi come a esso collegati. Ciò ha permesso di realizzare delle ipotesi ed elaborare una prima scala di misura. Una scala di misura che, successivamente somministrata attraverso questionario on-line, è stata validità con il software di elaborazione statistica IBM-SPSS. Quest’analisi, attraverso l’eliminazione degli item non correlati, e quindi non in grado di spiegare il fenomeno studiato, ha permesso l’emergere della definitiva scala multidimensionale del costrutto predisposizione alla mobilità internazionale.
Si tratta di una scala affidabile e valida a cui sottendono due differenti dimensioni: La prima più comportamentale riguardo l’intenzione concreta di intraprendere un’esperienza di mobilità internazionale; La seconda, invece, più legata alla sfera degli atteggiamenti e in grado di misurare l’attitudine pura nei confronti del fenomeno studiato.
Quello che ci si aspetta è che, una scala così costruita possa permettere di aumentare i livelli di accuratezza nel predire la predisposizione alla mobilità internazionale, snellendo e velocizzando i processi di assunzione di lavoratori presso aziende operanti in paesi differenti da quello natio. Inoltre si presume che questo lavoro di ricerca possa tornare utile per individuare le leve sulle quali è possibile agire per incoraggiare la mobilità all’interno dei confini dell’Unione Europa.

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Introduzione Negli ultimi anni l’economia europea ha assistito a cambiamenti radicali. L’evoluzione delle tecnologie ha permesso la scomparsa di numerose barriere e ha, di conseguenza, portato al progressivo aumento di processi di scambio a livello planetario. Processi che giornalmente coinvolgono merci, tecnologie, servizi, conoscenze scientifi che e culturali ma sopratutto persone. In questo scenario, la labour mobility ha iniziato ad essere considerata come la chiave per incrementare la competitività e la crescita dell’Unione Europea . La libera 1 circolazione delle persone, quindi dei lavoratori, non solo è garantita dall’ordinamento giuridico europeo ma è di fatto ritenuta uno dei pilastri fondamentali del mercato unico. Pertanto negli ultimi anni, e prevedibilmente anche in futuro, sono stati numerosi gli incentivi dell’UE nati per conferire una maggiore integrazione al mercato interno del lavoro. Nonostante i numerosi tentativi, pare che tutto sia vano. Il dato che emerge incontrovertibilmente è infatti molto chiaro: nell’UE, dove la forza lavoro è di 242 milioni di persone, si ha un vacancy rate del 1,8% . A ciò si aggiunge 2 che i cittadini europei che lavorano in uno Stato dell’Unione, che non sia quello di nascita, rappresentano solo il 3,3% della forza lavoro complessiva e che, inoltre, quotidianamente si assiste al fallimento imprevedibile di esperienze di mobilità internazionali, seppure esse presentino tutte le prerogative per avere successo. Pare dunque che vi sia una forza sconosciuta a frenare la mobilità internazionale e ad Th e Europe 2020 Competitiveness Report Building a More Competitive Europe, 2014. 1 Dato aggiornato all’ultimo trimestre del 2016 e relativo alla zona Eu-28; Fonte “Job Vacancies 2 statistics” Eurostat. http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Job_vacancy_statistics

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Parole chiave

lavoro
internazionale
mobilità
lavoratori
labour mobility
expat
espatrio
expatriation
scala di misura
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