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L’evoluzione del linguaggio e della comunicazione, rivalutare gli aspetti culturali?

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Canino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Francesco Ferretti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

Il linguaggio è una conoscenza che la maggior parte di noi acquisisce e sviluppa durante l’infanzia, una caratteristica che ci distingue dalle altre specie animali, un pezzo unico della nostra storia.
Per spiegare l’evoluzione del linguaggio dobbiamo avere una visione completa di esso. La nostra evoluzione è stata un importante sostegno al linguaggio, poiché a partire da una forma di comunicazione semplice e gestuale si è giunti a sistemi di riproduzione più complessi.
Molti studiosi di cui parleremo nel corso della tesi sono d’accordo sul fatto che prima della comparsa del linguaggio ci furono dei pre-adattamenti.
Uno dei più dibattuti è l’uso dei simboli. In questo contesto, la comunicazione simbolica è tipicamente intesa come capacità di collegare i suoni o gesti arbitrariamente a concetti e/o percezioni specifiche, in particolare ai fini della comunicazione. Anche se ci sono delle prove che i primati non umani hanno una certa capacità, anche se limitata, nell’uso di sequenze di simboli arbitrari, vi è un notevole dibattito sulla possibilità che utilizzino questi simboli per indicare le cose in natura. Pertanto, l'uso di complesse sequenze di simboli che si riferiscono a oggetti e situazioni può essere una capacità unicamente umana. Un altro pre-adattamento fondamentale in senso biologico che ci ha dato modo di parlare è stato lo sviluppo dell’apparato fonatorio. L’evoluzione del linguaggio è analizzata da studi sul cambiamento delle lingue nel corso del tempo, studi biologici e infine culturali.
In questo percorso, in cui l’evoluzione del linguaggio è il nostro punto di partenza, analizzeremo come tante discipline abbiano fornito dettagliate spiegazioni a riguardo, ma una su tutte è quella che nei giorni nostri è maggiormente studiata come necessario passaggio a una comunicazione vera e propria: stiamo parlando di quella culturale.
Uno dei più grandi linguisti e intellettuali viventi, Noam Chomsky, sostiene che il linguaggio sia innato e non abbia a che fare con teorie evoluzionistiche o culturali. Egli è il padre della Grammatica Universale, una grammatica condivisa da tutte le lingue, e ritiene che il linguaggio non contempli nessuna relazione esterna. Ma siamo sicuri che sia tutto qui?
Chomsky tralascia molti aspetti che invece noi amplieremo. L’idea recentissima dei sostenitori culturali è che la nostra mente, composta da numerosi sistemi cognitivi, sia frutto della selezione naturale. Il nostro obiettivo è di dimostrare che evoluzione e diffusione culturale sono avanzate di pari passo e solo in questo modo si è sviluppato il linguaggio, inteso come artefatto culturale. Esso, come vedremo più avanti, ha una struttura combinatoria e compositiva, diversa da una lingua all’altra.
Un’ipotesi avanzata in questi studi è che la combinatorialità emerga attraverso la trasmissione culturale favorendo la semplicità. La nostra specie può costruire segnali nuovi velocemente, utilizzando suoni per formare significati, e morfemi e parole che sono a loro volta combinati ricorsivamente. Tutto ciò viene discusso grazie alle innovative ricerche effettuate da Simon Kirby e dal suo team del LEC (Language Evolution Centre) presso The University of Edinburgh, uno dei centri più all’avanguardia per la ricerca sul linguaggio, situato nel cuore della Scozia.
Kirby concentra la sua ricerca sui nuovi modi di comprensione del linguaggio attraverso la trasmissione biologica e culturale negli esseri umani. La ricerca verterà sui nuovi modelli sperimentali di acquisizione del linguaggio, e nello specifico si analizzerà l’impatto che questi hanno avuto sulle teorie del linguaggio.

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5 Introduzione «Quello che molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell'ippocampo, che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni a oggi, e non differisce molto tra l'homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l'australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell'ambiente e degli aggressori. L'altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. E' nato con il linguaggio e in 150mila anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura». (Rita Levi Montalcini, La Repubblica, 2009) E’ con questa citazione di Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel per la medicina nel 1986, che iniziamo lo sviluppo di questa tesi sulle varie teorie sull’origine del linguaggio. Il linguaggio è una conoscenza che la maggior parte di noi acquisisce e sviluppa durante l’infanzia, una caratteristica che ci distingue dalle altre specie animali, un pezzo unico della nostra storia. Per spiegare l’evoluzione del linguaggio dobbiamo avere una visione completa di esso. La nostra evoluzione è stata un importante sostegno al linguaggio, poiché a partire da una forma di comunicazione semplice e gestuale si è giunti a sistemi di riproduzione più complessi. Molti studiosi di cui parleremo nel corso della tesi sono d’accordo sul fatto che prima della comparsa del linguaggio ci furono dei pre-adattamenti. Uno dei più dibattuti è l’uso dei simboli. In questo contesto, la comunicazione simbolica è tipicamente intesa come capacità di collegare i suoni o gesti arbitrariamente a concetti e/o percezioni specifiche, in particolare ai fini della comunicazione. Anche se ci sono delle prove che i primati non umani hanno una certa capacità, anche se limitata, nell’uso di sequenze di simboli arbitrari, vi è un notevole dibattito sulla possibilità che

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