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Eco Street Art, la pubblicità a servizio dell'ambiente

Informazioni tesi

  Autore: Alex Marchi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Comunicazione ed Economia
  Corso: Pubblicità, Editoria e Creatività d'Impresa
  Relatore: Maurizio Mercurio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

Il primo elemento a meritare una spiegazione e forse anche una giustificazione, è il titolo di questa tesi : Eco Street Art, la pubblicità a servizio dell'ambiente. L'idea nasce sostanzialmente dalla voglia avvertita durante le ricerche del materiale di proporre, o per meglio dire divulgare, una forma di comunicazione aziendale non convenzionale che utilizzi tecniche di ultimissima generazione eco-ambientali derivanti dalla Street Art. In pratica, una pubblicità fuori dall'ordinario non solo ad impatto zero sull'ambiente, bensì anche in grado di sollevare nel passante, o consumatore di riferimento, una riflessione verso quella che è la crisi a mio parere più delicata dell'intera storia dell'uomo: la crisi ambientale. Attraverso la sua impronta artistica, la sua immediatezza, il suo coinvolgimento empatico delle persone, la Street Art pubblicitaria è infatti in grado, nella sua forma eco-friendly, di promuovere il brand di riferimento sollevando al contempo emozioni a favore della difesa dell'ambiente. Per arrivare a trattare l'obiettivo appena descritto, la tesi dovrà però prima articolare, analizzare e discutere varie tematiche. Si partirà così dalle origini più remote della Street Art , passando attraverso il suo boom negli anni Settanta approdando poi alle tecniche più conosciute oggigiorno. Al contempo, verranno fatti conoscere i suoi principali esponenti , dai promotori Haring e Basquiat di fine Novecento sino ai più famosi dei nostri tempi quali Space Invaders, Blu, Obey ed ovviamente quello ritenuto il genio massimo della Street Art contemporanea: Banksy. Avanzando nel suo sviluppo tratteremo quindi il rapporto attuale tra Street Art e pubblicità, sempre più stretto e collaborativo, responsabile di opere mozzafiato a cielo aperto, riportando pensieri prettamente personali ed esempi concreti sparsi in tutto il mondo. Avvicinandoci così alla parte finale della ricerca, il penultimo capitolo tratterà brevemente l'attuale crisi ambientale e con essa accenni alla “decrescita felice”, una delle proposte concrete in sostegno al nostro pianeta; questo lo si farà con l'intento di stimolare la ricerca di forme innovative e non invasive di comunicazione aziendale. Infine quindi si chiuderà il cerchio con la descrizione di quella che ho definito appunto Eco Street Art , elencandone tecniche, esempi, casi concreti di supporto a vari brand, concludendo il tutto con un caso aziendale: la Green Graffiti, l'unica agenzia di comunicazione in Italia ad abbracciare logiche pubblicitarie derivanti dalla Street Art eco-sostenibile.

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II. LA STREET ART DIVENTA RIBELLE 2.1 Controcultura su muro Dopo aver creato un cappello introduttivo riguardante i collegamenti tra la Street Art di oggi e le sue origini più remote, si passerà ora agli utilizzi principali di questa forma d 'arte negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, decadi che hanno sancito, saltellando da un continente e all'altro la sua presenza,diffusa dai vari artisti nelle metropoli e, allo stesso tempo, ricercata dalla gente comune. Prima di passare a questo argomento però, mi sembra doveroso fornire alcune precisazioni e quindi articolare il percorso designato per tale ricerca in quanto, a monte, trattasi pur sempre di un elaborato non sull'arte o la sua storia, né tanto meno su correnti sociali, politiche o addirittura antropologiche; il tema al quale si vorrà arrivare sarà la pubblicità: le sue relazioni spigolose con la Street Art ieri, il suo poter diventare Street Art eticamente corretta oggi. A partire dagli inizi del '900 fino ai primi anni del XXI secolo infatti, la Street Art la potremmo associare perfettamente alla definizione di “controcultura su muro” (Doghera 2015). Se negli altri paesi è sicuramente per lo meno degno di nota il Muralismo internazionale degli anni Venti e Trenta, su tutti quello messicano per la sua carica rivoluzionaria, nel bel paese bisognerà aspettare sino agli anni della contestazione affinché la Street Art abbracci la sua funzione più duratura. In Italia, ad eccezione degli anni Venti nei quali anche il fascismo utilizzò forme di Street Art come mezzo di propaganda (troppo sporadiche ed effimere per poter però creare un allacciamento forte tra la dittatura e la Street Art, escluso il caso del manifesto, usato in maniera copiosa anche dalle autorità), sono infatti gli anni Sessanta-Settanta che conclamano le sue rappresentazioni maggiormente influenti, battezzando così un gemellaggio “per ora e per sempre” tra Street Art e protesta. Questo concetto vale però non solo per L'Italia, in quanto la controcultura internazionale del decennio 1967-1977 rappresenta un capitolo fondamentale nel divenire neoavanguardie artistiche del secondo Novecento e della comunicazione visiva generale: dieci anni caratterizzati da un assoluto vitalismo, fortemente festoso e collettivo, capace di fondere il ludico con il politico e di porre le basi per un'idea di arte “sgerarchizzata”, diffusa e spesso anonima, utopisticamente svincolata da musei, gallerie, mercanti; “[...] gli anni della contestazione rappresentano una cerniera con alcune questioni analizzate in precedenza, dalle scritte su muro alla pittura 10

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