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Il linguaggio politico dopo la “Primavera Araba” in Tunisia, Giordania & Siria

Informazioni tesi

  Autore: Marco Marra
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Paola Attolino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

I moti rivoluzionari che hanno infuocato le strade di gran parte del mondo arabo ed islamico, passati alla storia come “Primavera Araba”, hanno avuto un ruolo nevralgico nella costituzione dell’attuale assetto geopolitico del Maghreb e del Mashreq, conducendo tali realtà innanzi ad un bivio: l’evoluzione o il regresso. La storica decisione innanzi ai moti rivoluzionari di tre stati, Tunisia, Giordania & Siria sarà esaminata, all’interno di questa ricerca, attraverso l’analisi linguistica dei discorsi dei propri leader politici. Una ricerca che ha come primo obiettivo quello di mostrare le diverse sfaccettature politiche e sociali, di un territorio che – erroneamente – dai più in occidente è considerato figlio di una stessa base sociale e storica.
Ad oggi – ottobre 2015 – la situazione di questa fetta di globo è raffigurata da realtà statali a diverse velocità. La graduale evoluzione della Tunisia, accompagnata dalla compagine governativa del post Ben Ali, sono riuscite a far sì che il paese maghrebino divenisse modello per l’intera area. La situazione attuale, invece, della Giordania mi ha permesso di rappresentarla come una terra di mezzo; infatti, il percorso di modernizzazione mai concluso della monarchia costituzionale, si rivela un freno inibitorio alla naturale evoluzione del paese. Il re, figlio di due mondi – quello anglosassone e quello arabo – ha dimostrato attraverso le sue parole e la sua condotta nella politica interna, una duplice identità che mal si è sposata con il contesto già precario lasciato dalla rivoluzione giordana del 2011. In ultimo, l’antitesi al modello tunisino è stato rappresentato dalla Siria; crogiuolo etnico nonché paese dall’importanza economica e storica unica nel suo contesto, è risultata essere la dimostrazione perfetta della nazione che non ha saputo vincere la propria scommessa con la storia. Sconfitta da attribuire unicamente al modello governativo di Assad. La politica dittatoriale dell’autocrate siriano sarà sviscerata all’interno della ricerca attraverso l’analisi di due discorsi – in due momenti storici diversi -, trovando non poche somiglianze con autocrati del passato.

L’intero corpus della ricerca è stato concepito attraverso l’uso di testi che sono risultati essere delle vere e proprie pietre miliari della discourse analysis, accompagnati da un’attenta ricerca online di fonti scritte, audio e visive esclusivamente in lingua inglese.
Il linguaggio politico dei leader, legato alla propria personalità – protagonisti indiscussi dell’intero corpus dell’indagine -, dimostreranno di essere figli del contesto sociale in cui sono nati, confermando una delle teorie basilari della discourse analysis. Un risultato questo, che si accompagnerà alla scoperta di quanto territori religiosamente e geograficamente vicini, siano diversi tra loro ed esempio ne saranno le diverse risposte – poste in essere dell’esecutivo – ai bisogni affermati, urlati e cantati dalla popolazione scesa in piazza tra il 2010 e il 2011

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7 Introduzione Il tema di ricerca alla base di questa tesi è l’analisi dell’evoluzione del linguaggio politico in tre paesi del mondo arabo (Tunisia, Giordania e Siria) a cavallo tra il 2011 e il 2015, ovvero tra lo scoppio e il periodo post primavere arabe, accompagnato dall’inasprirsi del fanatismo religioso. Le sommosse popolari che hanno sferzato via lo status quo di alcuni paesi dell’area araba, a cavallo tra il 2010 e il 2012, sono passate alla storia come Primavera Araba. Il fenomeno è stato circoscritto in un’area geografica ben definita che va dal Marocco alla Penisola Arabica, infuocando, tuttavia, anche realtà di fede islamica a sud del Sahara. Le richieste del popolo - per la maggioranza giovani - hanno fatto sentire la loro eco in tutto il mondo. La classe politica di questi paesi, anacronistica e poco avvezza ai cambiamenti, è stata per la prima volta duramente contestata dai suoi stessi “figli” al suono di richieste quali libertà, parità tra i sessi, lavoro e democrazia. Il mondo arabo dopo essere stato - per troppi anni - pedina dell’occidente e delle congiunture storiche, finalmente ha vissuto la sua rivoluzione ed il suo – tanto atteso - cambiamento. Come l’Europa e le Americhe qualche secolo prima, è sembrato arrivare il momento della trasformazione anche per queste regioni. Come la primavera modifica totalmente i paesaggi naturali donandogli colore, ricchezza, luce e speranza così il mondo arabo si preparava ad allontanare da sé il grigiore del passato. Tuttavia, il fardello delle passate ingiustizie, dei colonialismi asfissianti di un passato non troppo lontano, del fanatismo religioso - occulto, ma sempre presente e pericoloso, capace di forgiare la mente di giovani ragazzi abbandonati a sé stessi in criminali idonei nel compiere stragi di innocenti in nome di Dio - ha reso tale percorso ancor più difficile. Vedremo all’interno di questa ricerca - analizzando i discorsi della classe politica ante e post primavera araba - come alcuni stati, ad esempio la Tunisia, siano riusciti

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Parole chiave

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