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Trattamento dietetico nella sindrome dell'intestino irritabile

Informazioni tesi

  Autore: Serena Tomaino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Scienza della Nutrizione
  Relatore: Edoardo Benedetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

I disturbi funzionali gastrointestinali FGID (Functional Gastro Intestinal Disorders) sono disordini in genere cronici che possono colpire qualsiasi tratto dell’apparato digerente. Non si associano ad una causa organica identificabile con test diagnostici e sono diffusi a livello generale. Comportano spesso compromissione della qualità della vita, perdita di giornate lavorative e notevoli costi sia a livello sociale sia per i servizi sanitari dei vari Paesi.
Uno dei principali disturbi funzionali gastrointestinali è la sindrome dell’intestino irritabile IBS (Irritable Bowel Syndrome) che ha una elevata prevalenza nella popolazione globale.
La ricerca nel campo scientifico e clinico nel corso degli ultimi dieci anni ha fornito nuove informazioni sull’epidemiologia, eziologia, fisiopatologia, diagnosi e trattamento di questo disturbo.
Si è scoperto di recente come l’alimentazione possa rappresentare una concausa dei sintomi dell’IBS.
I disagi della sindrome dell’intestino irritabile si confondono con quelli che si riscontrano nelle intolleranze alimentari. Queste ultime sono reazioni avverse agli alimenti di tipo non immunologico di cui quella al lattosio è la più diffusa.
A tutt’oggi non esiste una cura definitiva per i disturbi funzionali intestinali. Da alcuni studi è infatti emerso che poco più del 25% dei pazienti trae benefici dai trattamenti farmacologici.
Dagli inizi del secolo l’attenzione è stata rivolta ad una dieta a basso contenuto di FODMAP, acronimo di lingua inglese che individua una categoria di carboidrati (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) che sembra essere in grado di alleviare i sintomi in un’alta percentuale delle persone affette da IBS e da intolleranze alimentari.
Questo approccio dietetico sembrerebbe essere utile anche nei soggetti affetti dalla sensibilità al glutine non celiaca, sindrome gastrointestinale caratterizzata da una reazione avversa al glutine.

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1 INTRODUZIONE I disturbi funzionali gastrointestinali FGID (Functional Gastro Intestinal Disorders) sono disordini in genere cronici che possono colpire qualsiasi tratto dell’apparato digerente. Non si associano ad una causa organica identificabile con test diagnostici e sono diffusi a livello generale. Comportano spesso compromissione della qualità della vita, perdita di giornate lavorative e notevoli costi sia a livello sociale sia per i servizi sanitari dei vari Paesi. Uno dei principali disturbi funzionali gastrointestinali è la sindrome dell’intestino irritabile IBS (Irritable Bowel Syndrome) che ha una elevata prevalenza nella popolazione globale. La ricerca nel campo scientifico e clinico nel corso degli ultimi dieci anni ha fornito nuove informazioni sull’epidemiologia, eziologia, fisiopatologia, diagnosi e trattamento di questo disturbo. Si è scoperto di recente come l’alimentazione possa rappresentare una concausa dei sintomi dell’IBS. I disagi della sindrome dell’intestino irritabile si confondono con quelli che si riscontrano nelle intolleranze alimentari. Queste ultime sono reazioni avverse agli alimenti di tipo non immunologico di cui quella al lattosio è la più diffusa. A tutt’oggi non esiste una cura definitiva per i disturbi funzionali intestinali. Da alcuni studi è infatti emerso che poco più del 25% dei pazienti trae benefici dai trattamenti farmacologici. Dagli inizi del secolo l’attenzione è stata rivolta ad una dieta a basso contenuto di FODMAP, acronimo di lingua inglese che individua una categoria di carboidrati (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili) che sembra essere in

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