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Anoressia: dall'immagine corporea all'eterodirezione

Informazioni tesi

  Autore: Gilda Romano
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Psicoterapia cognitiva post-razionalista
Anno: 2008
Docente/Relatore: Giampiero Arciero
Istituito da: IPRA - Istituto di Psicologia e Psicoterapia Cognitiva Post-Razionalista
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

Il disturbo dell’immagine corporea è un argomento controverso e dibattuto nella letteratura sui disturbi alimentari. La Bruch per prima affermò che “il disturbo della percezione della propria mole sia segno patognomonico dell’anoressia mentale”. Da quel momento si sono succedute negli anni ricerche che confermavano la presenza di tale alterazione in tutti i disturbi alimentari, mentre altri studi hanno mostrato come l’insoddisfazione corporea (concetto che ha lentamente sostituito quello di disturbo dell’immagine corporea) sia un fattore comune a tutte le donne, anche non appartenenti a popolazioni cliniche. Abbandonando il piano percettivo e rappresentazionale, si parlerà dei DCA in termini di identità, approfondendo le caratteristiche dell’epoca postmoderna che vede il dilagare di questi disturbi. Si parlerà, quindi, di una nuova modalità di costruzione dell’identità che caratterizza quest’epoca, basata sulla sintonizzazione sull’Altro per giungere a sé (eterodirezione).
Infine verrà accennata una nuova lettura dei disturbi alimentari che, mettendo da parte il corpo-immagine così come è stato considerato da tutte le teorie precedenti, propone, invece, il ruolo del corpo come altro-da-sé, come alterità cui opporsi per sentirsi. Si concluderà con una riflessione sui test attualmente utilizzati per valutare il disturbo dell’immagine corporea e sulla possibilità di rivederli alla luce della nuova prospettiva proposte.

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10 2. I DISTURBI ALIMENTARI SONO DISTURBI DELL’IMMAGINE CORPOREA? 2.1. TEORIE PSICOANALITICHE Nella letteratura psicologica il tema del corpo ha assunto una serie di significati diversificati che dipendono dalle teorie e modelli di riferimento adottati: lo schema corporeo, l'immagine corporea, l'Io corporeo, il corpo vissuto, il corpo fantasmato, sono stati oggetto di studio di specifiche correnti all’interno della teoria psicoanalitica. Le ricerche psicoanalitiche sulle prime relazioni madre-bambino hanno prestato attenzione ai vissuti corporei primari del bambino rilevando l'importanza della vita pulsionale, delle zone erogene del corpo, delle fantasie relative al proprio e altrui corpo. L’ipotesi proposta è che l’immagine corporea si costruisca nel tempo, all’interno di una relazione significativa, e attraversando le varie fasi dello sviluppo libidico. La vita emotiva sembra giocare un ruolo importante nella strutturazione del modello posturale del corpo tanto da modificare il valore relativo e la chiarezza delle singole parti dell’immagine corporea a seconda delle tendenze libidiche. Si ritiene che l’unità emotiva del corpo possa essere mantenuta soltanto quando si è arrivati al complesso di Edipo e si sono sviluppati i rapporti oggettuali. All’interno dell’approccio psicodinamico, il disturbo dell’immagine corporea venne considerato per la prima volta dalla Bruch (1962) come il segno patognomonico dell’anoressia mentale primaria, che ella definì come “un disordine di proporzioni deliranti della body image e del body concept”. Secondo la Bruch, nell’anoressia si crea una sfasatura tra l’immagine corporea reale e l’immagine corporea percepita. Le anoressiche hanno infatti la percezione illusoria di essere grasse, anche se non lo sono affatto e, paradossalmente, tale convinzione si accentua con l’aggravarsi dello stato di denutrizione. La studiosa afferma che il recupero di un’immagine corporea adeguata e di una corretta modalità percettiva e cognitiva nei confronti degli stimoli corporei è assolutamente basilare ai fini di un reale progresso terapeutico. Le teorie della Bruch hanno esercitato una notevole influenza anche sulla costruzione di test

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