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L'orizzonte etico schopenhaueriano. Confronto critico tra la morale di Arthur Schopenhauer e la fondazione etica kantiana

Schopenhauer è un filosofo avvolgente, persuasivo, affascinante, capace di portare all'interno del suo pensiero, delle sue idee, nella sua “interiorità”. Non è un autore che si rivolge a coloro che leggono per distrarsi o per trovar riposo, ma è un filosofo destinato a chi ha ancora qualcosa da decidere, sulla sua vita e sul suo atteggiamento dinnanzi al mondo e alla cultura. Se la filosofia deve discendere da una visione universale della vita, se deve, quanto più è possibile, assomigliare alla vita, allora Schopenhauer è l'ultimo filosofo che non usurpa questo nome. Assumendolo come maestro impareremo qualcosa sul conto della vita e riusciremo a ritrovare noi stessi, scavando in profondità per discendere con violenza nel pozzo del nostro essere.
Sono occorsi decenni per delineare un quadro non semplicistico del pensiero schopenhaueriano, dal momento che, all'inizio, egli venne considerato semplicemente uno dei tanti glossatori di Kant e il disinteresse del pubblico colto, unito all'emarginazione dal dibattito filosofico, ne segnarono il destino. Bisogna tuttavia tenere conto che solo dopo il 1851 egli divenne uno dei filosofi più letti ed influenti dell'epoca, specialmente al di fuori delle facoltà di filosofia. Scrittori, artisti, musicisti e scienziati trovarono nei suoi testi alcuni spunti ed illuminazioni che si tradussero in opere d'arte, scoperte e visioni del mondo, ma soprattutto furono numerosi i semplici lettori in tutti gli strati sociali. Negli scritti a lui dedicati, proliferarono gli studi che tendevano alla glorificazione del grande filosofo, all'esaltazione della parola di verità che finalmente si rivelava e si imponeva, anche se negli ultimi anni la situazione è mutata in modo significativo. Schopenhauer è diventato oggetto di analisi storiche, di ricerca delle fonti, di studi che mettono in rilievo il contesto, perciò l'immagine per lo più diffusa, anche presso la comunità accademica, è quella dell'anti-Hegel, dell'educatore di Nietzsche, dell'autore di una filosofia prèt-à-porter geniale, ma un po' semplicistica, dal momento che le indagini storiche faticano a scalfire le sedimentazioni che si sono stratificate nel corso dei decenni. Lo stile schopenhaueriano è impeccabile e la chiarezza della sua esposizione è cristallina, ma questo non deve essere inteso come assenza di problematicità. E' questo un modo di parlare schietto, rude, amichevole, davanti a una persona che ascolta con amore: scrittori del genere ci mancano. Schopenhauer si dimostra onesto anche come scrittore, come pochi lo sono, dal momento che parla e scrive a se stesso e per se stesso, ma sceglie di essere immodesto, giudicando la modestia una sorta di obbligazione ipocrita che il genio deve pagare all'incomprensione dei contemporanei.
Senza una lettura diacronica ed il confronto con il contesto culturale, il pensiero di Schopenhauer risulta cristallizzato e l'indagine storica risulta manchevole e molto superficiale. “Ecco che cosa può essere Schopenhauer per noi, dopo Kant: la guida cioè che conduce fuori dalla caverna dell'abbattimento scettico o della rinuncia critica, in alto verso le cime della contemplazione tragica, il cielo notturno con le sue stelle infinitamente sopra di noi, e che ha condotto se stesso, per primo, su questo cammino”.

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Premessa: “Io sono uno di quei lettori di Schopenhauer che, dopo averne letto la prima pagina, sanno con certezza che le leggeranno tutte e ascolteranno ogni parola che egli abbia mai detto...la mia fiducia in lui fu immediata”. F. Nietzsche, Schopenhauer come educatore, p.13. Penso che questa profondissima frase di Nietzsche racchiuda un po' anche il mio pensiero; Schopenhauer è un filosofo avvolgente, persuasivo, affascinante, capace di portare all'interno del suo pensiero, delle sue idee, nella sua “interiorità”. Non è un autore che si rivolge a coloro che leggono per distrarsi o per trovar riposo, ma è un filosofo destinato a chi ha ancora qualcosa da decidere, sulla sua vita e sul suo atteggiamento dinnanzi al mondo e alla cultura. Se la filosofia deve discendere da una visione universale della vita, se deve, quanto più è possibile, assomigliare alla vita, allora Schopenhauer è l'ultimo filosofo che non usurpa questo nome. Assumendolo come maestro impareremo qualcosa sul conto della vita e riusciremo a ritrovare noi stessi, scavando in profondità per discendere con violenza nel pozzo del nostro essere. “I tuoi veri educatori e plasmatori ti rivelano quale è il vero senso originario e la materia fondamentale del tuo essere, qualche cosa di assolutamente ineducabile e implasmabile, ma in ogni caso difficilmente accessibile, impacciato, paralizzato: i tuoi educatori non possono essere niente altro che i tuoi liberatori”. 1 Sono occorsi decenni per delineare un quadro non semplicistico del pensiero schopenhaueriano, dal 1 F. Nietzsche, Schopenhauer come educatore, Adelphi 2009, cit., p.7. 8

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Manuela Margnini Contatta »

Composta da 96 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 151 click dal 13/07/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.