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Il colonialismo italiano in Africa: l'esperienza di Giuseppe Maria Giulietti

Questo progetto è nato in seguito ad un primo approccio con la vita di Giuseppe Maria Giulietti, personaggio chiave della tragica esperienza coloniale italiana.
È chiaramente stata necessaria la stesura di un background storico per permettere una maggiore comprensione della situazione storico-politica dell’Italia nella seconda metà dell’Ottocento, argomento di cui mi sono occupato attraverso la lettura di testi specifici redatti da esperti come Angelo Del Boca e Nicola Labanca. Il periodo che è stato quindi preso in considerazione in questo testo concerne la fase iniziale del colonialismo italiano, che ebbe il suo inizio negli anni Sessanta dell’Ottocento e che portò alla proclamazione ufficiale del controllo italiano sul territorio della baia di Assab nel 1882 dopo un lunghissima gestazione che aveva visto Raffaele Rubattino, un celebre imprenditore genovese dell’epoca, gestire l’area come prestanome per il governo per oltre un decennio.
All’interno di quest’epoca di profondi cambiamenti, la figura di Giulietti seppe cavalcare l’onda dei tempi e reinventarsi pioniere dell’espansione italiana dopo aver aiutato il Paese a raggiungere l’Unità lottando dapprima tra le fila garibaldine in Trentino, e facendo poi leva sui propri contatti tra le alte fila di governo ed altre amicizie potenti che gli permisero di farsi strada tra i tanti che cercavano di trovare la propria strada nella nuova Italia unita.
Nonostante fosse approdato in Africa senza la dovuta preparazione e senza aver mai verificato di essere particolarmente portato per l’esplorazione, Giulietti si dimostrò essere un finissimo osservatore della realtà che lo circondava, attitudine che lo portò a stendere relazioni e articoli dettagliatissimi sulle proprie esperienze nei lunghissimi mesi di permanenza nei territori dell’Africa Orientale, luogo dove incontrò tragicamente la morte in seguito ad alcuni screzi con una tribù locale, probabilmente anche accentuati dal carattere per niente docile del Giulietti. A prova inconfutabile della dedizione e dell’accuratezza con cui egli svolse il proprio lavoro, ho trascritto in Appendice alla mia tesi i testi originali da lui pubblicati nelle riviste geografiche del tempo e le sue memorie, divulgate postume dalla sorella.

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5 Capitolo 1 L’Italia ed il colonialismo La seconda metà del XIX secolo rappresentò per l’Italia un’epoca di profondi cambiamenti: fu infatti solo dal 1861 che si poté parlare di “Italia” come nazione in senso stretto, poiché fino a poco tempo prima la penisola italiana era costellata di diversi Stati, più o meno grandi, controllati per lo più dalle autorevoli potenze straniere. La formazione dell’Italia alla vigilia dell’unità non poteva essere più frammentaria: se la parte occidentale del settentrione (con l’aggiunta della Sardegna) era sotto il comando dei Savoia, la parte più orientale era riunita nel “Regno Lombardo-Veneto”, di fatto un protettorato austriaco; al centro la composizione si presentava ancor più divisa, con i due territori indipendenti del Ducato di Parma e del Ducato di Modena, attorniati dal più grande Granducato di Toscana e dall’intoccabile Stato Pontificio, all’epoca sottoposto alla guida di Papa Pio IX; al Sud la situazione invece sembrava essere meno complicata, essendo tutta l’area sottoposta al controllo del “Regno delle Due Sicilie” della famiglia Borbone. Una volta terminata l’impresa di unificazione del territorio, all’appena instaurato Governo della Destra Storica furono assegnati numerosissimi compiti ed i problemi da risolvere non erano del tutto indifferenti. L’eredità ricevuta dal passato problematico del Paese non era delle più rosee: si è a lungo dibattuto sul fatto che le grandi città del Nord e le vecchie capitali si mostrassero al passo dell’epoca moderna, mentre il Meridione restava una zona estremamente rurale ed arretrata dal punto di vista tecnologico, anche se le ricerche più recenti tendono a smentire questa ipotesi. Mentre l’industrializzazione prendeva sempre più piede in città come Milano, Torino e Genova, le campagne del Sud non accennavano ad una crescita, dilaniate anche del fenomeno conosciuto come “brigantaggio”, col quale la popolazione si mobilitò per protestare contro le mancate riforme attese dal Governo, che aveva promesso di riportare equilibrio tra le situazioni economiche delle diverse aree del Belpaese. L’analfabetismo era un’altra delle questioni più urgenti che il Governo fu chiamato ad affrontare, ma l’enorme buco di bilancio non permise una rapida ed efficace applicazione delle leggi che stabilirono una seppur minima istruzione obbligatoria. Proprio per far fronte ai debiti in cui lo Stato versava già al momento della sua nascita, furono aggiunte imposte sul macinato, che colpirono soprattutto i ceti meno abbienti, fomentando il malcontento tra la popolazione.

Laurea liv.I

Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale

Autore: Simone Sicilia Contatta »

Composta da 80 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.