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"La fine del mondo" di Ernesto De Martino: il problema delle apocalissi

La tesi è rivolta all'opera postuma dell'antropologo napoletano Ernesto De Martino indirizzata al tema delle apocalissi: religiose, psicopatologiche, letterarie, post-coloniali, politiche, filosofiche. Opera invero non realizzata in forma compiuta da De Martino, ma lasciata in forma di archivio. La tesi in modo particolare analizza i tre grandi tipi di apocalissi culturali che rappresentanto nella loro continuità i modi e il divenire della consapevolezza umana della propria storia: le apocalissi mitico-rituali (nel cui capitolo vi è soprattutto un'esposizione dei concetti-chiave di De Martino), l'apocalisse cristiana e l'apocalisse marxiana (non marziana, marxiana). Essa inoltre fornisce a margine una critica e una lettura personale degli assunti fondamentali della storiografica demartiniana in chiave logico-linguistica, incentrata sui paradossi incontrati.

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7 1 Ernesto De Martino, Il concetto di religione, in «La Nuova Italia», 20 novembre 1933. N ot a int rodut t iva A cominciamento della sua attività pubblicistica, nel 1933, un anno dopo la laurea, un giovane De Martino aveva fin da subito sposato il programma idealistico di risolvere il mito nel concetto, e quindi sostituire alla fede religiosa la fede nel pensiero: Il mito è travestimento ed abbozzo di concetto: onde ogni filosofia si sente avversa al mito e nata dal mito, nemica e figlia delle religioni. Il mito non è allegoria, perché non simboleggia una verità, ma pone senz’altro come verità una rappresentazione; e non è arte, perché «si trova in esso un’affermazione o giudizio logico, che non si trova nell’arte». Per questa affermazione che gli è propria il mito è criticabile dalla filosofia; e la filosofia deve criticarlo è risolverlo in sé, perché ciò che pretende di essere vero e proprio pensiero deve essere effettivamente pensato e quindi dissolto come mito. Per difendersi da questa dissoluzione il mitologismo si converte nel filosofismo, il mito nel dogma, e sorge la teologia: la quale poi compie il passaggio inverso e si atteggia ordinariamente a mitologia della natura. Se il mito è eterno come il pensiero, la religione dei miti è una forma storica transeunte: può essere superato come conato filosofico, così come è stata superata la filosofia platonica o la scolastica; e può morire altresì come complesso di istituti, così come oggi non sono più la «polis» e i comuni e le signorie. Può morire, surrogata dalla religione della libertà e dalla fede che dal pensiero nasce e che nel pensiero unicamente riposa. 1 È nostra convinzione che l’originale storicismo in materia religiosa sviluppato e applicato con sistematica efficacia da De Martino sia riuscito davvero a realizzare quanto da lui stesso esposto, e, in modo unico e peculiare fra tutti i metodi di studio delle religioni sorti tra Otto e Novecento, senza fare ricorso ad alcun riduzionismo atto a spiegare le religioni per ciò che non sono, cioè togliendo loro la dignità di tecniche dello spirito, nate dalla vita dello spirito e al servizio del suo interno sviluppo storico. Il nostro lavoro intende dimostrare questa riuscita concentrandosi sul problema dell’apocalittica nella riflessione dell’ultimo De Martino, attraversando le apocalissi mitico-rituali, l’apocalisse cristiana e quella marxiana per soffermarsi con particolare attenzione sul concetto- chiave dell’ et hos del trascendimento della vita nel valore intersoggettivo. Ciò consentirà di approfondire nei suoi esiti estremi il metodo storicistico che ne costituisce l’applicazione riguardo alle religioni come complesse tecniche di salvaguardia del medesimo et hos.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lucio Iacono Contatta »

Composta da 121 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 195 click dal 25/07/2017.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.