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Il diritto alla cittadinanza per i minori stranieri nati in Italia

Informazioni tesi

  Autore: Consuelo Maricchiolo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Alessandra Viviani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

La cittadinanza è sempre stata espressione della sovranità degli Stati, e definisce l'appartenenza di un individuo ad un determinato Stato in base ai criteri dello ius sanguinis che permette di attribuire la cittadinanza sulla base della discendenza familiare, e sul criterio dello ius soli che, invece, considera la nascita sul territorio. In Italia, fin dal 1912, vige il criterio dello ius sanguinis, mentre il criterio dello ius soli è presente soltanto in via residuale nel caso in cui i genitori del bambino siano ignoti o apolidi. L'attuale legge sulla cittadinanza, in vigore dal 1992, permette anche alle cosidette seconde generazioni,i figli di immigrati nati in Italia, di acquisire la cittadinanza italiana, soltanto entro un anno dal compimento della maggiore età e se dimostrano, attraverso l'atto di nascita e la relativa documentazione, come i documenti di vaccinazione o i certificati scolastici, di aver vissuto senza interruzioni nel territorio italiano. Questi ragazzi e ragazze si sentono italiani poiché sono nati e cresciuti qui, frequentando anche scuole italiane; ma l'attuale normativa non permette loro di usfruire degli stessi diritti dei coetanei perché non possono uscire dall'Italia per lunghi periodi o far ritorno nel paese d'origine dei genitori senza perdere il diritto alla cittadinanza, e non avendo la cittadinanza italiana non possono nemmeno accedere ad alcune tipologie di carriere. Inoltre, questi ragazzi sono legati, fino ai diciotto anni, al permesso di soggiorno dei genitori e, se questi perdono il lavoro o sono irregolari, anche questi ragazzi devono essere espulsi dal paese che considerano la loro patria, oppure se non ottengono la cittadinanza entro i diciannove anni devono dimostrare di avere un reddito sufficiente per rimanere in Italia. Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema sono state promosse varie campagne come l'Italia sono anch'io o il documentario 18 ius soli realizzato da un regista italo-ganese che racconta il disagio di tutti questi giovani nati e cresciuti in Italia e che legalmente sono ancora considerati stranieri nonostante si sentano italiani nella loro vita quotidiana. Anche il tribunale di Lecce, in una sentenza dell'11 marzo scorso ha affermato che sebbene l'attribuzione della cittadinanza sia a discrezione dello Stato, tutti i bambini nati in Italia e che abbiano soggiornato nel territorio nazionale fino alla maggiore età avrebbero diritto ad essere riconosciuti come cittadini italiani anche sulla base dei legami sociali affettivi e linguistici che hanno intrecciato con il nostro paese e che costituiscono vita privata e familiare ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e che sono di fatto alla base dello loro identità.

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INTRODUZIONE Il crescente afflusso di immigrati, che, negli ultimi anni sta giungendo in Italia, pone la nostra società di fronte a problematiche che assumono ogni giorno maggiore rilievo. Tra queste, vi è la necessità di un inserimento nella società delle seconde generazioni, i figli degli immigrati nati e cresciuti in Italia che domandano il riconoscimento dei loro diritti. Nell'ambito di tali rivendicazioni, la cittadinanza assume un ruolo cruciale, poiché, da sempre, è il simbolo dell'appartenenza ad una comunità e lo strumento che permette di detenere diritti specifici dei cittadini oltre che doveri. Lo scopo di questo lavoro è quello di comprendere l'importanza del valore che la cittadinanza ha assunto, nelle varie epoche storiche, nel diritto internazionale ed interno, e l'esigenza di una nuova prospettiva che essa dovrebbe assumere nell'ambito di un mondo sempre più globalizzato. Nel primo capitolo si analizzeranno le diverse accezioni che il termine cittadinanza ha avuto nelle varie epoche storiche; dai greci, dove essa era considerata un diritto che poteva essere esercitato solo da alcune classi sociali, ai romani, in cui lo status civitatis distingueva i cives dai peregrini. Nel Medioevo, invece, si parla di sudditanza al sovrano, ma è solo con la Rivoluzione francese che ogni discriminazione sociale si estingue e la cittadinanza acquista un carattere di universalità che manterrà fino ad oggi. 3

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Parole chiave

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