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La politica europea di vicinato. Siria e Ucraina in prospettiva comparata

Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Rezk
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Barbara  Pisciotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

All'indomani del grande allargamento del 2004, i policy maker europei ritennero di dover elaborare una politica strategica rivolta ai paesi orientali appartenenti allo spazio post-sovietico, che da allora divennero i nuovi "vicini" dell'UE. La PEV fu lanciata nel marzo del 2003 per mezzo della comunicazione della Commissione europea indirizzata al Consiglio e al Parlamento, "Wider Europe – Neighbourhood". Lo scopo intrinseco alla comunicazione perseguito da Bruxelles era quello di offrire agli Stati vicini assistenza finanziaria e l'accesso privilegiato al mercato interno europeo, in cambio dei quali ai paesi destinatari fu chiesta l'attuazione di riforme politiche ed economiche che garantissero la sicurezza regionale delle aree interessate. La scelta dei decisori europei fu quella di inquadrare in una cornice unica le relazioni con i paesi orientali e con quelli collocati sulla sponda meridionale del Mediterraneo.
Nel giugno del 2004 fu stabilito di includere nella PEV anche i paesi del Caucaso meridionale, coinvolgendo così un totale di 16 paesi. Prima di passare in rassegna i contenuti e gli strumenti sottesi a tale umbrella policy, nell'elaborato si considera opportuno tracciare un breve profilo storico-politico dell'azione esterna europea, limitatamente al percorso che ha condotto alla nascita della politica estera e di sicurezza europea (PESC) e al lancio della PEV.

Il primo capitolo è dedicato all'indagine della genesi della politica estera europea, prima sotto un profilo interno, ovvero con riferimento alla storia dell'integrazione europea in tale settore; poi, la stessa indagine è orientata allo studio della proiezione esterna della politica europea, cioè all'esame dell'identità europea nelle relazioni internazionali ricercata a partire dal secondo dopoguerra in poi.

Dopo aver esaminato gli aspetti storici, il secondo capitolo si propone di rispondere ad alcune domande relative ai principi che hanno ispirato la costruzione europea e il comportamento dell'UE verso gli altri attori internazionali. Sono state analizzate le teorie delle relazioni internazionali e delle varie scuole per comprendere meglio il concetto di potenza. La nozione di normative power, coniata da Ian Manners, postula che l'UE eserciti un potere non coercitivo basato sull'esportazione e la diffusione di norme, e che esso sfugga alle definizioni di "Stato" o di "internazionale". Da questo assunto si è voluto prendere le mosse per definire l'UE quale potenza civile e normativa a contrario: essa può definirsi tale in quanto non è una potenza militare. Pur prendendo parte a operazioni militari in molti teatri internazionali, e pur avendo avviato un percorso di integrazione nel settore della difesa con la PESD (poi PSDC), essa è priva di un esercito, o meglio di forze armate comuni; si ritiene che quest'ultimo sia un elemento essenziale per definire potenza militare un attore internazionale.

Nel terzo capitolo si è inteso tracciare un breve excursus della PEV; ci si è soffermati sulla dimensione regionale e sulle due piattaforme istituite in base alle specificità regionali, ovvero il Partenariato orientale e l'Unione per il Mediterraneo. Entrambi i progetti hanno rilanciato le relazioni tra l'UE e i suoi Stati membri e i paesi partner, attraverso una serie di politiche regionali e sub-regionali in diversi ambiti: economia (con particolare riferimento all'istituzione delle aree di libero scambio), ambiente, energia, sanità, migrazione, cultura e affari sociali. È stata approfondita, inoltre, la questione dei rapporti tra l'UE e la Federazione russa alla luce dell'"invasione di campo" attuata dalla prima e percepita come tale dalla seconda, la quale considera i paesi orientali ancora appartenenti al proprio cono d'ombra. Infine si è cercato di mettere in evidenza i risultati conseguiti attraverso l'implementazione delle politiche di Bruxelles e di porre attenzione agli ultimi sviluppi della PEV.

Nel quarto e ultimo capitolo del lavoro ci si è occupati del riscontro empirico dell'azione esterna dell'UE. In questo spazio è stato esaminato il ruolo svolto dall'Unione in due specifici paesi appartenenti alla regione orientale e meridionale, Ucraina e Siria, entrambi colpiti da guerre civili interne che hanno implicato conseguenze sul piano internazionale. L'obiettivo finale è stato quello di constatare il livello di effettività dei buoni propositi stabiliti dalla PEV confacenti all'identità europea nelle relazioni internazionali. In altre parole, si è cercato di capire se fattivamente l'UE sia stata in grado di sostenere i processi di riforma interni ai paesi destinatari, se abbia influenzato in qualche modo il cammino di questi paesi verso la democratizzazione e l'apertura dei mercati, se essa possa ergersi a valido interlocutore per le parti coinvolte per operare in qualità di mediatore, o eventualmente di "risolutore" dei conflitti, e da ultimo, se tutto ciò non si sia scontrato e non si scontri con le singole politiche estere nazionali.

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9 INTRODUZIONE La finalità della presente tesi è quella di effettuare un’analisi critica – attraverso un approccio multidisciplinare – riguardo la natura politica dell’Unione europea (UE) e l’operato di quest’ultima nel sistema della politica internazionale. In particolare, si è scelto di circoscrivere l’ambito della ricerca a un settore specifico dell’azione esterna dell’UE: la politica europea di vicinato (PEV). All’indomani del grande allargamento del 2004, i policy makers europei ritennero di dover elaborare una politica strategica rivolta ai paesi orientali appartenenti allo spazio post-sovietico, che da allora divennero i nuovi “vicini” dell’UE. La PEV fu lanciata nel marzo del 2003 per mezzo della comunicazione della Commissione europea indirizzata al Consiglio e al Parlamento, “Wider Europe – Neighbourhood: a new framework for relations with our Eastern and Southern Neighbours”. Lo scopo intrinseco perseguito da Bruxelles, era quello di offrire agli Stati vicini l’assistenza finanziaria e l’accesso privilegiato al mercato interno europeo, in cambio dei quali, ai paesi destinatari fu chiesta l’attuazione di riforme politiche ed economiche che garantissero la sicurezza regionale delle aree interessate. Infatti, come si evince dal titolo della comunicazione, la scelta dei decisori europei fu quella di inquadrare in una cornice unica le relazioni con i paesi orientali e con quelli collocati nella sponda meridionale del Mediterraneo. Nel giugno del 2004 fu stabilito di includere nella PEV anche i paesi del Caucaso meridionale, coinvolgendo così un totale di 16 paesi: Algeria, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Egitto, Georgia, Israele, Giordania, Libano, Libia, Moldavia, Marocco, Autorità palestinese, Siria, Tunisia e Ucraina. Prima di passare in rassegna i contenuti e gli strumenti sottesi a tale umbrella policy, si considera opportuno tracciare un breve profilo storico-politico dell’azione esterna europea, limitatamente al percorso che ha

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