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Start up: una nuova idea d'impresa. Il caso Eattiamo

Informazioni tesi

  Autore: Simona Perin
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Fabio Sansalvadore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

Con questo elaborato, la candidata si pone come primo obiettivo quello di definire il grado di sviluppo complessivo del sistema imprenditoriale italiano rispetto agli stimoli provenienti dal mondo dell’innovazione, di cui le start up sono frutto e simbolo. Fornendo una descrizione precisa delle caratteristiche di queste nuove imprese e tenendo conto delle peculiarità del contesto economico e culturale in cui esse mirano a svilupparsi, si intende evidenziare – anche facendo riferimento al giudizio di alcuni esperti – le principali cause che spesso ne determinano l’insuccesso. In seguito, soffermandosi sullo specifico ambito innovativo del commercio elettronico B2C (business-to-consumer), la ricerca si propone di illustrare l’andamento del mercato italiano degli ultimi anni e di descrivere l’approccio e le abitudini dei consumatori, per poi stringere ulteriormente il campo sul comparto alimentare, con l’intento di mettere in luce i limiti che ne ostacolano il potenziale. Infine, trattando il caso della start up Eattiamo, operante nel commercio online di eccellenze enogastronomiche Made in Italy, si vuole fornire un esempio concreto di progetto d’impresa italiano che, realizzandosi nonostante le diverse difficoltà legate al mondo dell’imprenditoria e dell’innovazione, è riuscito a fare di quest’ultima il fondamento del proprio business. Inoltre, per mezzo di un’analisi di bilancio comparativa, si intende individuare punti di forza e di debolezza della giovane impresa, sia rispetto ad una start up ad essa analoga per attività (Foodscovery), sia rispetto alle prime fasi di avvio dell’attività di una ormai consolidata azienda tradizionale del settore (Eataly).
Si precisa inoltre che il lavoro svolto è frutto di un’indagine basata sia sulla consultazione di manuali, saggi e articoli reperiti su siti web specializzati, sia sulla raccolta di dati tratti da rapporti ufficiali di InfoCamere, del Mise e di prestigiosi istituti di ricerca. Per quanto riguarda invece lo studio del caso aziendale, la ricerca di dati e informazioni è avvenuta, oltre che mediante il ricorso ai bilanci del biennio 2014-2015, tramite la consultazione di articoli e interviste ai fondatori pubblicate su internet, e attraverso lo svolgimento da parte della stessa candidata di un’intervista al CEO della start up analizzata. Infine, il materiale ottenuto da tale indagine è stato sottoposto ad un’accurata selezione e rielaborazione personale.

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34 2.4.2 Venture Capitalists Prima di parlare dell’attività dei Venture Capitalists, detta “attività di venture capital”, occorre soffermarsi sul concetto di “attività di private equity”, poiché la prima è considerata una tipologia della seconda. Per private equity si intende l’apporto di capitale di rischio (sottoforma di partecipazioni di minoranza o maggioranza) da parte di operatori economici specializzati, in aziende non quotate e già mature, con l’intento di trarre un consistente profitto (capital gain) entro un arco temporale medio-lungo, a seguito dello smobilizzo delle quote di partecipazione acquisite. Nel caso delle operazioni di venture capital, invece, gli investimenti sono effettuati a favore di imprese dette New Technology Based Firms, il cui profilo corrisponde essenzialmente a quello delle start up hi-tech (di recente o nuova costituzione e caratterizzate da un elevato contenuto innovativo e tecnologico – e quindi anche da un elevato grado di rischio). Pertanto, sebbene la disponibilità di capitali dei Venture Capitalists sia superiore a quella degli investitori privati, i primi tendono comunque, per precauzione, a non superare la soglia dei 500.000 euro, esattamente come i Business Angels. Inoltre, se gli investitori privati sono soliti intervenire, di propria iniziativa, nella fase iniziale di start up, quelli istituzionali, agendo come intermediari nella gestione di fondi di terzi, subentrano quando le imprese sono già in grado di svolgere la loro attività produttiva, ma la validità commerciale del prodotto o servizio immesso sul mercato va ancora verificata e sostenuta (first stage financing). Siccome in tale fase, anche detta round A, sono già state superate le problematiche legate alla sperimentazione, è probabile che il profilo di investitore richiesto sia per lo più commerciale. A questo punto, infatti, ancor più importante dell’apporto di finanziamenti, è il contributo dato da

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