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Una lettura psicoanalitica della guerra: le implicazioni della scissione

Ho voluto trattare questo argomento perchè percepivo un paradosso fra il nostro continuo “andare avanti” in termini tecnologici, di scoperta, di democrazia; ed il continuare a fare la guerra. Nonostante infatti sia cambiato il modo in cui viene condotta, resta comunque un qualcosa di estremamente retrogrado, non funzionale, e che mira alla sopravvivenza di esseri umani, non evoluto quindi, sembra. Mentre tutte le nuove scoperte vanno nella direzione di allungarci la vita e rendercela migliore, la guerra sembra portarci indietro, minando alla vita dell’essere umano e rendendola di qualità nettamente inferiore.
“Andiamo sulla luna ma continuiamo a fare la guerra” O Fallaci.
Ho iniziato quindi a chiedermi se non fosse qualcosa di prettamente umano, e se non fosse in un certo senso indipendente dalle singolari condizioni sociali, economiche con cui “giustifichiamo” l’utilizzo della guerra in una certa occasione.
Come la psicoanalisi si interroga riguardo a questo?

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5 “Il fascino esercitato sulla fantasia da un disastro è dovuto al fatto che esso libera l’individuo dagli obblighi normali” (Susan Sontag, 2002). 1. INTRODUZIONE E’ stato guardando ogni giorno il telegiornale, restando attonita e sentendomi profondamente impotente davanti alle orribili immagini di massacri che si consumano ogni ora in tante parti del mondo, che mi sono chiesta come la psicoanalisi possa interrogarsi riguardo a questo. Franco Fornari, nell’introduzione al libro “Psicoanalisi della guerra”, racconta che la prima domanda posta da un uomo della strada ad uno psicoanalista che tratti di guerra potrebbe essere questa: “Con che diritto uno psicoanalista si occupa di queste cose che non sono di sua competenza?” (Fornari, 1966, p.6). Lo psicoanalista, analizzando persone che vivono problemi politici, si trova in una condizione privilegiata per osservare le modalità individuali, i meccanismi interni non riconosciuti attraverso i quali vengono elaborate le esperienze politiche e le esperienze sociali in genere. Ed è proprio questo il punto di partenza della seguente analisi, il ritorno al singolo nell’analisi di fenomeni sociali, politici ed economici come la guerra. Poiché forse è capovolgendo l’analisi dalla disamina dei danni ad un’analisi dei meccanismi psichici che continuano dall’inizio dell’umanità fino ad adesso a portare ad ucciderci l’un l’altro, che possiamo avere più consapevolezza di questo fenomeno ed auspicare soluzioni più profonde e concrete. Verranno quindi trattati la pulsione freudiana di morte (Cap 3) ed il meccanismo della scissione (Cap 2) – teorizzato da M. Klein e analizzato nel contesto della guerra da F. Fornari (Cap 4) con aggiunta di letture più recenti del fenomeno da parte di Kuriloff e P. Fonda (Cap 5) - come tendenze innate che conducono, sopra ogni motivazione ideologica, ad entrare in guerra.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giada Finucci Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.