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La privacy fra vetrinizzazione e diritto all'oblio.

Informazioni tesi

  Autore: Valentina Sanna
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Carlo Formenti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

Con l'avvento dei media elettrici l'intimità tende a trasformarsi in un nucleo inscritto in una sfera privata che si presenta sempre più disponibile alla visibilità. L'ideale borghese di privacy entra in crisi: si appanna il confine che separa la sfera pubblica da quella privata. Lo schermo televisivo illumina anche le zone d'ombra, mentre la gente comune invade gli spazi pubblici: tutto viene spettacolarizzato,
anche il dolore.
La rivoluzione digitale dilata enormemente la trasparenza sociale. Internet promuove rapporti tra individui assenti e ridimensiona il ruolo dell'interazione faccia a faccia. Il corpo abbandona la sua dimensione organica, si trasforma in una sorta di simulacro virtuale di cui ci avvaliamo per interagire con l'ambiente digitale. Di qui la pulsione alla visibilità, per esorcizzare l'alienazione prodotta dalla scomparsa dei corpi in un mondo ipermediatizzato.
Nella società dell'informazione il concetto di privacy ha subito un processo evolutivo: non si riferisce più soltanto alla tutela della sfera privata, ma si è esteso al diritto al controllo sui dati personali, ovvero al controllo sul modo in cui circolano e vengono utilizzate le informazioni che ci riguardano. Non solo: al diritto a scegliere liberamente le modalità con cui costruire la propria identità, “a non essere semplificati, trasformati in oggetto, valutati fuori dal contesto”.

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2 Introduzione Formalmente la nascita del concetto moderno di privacy si fa coincidere con il caso Warren-Brandeis. Nel 1890, a Boston, la moglie dell'avvocato Samuel Warren, per la sua attività salottiera, attirò l'attenzione della stampa mondana. Questo infastidì Warren che, insieme all'amico Louis Brandeis, 1 scrisse l'articolo The right to privacy, pubblicato sulla Harvard Law Review. Warren e Brandeis ripresero la formula, già presente nel linguaggio anglosassone ottocentesco, del to be let alone (essere lasciato solo) e invocarono la tutela della sensibilità, dei sentimenti e dei pensieri privati come estensione del diritto di proprietà privata. Spazio interiore e spazio materiale, dunque, alieni dall'intrusione altrui; recinti giuridici da erigersi a difesa della vita privata, così come da tempo erano stati eretti recinti materiali 2 a difesa dei beni dell'individuo. Dunque, possiamo affermare che la privacy abbia origini borghesi: borghesi erano Warren e Brandeis, borghese era l'idea della proprietà privata. Attraverso la rivendicazione del diritto alla riservatezza la borghesia costruiva la propria identità all'interno della società. 1 Louis Brandeis sarebbe poi diventato giudice della Corte suprema degli Stati Uniti. 2 Già dal Seicento si era sviluppato in Inghilterra il fenomeno delle enclosures, chiusure dei fondi.

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Parole chiave

privacy
web
riservatezza
oblio
diritto all'oblio
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