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Guardini. Uno sguardo nell'era della tecnica e della post-modernità

Informazioni tesi

  Autore: Simone Grella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Gabriella Cotta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

Romano Guardini, presbitero cattolico e filosofo italo-tedesco,fornisce una visione originale su come vivere a contatto con la tecnica nell'epoca post-moderna. La tecnica ha assunto, infatti, al giorno d'oggi un ruolo sempre più pressante ed ordinante, reificando la natura e conseguenzialmente anche l'uomo stesso. Dato che la tecnica è una capacità connaturata all'uomo, si chiede Guardini, come facciamo a vivere in un mondo sempre più tecnicizzato senza perdere però il contatto con la nostra umanità e la natura che ci circonda. Per Guardini, la risposta è data da un recupero della dimensione metafisica.

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4 INTRODUZIONE Il tema della tecnica rappresenta uno dei temi principali della filosofia moderna e contemporanea - data la pervasività che essa ha raggiunto nelle nostre vite e nella nostra società - e, infatti, molti autori se ne sono occupati: M. Heidegger (La questione della tecnica, Ormai solo un Dio ci può salvare. Intervista con lo Spiegel, L’abbandono, Il linguaggio tramandato e il linguaggio tecnico), E. Jünger (Il lavoratore), M. Heidegger e E. Jünger (Oltre la linea), F. G. Jünger (Perfezione della tecnica), W. Benjamin (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica), A. Gehlen (L’anima nell’età della tecnica e L’uomo nell’era della tecnica), J. Ellul (La tecnica, rischio del secolo), G. Anders (L’uomo è antiquato), H. Jonas (Il principio di responsabilità), Ortega y Gasset (Meditazione sulla tecnica), E. Severino (Techne. Le radici della violenza, Tautotes, La tendenza fondamentale del nostro tempo e Il destino della tecnica), W. Sombart (Tecnica e cultura) e H. Marcuse (L’uomo a una dimensione). Tra costoro possiamo annoverare anche Romano Guardini che ha affrontato il tema specificatamente in Lettere dal lago di Como e in modo più defilato anche in La fine dell’epoca moderna e ne Il potere, offrendo un contributo originale a questo dibattito filosofico, indagando – in particolare - sul rapporto tra tecnica e uomo e tra tecnica e natura. L’originalità del contributo guardiniano consiste nel fatto che egli da presbitero cattolico ha espresso, partendo dalla sua esperienza religiosa, posizioni nuove e in controtendenza all’interno del dibattito culturale-filosofico del primo ‘900, aggiungendo un significativo apporto a tale dibattito. Romano Guardini nasce a Verona il 17 Febbraio 1885, ma ben presto si trasferisce con la famiglia a Magonza, in Germania, per esigenze legate al lavoro del padre. Dopo aver conseguito il diploma classico, Guardini affronta anni travagliati per la scelta dell’Università: all’inizio si iscrive alla facoltà di Chimica di Tubinga, successivamente alla facoltà di Scienze Politiche di Monaco. Nel corso di questi anni si avvicina alla Chiesa Cattolica e, partecipando alla messa domenicale di Oldenburg-Strasse, scopre la sua vocazione sacerdotale, iniziando gli studi teologici prima a Friburgo e poi a Tubinga. Viene poi ordinato sacerdote nel 1910 e l’anno successivo ottiene la cittadinanza tedesca che crea frizioni con la famiglia che aveva, invece, l’intenzione di tornare in Italia di lì a poco (infatti in occasione della I guerra mondiale la famiglia torna in Italia e rimane in Germania il solo Romano). Nel 1915 si laurea in Teologia con una tesi su Bonaventura e nel 1922 ottiene l’abilitazione all’insegnamento accademico. L’anno successivo, nel 1923, gli viene assegnata la cattedra di un

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