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L'immagine della donna: un confronto tra proverbi italiani e chengyu cinesi

Il proverbio è un patrimonio culturale che rappresenta la continuità della memoria, è un condensato lapidario che trae origine dall’esperienza di una comunità ed è un’affermazione che ammonisce, sentenzia, chiude il discorso. I proverbi possono essere massime veritiere ed incontestabili oppure considerazioni opinabili; comunque sempre utili per riflettere.
Non si sa con certezza quando essi si siano formati; dal momento che sono nati come forma orale non si possono documentare le prime attestazioni. Quello che è verificabile, però, è che varie culture se ne sono servite per tramandare la propria storia e i propri usi e costumi, e il loro successo è constatabile attraverso l’ampia varietà di raccolte paremiografiche che si possono reperire in qualsiasi biblioteca o libreria; nel corso di questa tesi ne verranno citate alcune.
I proverbi trattano gli argomenti più svariati: dai consigli sui lavori agricoli alle prese in giro sulla suocera. In questa tesi si è deciso di indagare su un argomento in particolare: l’immagine della donna, sia perché è il tema più trattato dai proverbi; sia perché appartenendo io stessa a questo genere, era quello su cui verteva maggiormente il mio interesse.
I proverbi sono il frutto della conoscenza popolare, e quindi rispecchiano il contesto storico al quale appartengono. Purtroppo però la storia non è mai stata molto favorevole nei confronti della figura femminile: la disuguaglianza di genere affonda le radici già nelle prime organizzazioni sociali umane, e sebbene ci siano stati progressi in campo politico, sociale ed economico, ancora oggi, nelle società più sviluppate, il piatto della bilancia pende dalla parte maschile.
Questa condizione ha dato vita agli stereotipi, ovviamente in senso negativo, sulla donna e tutto ciò è ben radicato nei proverbi.
Tutto questo non riguarda solo l’Italia o le società europee in generale, ma una situazione molto simile si ritrova in un paese molto lontano dal nostro: la Cina.
Anche la società cinese ha sempre denigrato la figura della donna, come si può vedere dalle sue espressioni paremiache: i chengyu, composti generalmente da quattro caratteri ricavati dall’esperienza e dalla saggezza cinese.
Il primo capitolo si divide in due parti: nella prima spiego cosa si intende per “proverbio” e nella seconda cosa sono i “chengyu”. Ho analizzato il modo in cui essi sono composti e come si sono formati a partire dalle attestazioni che sono state trovate in merito, ho rivolto lo sguardo alle questioni linguistiche e ho spiegato la morfologia, la metrica e le caratteristiche dei proverbi avvalendomi di qualche esempio.
Successivamente ho affrontato la storia del proverbio, ricostruendo prima nell’ambito mondiale la nascita o diciamo il ritrovamento dei primi proverbi; poi ho trattato brevemente lo sviluppo del proverbio nelle antiche civiltà, nella Grecia classica poi nel mondo latino. Da questo punto sono partita per seguire lo sviluppo del proverbio nel territorio italiano fino ai giorni nostri.
Dal momento che la storia antica del proverbio è già stata trattata nella prima parte del capitolo, nella parte sui chengyu mi sono limitata ad iniziare il percorso storico dalle prime attestazioni dei proverbi cinesi, ovvero quelli di argomento agricolo e meteorologico; passando per i Classici confuciani fino ai giorni nostri.
Il secondo capitolo è incentrato sul modo in cui la donna era vista e sul percorso che essa ha avuto in entrambe le società, ovvero da quando era considerata un “peso” per la famiglia, fino a quando ha iniziato ad ottenere i primi risultati verso l’emancipazione femminile.
Nel terzo capitolo analizzo il modo in cui la donna era vista all’interno della società attraverso i chengyu, e grazie ad alcuni esempi spiego come doveva agire e apparire per riscuotere i favori dell’altro sesso.
Infine mi sono occupata degli stereotipi presenti nella cultura italiana, e ho analizzato come quest’ultima vedeva la donna attraverso i proverbi presenti nelle varie raccolte paremiografiche.
Nel corso della mia ricerca ho imparato a conoscere più profondamente la cultura italiana e quella cinese, notando affinità tra le due.
Certo il tema della mia tesi non porta a giudicare queste due culture in termini lusinghieri dato il modo in cui entrambe rappresentano la figura femminile; rispecchiando la mentalità dell’epoca, infatti, i proverbi sono pregni di giudizi negativi e di stereotipi sulla donna, e non essendosi rinnovati e aggiornati andando al passo col progresso in campo femminista, tutt’oggi lasciano passare un messaggio negativo a riguardo.

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5 INTRODUZIONE Il proverbio è un patrimonio culturale che rappresenta la continuità della memoria, è un condensato lapidario che trae origine dall’esperienza di una comunità ed è un’affermazione che ammonisce, sentenzia, chiude il discorso. I proverbi possono essere massime veritiere ed incontestabili oppure considerazioni opinabili; comunque sempre utili per riflettere. Non si sa con certezza quando essi si siano formati; dal momento che sono nati come forma orale non si possono documentare le prime attestazioni. Quello che è verificabile, però, è che varie culture se ne sono servite per tramandare la propria storia e i propri usi e costumi, e il loro successo è constatabile attraverso l’ampia varietà di raccolte paremiografiche che si possono reperire in qualsiasi biblioteca o libreria; nel corso di questa tesi ne verranno citate alcune. I proverbi trattano gli argomenti più svariati: dai consigli sui lavori agricoli alle prese in giro sulla suocera. In questa tesi si è deciso di indagare su un argomento in particolare: l’immagine della donna, sia perché è il tema più trattato dai proverbi; sia perché appartenendo io stessa a questo genere, era quello su cui verteva maggiormente il mio interesse. I proverbi sono il frutto della conoscenza popolare, e quindi rispecchiano il contesto storico al quale appartengono. Purtroppo però la storia non è mai stata molto favorevole nei confronti della figura femminile: la disuguaglianza di genere affonda le radici già nelle prime organizzazioni sociali umane, e sebbene ci siano stati progressi in campo politico, sociale ed economico, ancora oggi, nelle società più sviluppate, il piatto della bilancia pende dalla parte maschile. Questa condizione ha dato vita agli stereotipi, ovviamente in senso negativo, sulla donna e tutto ciò è ben radicato nei proverbi. Tutto questo non riguarda solo l’Italia o le società europee in generale, ma una situazione molto simile si ritrova in un paese molto lontano dal nostro: la Cina. Anche la società cinese ha sempre denigrato la figura della donna, come si può vedere dalle sue espressioni paremiache: i chengyu, composti generalmente da quattro caratteri ricavati dall’esperienza e dalla saggezza cinese.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Beatrice Gianni Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

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