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Il ruolo delle funzioni genitoriali nei casi di “trauma complesso”

Informazioni tesi

  Autore: Verdiana Privitera
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Concetta De Pasquale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

Partendo da una visione d'insieme circa gli sviluppi della teoria dell’attaccamento, la tesi prosegue focalizzandosi sulle dinamiche rappresentazionali di attaccamento, come possibili mediatori degli esiti di un trauma. L’aspettativa di essere rifiutato, di essere confortato in modo ambiguo o di essere terrorizzato dalle figure di attaccamento, impedisce al bambino la ricerca e il mantenimento della vicinanza protettiva di altri esseri umani dopo aver sperimentato un evento traumatico. Il soggetto, dopo l’esposizione prolungata al trauma, ha l’aspettativa che l’evento si ripeta e percepisce di non poter ricevere aiuto e di essere terrorizzato dalle figure di attaccamento quando si avvicina a queste spaventato, o di essere fonte di spavento per loro, creando una situazione senza via d’uscita, in quanto più aumenta la distanza da tali figure, maggiore sarà l’attivazione del sistema di attaccamento che indurrà il soggetto ad avvicinarsi a loro.
Sin dalle prime formulazioni di Bowlby, fino a giungere ad autori più recenti, si è data particolare enfasi al legame fra attaccamento e gli effetti dissocianti stimolati dal trauma sugli schemi mentali.
Fonagy afferma che solo nel contesto di una relazione di attaccamento sicuro può svilupparsi la mentalizzazione; i bambini trascurati, abusati e maltrattati, invece, non potendo riscontrare il proprio ”essere intenzionale” nella mente del caregiver, svilupperanno ridotte capacità di rappresentare gli stati mentali propri e altrui, e incontreranno difficoltà nello sviluppo e in età adulta, scatenando meccanismi dissociativi patologici. Il contributo di Liotti (2011) ha messo in evidenza che il maggiore fattore di vulnerabilità rispetto all’adozione di rigidi meccanismi dissociativi in risposta ad un trauma, è rappresentato da un attaccamento disorganizzato.La descrizione delle varie tipologie di trauma ha messo in luce la carenza concettuale del PTSD quale principale esito psicopatologico del trauma. Le risposte ad esso infatti sono varie e dipendono da numerose variabili sia inerenti l’individuo che esterne.
Alla teoria dell’attaccamento va riconosciuto il merito di aver sollecitato una comprensione della psicopatologia mediante un approccio evolutivo–relazionale. Ruolo cruciale è svolto dalle capacità di accudimento della madre che, mediante un meccanismo di trasmissione intergenerazionale, ripropone uno stile di accudimento analogo a quello ricevuto nella sua storia di sviluppo, come un copione che si ripete. Tuttavia tenere conto solo di tale meccanismo è riduttivo, in quanto si è visto che assumono una funzione cruciale nel determinare lo stile di accudimento genitoriale, anche le relazioni significative che si strutturano nel corso della vita adulta.
La relazione coniugale infatti si pone come trasformatore delle rappresentazioni interne dei due partner in direzione adattattiva o meno, influendo sullo sviluppo emotivo-cognitivo del bambino e sull’attaccamento nei suoi confronti. Si comprende dunque come sia riduttivo tenere conto solo della relazione diadica madre-bambino, in quanto anche il padre si pone come fattore influente nello sviluppo di tale legame e come potente compensatore e “base sicura” in presenza di una madre insicura rispetto ai suoi attaccamenti infantili o vulnerabile a stati depressivi in fasi cruciali della sua vita, in particolare la gravidanza.
Il potenziale affettivo della figura paterna nei momenti cruciali di sviluppo del bambino e della compagna, si valorizza particolarmente nei casi in cui l’attaccamento precoce madre-figlio risulti essere disfunzionale. Un tempestivo e precoce supporto al figlio da parte del padre può essere in grado di lenire il trauma di attaccamento materno vissuto, riducendo così il rischio di divenire adulti prigionieri di un infanzia traumatica capace di intaccare negativamente i futuri legami significativi, che saranno sempre connotati dal dramma della salvezza, dell’ingiustizia e del tradimento, nella misura in cui tali tematiche si sono estrinsecate nel corso del trauma infantile subìto, determinando una rivittimizzazione ciclica dal quale è difficile uscire.
Si comprende dunque come lo sviluppo precoce di un attaccamento sicuro è di certo un fattore di resilienza qualora il bambino sia sottoposto a traumi cumulativi intrafamiliari, permettendo una risoluzione di essi. La figura del padre/marito si pone quindi come fattore protettivo non solo nei confronti del bambino vittima di trascuratezza emotiva ma anche come “base sicura” nei confronti della compagna incapace di sintonizzarsi con il figlio.Tutto ciò induce a riflettere circa la rilevanza del suo ruolo nello sviluppo evolutivo del figlio e quindi sulla necessità di riconoscere l’importanza del suo coinvolgimento nei servizi di cura dell’infanzia in un ottica che valorizzi la triade madre-padre-bambino nell’intervento in condizioni problematiche per il piccolo.

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3 INTRODUZIONE Esplorare l’attaccamento madre-bambino è fondamentale in quanto si pone come uno dei principali fattori di mediazione nella relazione fra trauma e psicopatologia. In tale ottica, gli effetti a lungo termine di esperienze traumatiche vissute all’interno della famiglia, si pensano mediati dai modelli mentali sviluppati dall’individuo rispetto alle proprie relazioni di attaccamento. Le relazioni di accudimento connotate da trascuratezza e maltrattamenti, incidono sullo sviluppo mentale, determinando successiva vulnerabilità alla psicopatologia sia in adolescenza che in età adulta (Liotti., Farina., 2011). E’ importante dunque avere consapevolezza della presenza di tali forme traumatiche intrafamiliari difficilmente rilevabili e fortemente influenti nel determinare esiti a breve e a lungo termine di diversa gravità, per poter attuare piani di intervento e supporto atti a ridurre il fenomeno e le sue conseguenze. La presente tesi intende esplorare il ruolo svolto dalle figure genitoriali nel mitigare o esacerbare l’esperienza traumatica vissuta dal proprio figlio. In particolare viene trattato il caso in cui la relazione primaria madre-bambino si pone essa stessa come traumatica per il piccolo ed ostacolante lo sviluppo di rappresentazioni interne sicure. Tuttavia è riduttivo ritenere che vi sia una causalità lineare fra attaccamento traumatico madre-figlio e successiva insorgenza psicopatologica, in quanto possono intervenire fattori protettivi in grado di ridurre i rischi legati alla relazione primaria disfunzionale. In particolare si è data rilevanza alla funzione, spesso sottovalutata, della figura paterna coinvolta all’interno di contesti familiari traumatici per il proprio figlio.

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Parole chiave

adolescenza
figura paterna
psicopatologia
trauma
borderline
attaccamento
ptsd
legame di coppia
maltrattamento e abuso
depressione post-traumatica

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