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Le decisioni di investimento nell'ottica della finanza comportamentale

“Le decisioni di investimento nell’ottica della finanza comportamentale” ha l’obiettivo di analizzare i tratti salienti di questa disciplina per fornire una probabile risposta alle problematiche correlate, sviscerandone le caratteristiche e descrivono poi idee sperimentate sul campo e finalizzate alla trasformazione di ciò che viene percepito come un problema in opportunità (“Dietro ogni problema c’è un’opportunità”, Galileo Galilei).
La rilevanza del tema sviluppato è dimostrata dal fatto che negli anni esso è stato oggetto di studio di illustri accademici, i quali, approfondendo la materia, hanno raggiunto importanti traguardi (molti di loro sono stati infatti insigniti del premio Nobel): a questi studiosi, inoltre, si aggiungono agenti ed operatori economici di altissimo profilo, che, in virtù dell’applicazione degli insegnamenti della finanza comportamentale, hanno consentito la creazione di patrimoni di elevata entità.

ll lavoro si compone di tre capitoli, nel primo dei quali si forniscono i principali aspetti relativi alla finanza classica (utilità attesa e teoria dei mercati efficienti), approfondendo nella parta finale la teoria del prospetto, secondo gli studi condotti dai padri della finanza comportamentale.
Si passa, quindi, al secondo capitolo con l'illustrazione dei meccanismi impiegati dall’agire umano, proseguendo con l’impatto della finanza comportamentale sulle decisioni economiche: introducendo il concetto di rischio e tolleranza ad esso da parte degli investitori, viene approfondita l’interpretazione dei comportamenti sui mercati finanziari.
Nel terzo capitolo, infine, si definiscono i metodi, le strategie e gli strumenti suggeriti per aggiudicarsi le performance dei mercati, cercando di sfruttare le certezze offerte e limitare le decisioni emotive.

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3 CAPITOLO 1 FINANZA COMPORTAMENTALE 1.1 Definizione ed origine La finanza comportamentale si occupa dei fenomeni economici, basandosi sullo studio del comportamento umano mediante le modalità di formazione del pensiero e dei processi interni alla mente: essa considera gli aspetti emotivi dell’agire umano, più che quelli razionali- normativi, ovvero la psicologia, le scienze umane e sociali per interpretare l’agire economico. Gli studi pioneristici sulla finanza comportamentale furono svolti negli anni '50 da Herbert Simon, che mise in evidenza i limiti della razionalità nel processo decisionale umano: egli rimosse l’idea di un uomo logico e razionale, ponendo accanto al concetto di probabilità quello di imprevedibilità, nel quale si inseriscono l’aleatorietà e la razionalità limitata delle decisioni, studi che gli valsero il premio Nobel all’economia. Negli anni '70 gli psicologi israeliani Daniel Kahneman ed Amos Tversky dimostrarono che i processi di decisione umana non considerano spesso i principi di razionalità: ciò era in evidente contrasto con le regole prevalenti in economia e che vedono gli attori del sistema agire con razionalità, al fine di massimizzare l’utilità. La ricerca viene improntata sugli errori sistematici umani (cognitive bias), oltre sullo studio delle decisioni in condizioni di rischio. Il contributo di questi studiosi in ambito finanziario permise d’interpretare alcuni fenomeni economici, che fino ad allora erano considerate mere anomalie.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Umberto Marcoccia Contatta »

Composta da 83 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.