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Il ruolo dell'educatore ed il disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Affrontare il tema ADHD è stato un lavoro molto impegnativo, poiché è un argomento molto delicato e complesso, per cui trattare dei problemi che molti bambini ed i loro genitori affrontano, non è stata cosa semplice.
Per farlo mi sono servita dei due manuali più utilizzati nel campo psicologico, DSM-5 ed ICD-10, che entrano nello specifico della tematica da me trattata.
Un altro aspetto difficile da affrontare è stato il tema del farmaco, in quanto riguarda un dibattito acceso e molto delicato, anche se in Italia il suo uso è abbastanza recente rispetto agli Usa, negli ultimi anni è andata via via aumentando sempre di più.
Ho cercato di analizzare in maniera approfondita l’ADHD integrando tutte le diverse terapie ed interventi che possono migliorare questo disturbo, sia aiutando direttamente il bambino, che i genitori, attraverso il parent training.
Questo intervento nei genitori è molto importante ed abbastanza efficace, poiché aiuta questi adulti nella conoscenza e comprensione del disturbo e dei suoi deficit, ma soprattutto ad imparare nuove strategie per gestire al meglio il bambino.
Inoltre ho voluto trattare, oltre quello psicoeducativo – comportamentale e quello farmacologico, anche l’intervento nella relazione di attaccamento madre – bambino, riportando il caso di Andrea e dei suoi genitori e come tutto ciò può cadere sui comportamenti e gli stati emotivi – affettivi del bambino ADHD.
Infine, ho esaminato la figura dell’educatore: le sue competenze e capacità, gli strumenti che utilizza nel suo lavoro, le nozioni che deve avere per lavorare con i gruppi e il suo lavoro con l’équipe.
Interessante è stato affrontare il burnout, le conseguenze che può provocare agli operatori di servizi comunitari, il forte stress emotivo dovuto dal lavoro, portando lo specialista ad avere atteggiamenti distaccati, demotivati, nei confronti dell’utente che deve aiutare e sostenere.

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3 Introduzione Gli strumenti di valutazione che ho utilizzato per l’elaborazione della tesi sono principalmente il DSM-V ed ICD-10. Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder) prodotto da un’associazione professionale nazionale per psichiatri statunitensi, e l’ICD (International Classification of Deseas) creato da un’Assemblea Mondiale della Sanità composta dai 193 membri dell’OMS, tradotto e diffuso nel mondo, il quale non è una classificazione dei disturbi mentali, bensì di tutte le malattie riconosciute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) (APA, 2009). I due strumenti pur essendo abbastanza simili nelle categorie diagnostiche, si differenziano nella struttura. Il manuale possiede una struttura in tre sezioni che permette di definire il disturbo considerando altre variabili, mentre l’ICD codifica la sintomatologia in un sistema lineare (Taurino, Codispoti, Bastianoni, 2008). Quest’ultimo descrive una specifica sindrome per ogni soggetto e non accetta la comorbilità, mentre nel DSM non sono così limitati i criteri, infatti si possono enunciare diagnosi multiple ed a ogni disturbo viene specificata la comorbilità (Cornoldi, 2007; Crispini, Giaconi, Capparrucci, 2005). ICD-10 è la decima revisione della classificazione internazionale dei sintomi e disturbi psichici e comportamentali, fornisce indicazioni diagnostiche per formulare al meglio una diagnosi attendibile con l’uso di uno schema alfanumerico (ICD-10, 2001). Il DSM è il più conosciuto ed utilizzato dai sanitari come indice di riferimento per la diagnosi psichiatrica e per le scelte terapeutiche. Esso utilizza una classificazione di tipo categoriale suddividendo i disturbi in classi diversi, usufruendo di un set di criteri di tipo

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Maria Giulia Schinoppi Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 285 click dal 09/02/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.