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Nuove geografie dell'innovazione: quali ruoli per l'economia circolare?

Informazioni tesi

  Autore: Simone Martini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università Telematica "Universitas Mercatorum"
  Facoltà: Economia
  Corso: Management
  Relatore: Aurora Cavallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

L’obiettivo della tesi è stato quello di andare ad analizzare il quadro delle forze che spingono la società e le economie verso un cambiamento, che sarà inevitabilmente trainato dall’innovazione, e come quest’ultima, in sinergia con la nascente economia circolare, possa rappresentare un’opportunità di incremento di produttività e di sviluppo economico che sia sostenibile, giusto ed inclusivo.
Per fare ciò, abbiamo dapprima analizzato, nel primo capitolo, le macrotendenze che sollecitano il cambiamento e l’innovazione, osservando le dinamiche socio demografiche, il progressivo mutamento degli scenari economici ed occupazionali, per poi riflettere sull’evoluzione del ruolo del fattore capitale umano e le tendenze, in termini di distribuzione, dell’istruzione terziaria a livello globale. Ci siamo poi soffermati ad osservare come lo sfruttamento delle risorse ed i cambiamenti climatici, conseguenti ad un modello socio economico oramai non più sostenibile, abbiano ormai portato il pianeta ad un punto in cui è necessario un netto cambio di paradigma, auspicando, quindi, un passaggio ad una green economy che rappresenti, allo stesso tempo, sfide da affrontare ed opportunità da cogliere.
Nel secondo capitolo, siamo andati ad osservare come l’innovazione è stata teorizzata dai principali economisti negli ultimi due secoli, per poi passare alle teorie di Mariana Mazzuccato che, ne “Lo Stato Innovatore” (2014), cerca di dimostrare con forza come nessuna rivoluzione radicale sia mai avvenuta senza l’intervento deciso dello Stato in quanto, nelle economie avanzate, sono sempre state le istituzioni a farsi carico del rischio di investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie, smontando il mito secondo cui l’impresa privata è considerata una forza innovativa e il ruolo dell’intervento pubblico sia solo inerziale.
L’importante contributo dell’economista italiana, ci ha permesso di arrivare ad una prima, seppur parziale, conclusione, e cioè che il motore economico della economia verde, che come abbiamo compreso sarà lo strumento con cui i paesi potranno garantirsi uno sviluppo sostenibile, non potrà che essere lo Stato, tramite misure di stimolo, investimenti, sovvenzioni, agevolazioni e tutta una serie di iniziative volte a creare un mercato che ancora, di fatto, è appena agli albori.
Siamo successivamente passati a esaminare il pensiero di Enrico Moretti che, ne “La nuova geografia del lavoro” (2013), ha toccato i punti salienti che portano, tramite le forze di agglomerazione, alla creazione di clusters dell’innovazione, e le cause che favoriscono la divergenza tra aree di successo, in crescita, ed aree in crisi, in lento e inesorabile declino, ed abbiamo capito quanto le scelte fatte dallo Stato, con misure strategiche di medio e lungo periodo, possono determinare la geografia di un paese in termini di ricchezza, disuguaglianza, innovazione e prospettive di prosperità futura.
Muovendo dall’analisi dei contributi di Mazzuccato (2014) e Moretti (2013), siamo andati a vedere dove si sono sviluppati i clusters dell’innovazione più importanti a livello mondiale e quanto ogni singolo paese, secondo una serie di parametri messi a confronto, risultano essere innovativi ed abbiamo appurato come, ad oggi, i centri dell’innovazione siano distribuiti essenzialmente negli Stati Uniti, in Europa e in Asia e, collegando le statistiche con le previsioni circa l’evoluzione della distribuzione dell’istruzione a livello mondiale, abbiamo osservato che il baricentro dell’innovazione è destinato spostarsi, nei prossimi decenni, sempre più verso est.
Nell’ultimo capitolo, abbiamo cercato di dare una risposta alla domanda iniziale, cioè capire che ruoli può ricoprire l’economia circolare alla luce delle macro tendenze evidenziate nel primo capitolo, nell’ambito delle geografie dell’innovazione. Ebbene, abbiamo appurato che il quadro internazionale parla di un chiaro orientamento verso le tecnologie pulite da parte di Cina, Brasile, Stati Uniti e parte dei paesi europei, supportati dalle istituzioni che mettono a disposizione capitali pazienti per favorire gli investimenti.

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5 Introduzione La complessità delle trasformazioni in atto a livello globale investe una quantità di questioni che riguardano la dimensione economica, quella sociale, il quadro ambientale, le dinamiche geopolitiche, con riflessi particolarmente rilevanti sulla sostenibilità dei sistemi socioeconomici. In questo quadro, va affermandosi la necessità di individuare un nuovo paradigma che riguardi i sistemi e i modelli produttivi, quanto i modi d’uso delle risorse e gli impatti della dimensione antropica sugli ecosistemi. La domanda alla quale cerca di rispondere questa tesi, si colloca in una duplice direzione. In primo luogo, tenta di esplorare le geografie, o per meglio dire le nuove geografie dell’innovazione: in quali ambiti essa si colloca? Quali paesi stanno sperimentando strade innovative di trasformazione dei propri processi economici? In quale misura tali mutamenti investono i sistemi sociali e le questioni occupazionali? In secondo luogo, questo lavoro cerca di capire in che modo le istituzioni dovrebbero interpretare il proprio ruolo, con lo scopo di creare le basi affinchØ si sviluppi l’innovazione e quali funzioni può ricoprire quest’ultima per favorire la transizione da una economia lineare ad una circolare, punto di arrivo indispensabile per la salvaguardia dell’ecosistema globale. La tesi si articola come segue. Nel primo capitolo è stata compiuta una disamina delle principali macrotendenze a livello globale che tenderanno a stimolare ed influenzare i processi d’innovazione nei prossimi decenni, trattando tematiche come le dinamiche socio demografiche tra cui l’incremento della popolosità e l’invecchiamento della popolazione con conseguente valorizzazione della silver economy, gli scenari economici e occupazionali, tra cui la crescita di una classe media a livello globale e la diffusione della gig economy, la sempre maggiore importanza ricoperta dal capitale umano e dal ruolo dell’istruzione terziaria, specie in un mercato del lavoro tendente ad una polarizzazione sempre più spiccata e, infine, i temi legati all’ambiente, in particolare gli effetti sulle risorse naturali dettate dal loro sfruttamento per produrre energia e dai cambiamenti climatici, che introducono le sfide che attenderanno la green economy.

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