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La concezione soggettivistica della probabilità di Bruno de Finetti

Nella storia del pensiero sono andate delineandosi varie posizioni in merito al problema dell’ incertezza nella conoscenza. Il grado di credenza che attribuiamo al verificarsi di un evento dipenderebbe dalla probabilità che conferiamo al verificarsi della sequenza causale che lo ha prodotto.La probabilità sarà il problema intorno al quale ruoterà la mia riflessione, con l’intento di considerare la nozione stessa di “probabilità” necessaria per una possibile conoscenza del mondo. Inoltre, ritengo opportuno intendere il probabilismo in modo generale, non solo come una teoria, ma sopratutto come il migliore dei tentativi per trattare l’incerto in termini positivi valorizzando l’aspetto costruttivo del ragionamento.Mi limiterò ad accennare, in questo lavoro, alle scuole che hanno contribuito a delineare un’ interpretazione della teoria della probabilità e cercherò, soprattutto, di approfondire l’approccio offerto da uno dei maggiori matematici del nostro secolo, Bruno de Finetti, il quale ci ha lasciato una notevole impostazione soggettivista della probabilità insieme alla sua rilevante posizione filosofica.

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1 INTRODUZIONE “Dalle esperienze passate non possiamo inferire leggi, ma unicamente previsioni probabili con un grado di probabilità proporzionale alla quantità di esperienze positive relativamente a un determinato evento. Da questa operazione deriva la credenza nel verificarsi di eventi futuri.” ( David Hume, Ricerca sull’intelletto umano, 1748) Con queste parole il filosofo scozzese David Hume fissa un concetto centrale nel dibattito filosofico dei secoli scorsi: ogni previsione riguardo al futuro è una semplice proiezione dell’ esperienza passata, la quale assume un carattere probabilistico, incerto. Questa problematica rappresenterà una sfida non solo al common sense ma anche a molte posizioni epistemologiche espresse negli ultimi tre secoli. Nella storia del pensiero sono andate delineandosi varie posizioni in merito al problema dell’ incertezza nella conoscenza. Si pensi all’ epochè greca di Pirrone, al dubbio iperbolico di Cartesio e infine allo stesso Hume la cui riflessione ci è utile per accostarci alla teoria della probabilità. Il filosofo scozzese, infatti, invita a considerare la nostra esperienza, unica fonte di conoscenza, soltanto qualcosa che possiede un certo grado di probabilità che non giustifica razionalmente nessuna conoscenza futura. Quindi il grado di credenza che attribuiamo al verificarsi di un evento dipenderebbe dalla probabilità che conferiamo al verificarsi della sequenza causale che lo ha prodotto.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Chiara De Angelis Contatta »

Composta da 43 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.