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Il razionamento del credito in italia durante la crisi finanziaria

Informazioni tesi

  Autore: Enrica Panzanaro
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Giorgio Colacchio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

Tesi che si incentra sul tema del razionamento del credito analizzando il fenomeno sia dal punto di vista teorico, passando in rassegna e approfondendo i modelli fondamentali (jeffee e russel, jaffee e modigliani,stiglitz e weiss, williamson), sia dal punto di vista empirico. Durante la crisi finanziaria, infatti, in Italia si è verificato tale fenomeno. A seguito di una spiegazione della crisi del 2008 e della sua diffusione in Italia, nell'elaborato, si evidenzia quali caratteristiche d'azienda siano state compatibili con una probabilità maggiore di rifiuto della della richiesta del credito.

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4 INTRODUZIONE I modelli di equilibrio economico generale sono basati sull’ipotesi di concorrenza perfetta del mercato in esame, nel quale domanda aggregata e offerta aggregata si eguagliano, garantendo un’efficiente allocazione delle risorse. Tutti gli agenti sono perfettamente informati ed il mercato è libero da frizioni. In un contesto di questo tipo, gli intermediari finanziari non hanno ragion d’esistere, dal momento che, raggiunta la Pareto-efficienza in equilibrio di mercato, non potrebbero, in alcun modo, accrescere il benessere collettivo. Tuttavia, la realtà è ben più complessa e l’ipotesi sopra riportata estremamente irrealistica. Istituzioni finanziarie, come banche e assicurazioni, esistono da molti secoli e svolgono importanti funzioni all’interno del sistema economico, quali funzione monetaria, di trasmissione della politica monetaria e, soprattutto, di intermediazione. In Italia, le banche assumono rilevanza fondamentate rispetto agli altri intermediari, dal momento che il panorama aziendale è costituito al 95 per cento da piccole e medie imprese (PMI), le quali ricorrendo molto poco al mercato dei capitali, individuano gli istituti di credito come principale fonte di finanziamento esterno. È dunque essenziale che il rapporto banca-impresa funzioni correttamente: la funzione di intermediazione creditizia dovrebbe essere svolta fluentemente, senza frizioni, con la collaborazione di entrambe le parti, ai fini della prosperità economica del paese. L’avvento della crisi finanziaria del 2007 ha fortemente turbato il mercato del credito, creato tensioni nel mercato interbancario e peggiorato i bilanci aziendali, anche a causa del contagio all’economia reale. I rapporti tra banche e imprese ne hanno subito le conseguenze perché queste ultime, bisognose di liquidità, hanno richiesto fondi che, in un numero sempre crescente di casi, non sono stati concessi dagli istituti di credito. Ciò ha comportato l’intensificarsi del fenomeno noto come razionamento del credito, in virtù del quale, nel mercato del credito, si giunge ad un equilibrio caratterizzato da sottofinanziamento, da un eccesso di domanda insoddisfatta e da un tasso d’interesse inferiore a quello ottimale. Oggetto della tesi è l’analisi di questo fenomeno e della sua manifestazione in Italia durante la crisi finanziaria. La tesi è suddivisa in due capitoli, in cui il tema del razionamento del credito è affrontato dal punto di vista teorico ed empirico grazie all’analisi di modelli e studi empirici. Nel primo capitolo sarà fornita una definizione di razionamento del credito e si discuteranno le varie teorie, che dagli anni Sessanta sino a tempi recenti, sono state elaborate per spiegarlo. Un

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