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Il diritto internazionale umanitario e l'uso delle mine nella guerra terrestre

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Petiziol
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Andrea Gioia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 267

L’analisi affrontata nel corso del lavoro riguarda il tema delle mine terrestri.
La prima parte anticipa, attraverso lo svolgimento di un’analisi sull'evoluzione storico-tecnologica dell'uso dell’arma, alcune implicazioni di natura giuridica che verranno sviluppate nella seconda parte.
La “guerra di mina”, ha origine da singole operazioni di natura tecnico-genieristica, volte alla demolizione di opere o manufatti e passa, successivamente, all'impiego delle mine con funzione “antimateriale” sul campo e perviene, infine, all'utilizzo degli ordigni con funzione quasi esclusivamente “antiuomo”. Le moderne caratteristiche tecnico-funzionali, il basso costo, la facile reperibilità, la deposizione indiscriminata e massiccia, la bonifica delle aree interessate, la riabilitazione delle comunità colpite e l’impatto sulla vita delle popolazioni civili sono tutti fattori che caratterizzano l’impiego bellico attuale delle mine antiuomo.
Dopo il bando delle terribili armi di “distruzione di massa” si fa ricorso massiccio alle armi convenzionali che, dati gli sviluppi tecnologici, costituiscono un serio pregiudizio per i combattenti a causa delle sofferenze che essi devono subire ma, soprattutto, per la sicurezza delle popolazioni civili, sempre più coinvolte nei conflitti.
Lo studio prosegue con una descrizione del significato di diritto internazionale umanitario applicabile ai conflitti armati come delineatosi dalle origini fino ai tempi recenti per consentite di collocare adeguatamente la disciplina attuale che regolamenta l’uso di determinate armi nel contesto articolato e complesso di una disciplina interessante ma spesso trascurata.
L’analisi affrontata successivamente, riguarda il ruolo di vari forum internazionali ed i contributi da essi offerti alla soluzione dei problemi sollevati dall’impiego delle mine ed i rispettivi contributi allo sviluppo della disciplina giuridica considerata.
La seconda parte inizia con l'esame della produzione dottrinale e normativa relativa alle mine terrestri precedente al 1980, anno in cui viene adottato il primo strumento giuridico internazionale che riguarda specificamente l'argomento.
Successivamente si delinea il percorso che conduce all'adozione della Convenzione del 1980 su divieti e limitazioni nell’uso di determinate armi convenzionali che possono essere ritenute eccessivamente invalidanti o causare effetti indiscriminati e del Protocollo II 1980 su mine, booby-traps e altri congegni.
Segue una panoramica storica seguita da una esposizione dei contenuti del Protocollo II che rappresenta il primo, organico tentativo di disciplinare la materia tenendo conto della necessità di temperare le esigenze militari che affidano all'uso delle mine terrestri un ruolo fondamentale e la necessità di assicurare il soddisfacimento degli imperativi umanitari volti a proteggere i civili dall'uso indiscriminato di tali ordigni.
Il lavoro prosegue con una esposizione dei contenuti ed un commento sulla nuova formulazione del Protocollo sulle mine, come emendato a seguito dei lavori della Conferenza di revisione della Convenzione 1980 sulle armi convenzionali, conclusasi nel maggio del 1996, che costituisce il punto di arrivo attuale della disciplina.
Si conclude con un riepilogo che illustra la situazione complessiva dal punto di vista umanitario e con alcune considerazioni finali che evidenziano come i mutamenti sostanziali nell’uso delle mine abbiano determinato un’azione, da parte di svariate componenti della comunità internazionale, tesa a rilanciare la necessità di una revisione radicale della disciplina.

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Una storia fra tante. “Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: con la pace i figli dan sepoltura ai padri; in guerra tocca ai padri di seppellire i figli” Erodoto, V sec. a.C. Dopo venti minuti da che fummo arrivati ci fu un'esplosione, vicino al bacino. Una colonna di fumo nero si levò in aria. Gli abitanti del villaggio si misero a correre verso la diga, attraverso i sentieri, fra le risaie. Bambini scappavano dal luogo dello scoppio. Come il fumo si diradò, si poté scorgere una figura prona e sanguinante. Un vecchio che cercava di avvicinarsi veniva trattenuto dai compaesani. La vittima era suo figlio diciassettenne. Stava cercando di disattivare una mina di fabbricazione vietnamita, a forma di mela. Una sfera di acciaio ripiena di tritolo, una delle svariate mine che aveva trovato mentre ripuliva il campo di famiglia per coltivarlo. Fu trascinato fino al sentiero e portato sulla strada su di una barella di fortuna. Lo scoppio lo aveva accecato. Il suo ventre era aperto e gli intestini caddero a terra. Le ferite delle schegge avevano lacerato le formule di protezione, tratte dalle scritture Pali, tatuate sul suo petto. Non appena il gruppo di soccorritori, trasformatosi in corteo funebre, raggiunse il wat, 1 la madre e la sorella iniziarono il lamento funebre chiamando a gran voce il suo nome: Vorn! Egli non era il primo membro della famiglia a morire in questo modo, suo fratello e il marito della sorella erano stati entrambi uccisi dalle mine, anni prima. Le mine erano state anche responsabili della perdita di metà della mandria di bufali d'acqua, che costituivano l'unico patrimonio della famiglia. Vorn fu cremato quella notte. Il corpo di un altro giovane, Ngeth Bros, di un villaggio vicino, giaceva su una pira vicino alla sua. Bros aveva calpestato una mina quasi nello stesso istante di Vorn, a tre miglia di distanza, lungo un sentiero nel bosco. Egli stava raccogliendo bambù e legna da ardere con l'amico Horn Hong e suo fratello minore, Horn Hom. In Cambogia i boschetti, come pure le dighe fra i campi, sono stati frquentemente minati per togliere la copertura alle truppe in avanzata e il taglio della legna costituisce, praticamente, l'unica fonte di reddito per gli abitanti del villaggio nella stagione secca. Mentre stavano attraversando un ruscello, egli in testa e gli altri due al seguito, Bros mise il piede su una mina sepolta e perse il piede. Hong gli si avvicinò e gli strinse il suo fazzoletto da fronte a guisa di laccio emostatico sulla gamba e così, mentre si incamminavano all'indietro, lungo il sentiero, anche Hong calpestò una mina che gli spappolò la parte inferiore della gamba. Hom si avvicinò ai due ragazzi più vecchi molto cautamente. Procedendo accovacciato, controllando se ci fossero dei fili che fanno detonare le mine e saggiando il terreno con un bastoncino, egli disseppellì una ventina di mine lungo i quattro metri di sentiero che lo separavano dagli altri. Erano tutte mine del tipo 72A, di fabbricazione cinese, di plastica, grandi quanto un palmo e contenenti più di trenta grammi di esplosivo ad alto potenziale. Dopo mezz'ora di ricerca e di cammino carponi, Hom si portò vicino al fratello Hong. Sistemò le mine che aveva rimosso a lato del sentiero. In quel momento Bros riprese conoscenza. Vedendo Hong ferito e immobile, pensò che il suo amico fosse morto. Gridò ad Hom di stare indietro, gli disse anche di salutare tutti, al villaggio, perchè non voleva più vivere come uno sciancato, da mendicante, con il suo miglior amico morto. Dopodiché si trascinò verso il cumulo di mine che Hom aveva raccolto e si gettò su di esse, prendendo l'esplosione in pieno corpo e morendo all’istante. Hom si sedette vicino al fratello incosciente, scosso e annerito dall'esplosione, intossicato dal fumo. 1 Tempio-monastero buddista.

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Parole chiave

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