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Identità, futuro, tradizione: Sacca Fisola 2.0

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Piacentini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università IUAV di Venezia
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura per il Nuovo e l'Antico
  Relatore: Pierantonio  Val
Coautore: Camilla Pozzani, Andrea Zubelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 230

Architettura per comprendere il presente e proiettarlo al futuro, nel solco della tradizione.
Il progetto di densificazione urbana previsto sull’isola di Sacca Fisola in Venezia interpreta da un lato le esigenze contemporanee di una società sempre più volta all’integrazione del tema della residenza con i nuovi modelli abitativi e familiari imposti dalla contemporaneità, dall’altro mette in campo nuove strategie tipologiche al fine di trasformare il manufatto in un elemento cardine fra gli elementi tipici della tradizione veneziana e la loro reinterpretazione in chiave contemporanea.
Da sempre la Giudecca costituisce un sistema urbano indipendente da Venezia, in quanto dotato di una sua storia e di sue proprie caratteristiche. In particolare, la dualità fra fronte nord costruito e fronte sud vegetale, ne connotano storicamente l’identità. Sacca Fisola, elemento terminale della Giudecca, presenta una condizione di anomalia rispetto a quest’ultima, sia da un punto di vista morfologico che tipologico. In essa, è assente infatti sia il tipico fronte compatto, sia il tradizionale rapporto “edificio-fondamenta-acqua”, da sempre presente nell’immaginario della città. Questo, unitamente ad un tessuto tipologico arretrato, standardizzato e mai rinnovato, rende Sacca Fisola un frammento di periferia qualsiasi calato all’interno della città storica. Questa condizione è causa del mancato completamento del Piano di Urbanizzazione redatto per l’isola nel 1960 da Giuseppe Samonà, che fu interrotto nel 1974 e mai più ripreso.
Il progetto di tesi si propone quindi di recuperare la idee progettuali di Samonà, reinterpretandole all’interno della condizione contemporanea. Unitamente allo studio planivolumetrico del nuovo fronte e la ridefinizione dell’asse centrale e della piazza, il progetto propone anche un rinnovamento tipologico di un tessuto ormai inadeguato alle esigenze del vivere contemporaneo.
In accordo con l’idea del “fronte compatto” che caratterizza non solo l’isola della Giudecca, ma tutto il contesto veneziano, l’impianto morfologico prevede l’estensione di una cortina urbana sul fronte prospiciente a Venezia con un’unica grande apertura che indirizza, come un grande cannocchiale, verso il cuore dell’isola composto dalla grande piazza pubblica, restituita alla città in una dimensione più consona al nuovo ruolo pubblico principale afferitogli, grazie all’inserimento di due edifici atti a completarne e ridefinirne il bordo, il limite.
Il tema della residenza è stato affrontato secondo un approccio mirato all’ equilibrio fra le richieste spaziali ed economiche contemporanee, fattibilità costruttiva e ricchezza spaziale, ottenuta mediante l’utilizzo tipologico della corte veneziana, reinterpretata in chiave moderna sotto forma di patio.
Tema cardine di tutta la densificazione è stata la sezione: elemento regolatore non solo dello spazio interno ma anche del rapporto dell’edificio stesso con l’esterno, in grado di arricchire e valorizzare anche spazi spesso dimenticati.
Il rapporto fra Nuovo e Antico ha rappresentato il filo conduttore comune dell’intervento, in grado di assecondare talvolta elementi tipologici tradizionali ma anche entrare in sottile antitesi con essi, concretizzando la convinzione che il progresso e l’innovazione siano inevitabili, ma che possano e debbano essere controllati.
Lo studio del sistema costruttivo e impiantistico si è basato su scelte strettamente connesse al tema dell’integrazione interdisciplinare: essi sono stati considerati parte integrante della progettazione fin dai primi schizzi, costantemente in interazione con le scelte architettoniche che influenzano e vengono necessariamente influenzate dalla tematica della costruzione. Il principio costruttivo viene quindi di volta in volta declinato alle esigenze architettoniche ma senza esserne totalmente subordinato: diviene quindi regolatore spaziale e di scelte.
La costruzione come mezzo per tramutare il “progetto” in “architettura”.

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