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Il volto del lavoro nella società contemporanea: dal lavoro che nobilita l'uomo al lavoro che mobilita l'uomo

Prima di arrivare al nocciolo della questione, una premessa è doverosa farla. Non è un caso se il seguente elaborato vuole approfondire il tema del lavoro, poiché esso nasce da una vicenda lavorativa personale che mi ha spinto, con trasporto emotivo, ad interessarmi a tale questione. Così, ha preso forma una narrazione talvolta pungente per sottolineare come l’impresa post-fordista si prenda gioco dei lavoratori. Essi, difatti, vivono oramai in uno stato permanente di assoggettamento ai “ricatti” per così dire velati dell’impresa, che alimenta in questi il terrore della perdita di lavoro e, dunque, la paura di vedersi rimpiazzati facilmente (indicativo d’altronde di come la valorizzazione delle persone sia accuratamente livellata). Tuttavia, seppur la difficoltà nel cercare di non piegarsi ai voleri fraudolenti e vessatori di cui troppo spesso l’organizzazione si nutre, è chiaro dedurre quali possano essere i risvolti di tale scelta, più semplicemente riassumibile con l’espressione gettonata del “o ti conformi o quella è la porta”. Ebbene, io ho scelto la porta, ma quella delle istituzioni preposte a perseguire le suddette anomalie, affinché tali imprese pongano fine a condotte illecite, a comportamenti che denigrano e calpestano la dignità di chi, soprattutto, il coraggio non ha di fare altrettanto, perché è palese che si perda il lavoro, ed io ne sono l’esempio. Certamente conforta pensare che, dalla mia scelta, mi sono potuta sottrarre da quello che oggi l’organizzazione richiede: dopo la mano e la testa, ha messo le mani anche sul cuore. Un cuore che non ho voluto lasciare tra le mani strette di chi voleva vedermi piegata. Un cuore che ho messo sì a disposizione, ma per battermi in questa causa, quel cuore che, spero, possa non ledere e svilire dignità altre.
Pertanto, l’obiettivo della tesi non può che andare in direzione di una preservazione dell’anima del soggetto lavorativo, tutelando la promozione della sua identità e integrità, andando a soddisfare determinati bisogni, primo fra tutti quello di autodeterminazione. In ciò sta la possibilità di convincersi che il lavoro può essere considerato spazio di educabilità, assumendo per la persona la portata di un educatore implicito, di un organizzatore della propria identità adulta e del proprio tempo, nella consapevolezza che dare qualità al tempo lavorativo è dare qualità alla vita. L’obiettivo,in definitiva, è quello di trovare nell’esperienza lavorativa l’occasione per poter manifestare il proprio potenziale, per far pratica della tensione creativa e della libertà, per rafforzare il soggettivo desiderio di costruire e innovare, per conseguire la dimensione della realizzazione personale e professionale.

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1 INTRODUZIONE Prima di arrivare al nocciolo della questione, una premessa è doverosa farla. Non è un caso se il seguente elaborato vuole approfondire il tema del lavoro, poiché esso nasce da una vicenda lavorativa personale che mi ha spinto, con trasporto emotivo, ad interessarmi a tale questione. Così, ha preso forma una narrazione talvolta pungente per sottolineare come l’impresa post-fordista si prenda gioco dei lavoratori. Essi, difatti, vivono oramai in uno stato permanente di assoggettamento ai “ricatti” per così dire velati dell’impresa, che alimenta in questi il terrore della perdita di lavoro e, dunque, la paura di vedersi rimpiazzati facilmente (indicativo d’altronde di come la valorizzazione delle persone sia accuratamente livellata). Tuttavia, seppur la difficoltà nel cercare di non piegarsi ai voleri fraudolenti e vessatori di cui troppo spesso l’organizzazione si nutre, è chiaro dedurre quali possano essere i risvolti di tale scelta, più semplicemente riassumibile con l’espressione gettonata del “o ti conformi o quella è la porta”. Ebbene, io ho scelto la porta, ma quella delle istituzioni preposte a perseguire le suddette anomalie, affinché tali imprese pongano fine a condotte illecite, a comportamenti che denigrano e calpestano la dignità di chi, soprattutto, il coraggio non ha di fare altrettanto, perché è palese che si perda il lavoro, ed io ne sono l’esempio. Certamente conforta pensare che, dalla mia scelta, mi sono potuta sottrarre da quello che oggi l’organizzazione richiede: dopo la mano e la testa, ha messo le mani anche sul cuore. Un cuore che non ho voluto lasciare tra le mani strette di chi voleva vedermi piegata. Un cuore che ho messo sì a disposizione, ma per battermi in questa causa, quel cuore che, spero, possa non ledere e svilire dignità altre. Pertanto, l’obiettivo della tesi non può che andare in direzione di una preservazione dell’anima del soggetto lavorativo, tutelando la promozione della sua identità e integrità, andando a soddisfare determinati bisogni, primo fra tutti quello di autodeterminazione. In ciò sta la possibilità di convincersi che il lavoro può essere considerato spazio di educabilità, assumendo per la persona la portata di un educatore implicito, di un organizzatore della propria identità adulta e del proprio tempo, nella consapevolezza che dare qualità al tempo lavorativo è dare qualità alla vita. L’obiettivo,

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Pedagogia

Autore: Carol Ciciliani Contatta »

Composta da 90 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 136 click dal 25/05/2018.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.