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Perdersi per ritrovarsi: l'esperienza della perdita e la riscoperta di se stessi

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Ginanneschi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche
  Relatore: Gennaro  Accursio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Lo studio presentato indaga il fenomeno della perdita dell’oggetto d’amore e delle possibilità di ritrovarsi a partire dal dolore che ne deriva. Trattandosi di un'emozione o di uno stato della mente singolare e poco generalizzabile, è sembrato opportuno confinare tale studio nell'ambito della Psicologia Dinamica di Freud e di Bowlby e successivamente affrontare i modi per ritrovarsi attraverso il contributo dell'attuale Psicologia Positiva.
Pur trattandosi di due prospettive teoriche e cliniche diverse, la qualità radicale del tema e la sua consistenza esistenziale consentono di creare delle possibili interazioni teorico-cliniche. In tale ottica, partendo dell'analisi del processo della perdita così come viene descritto da Freud in “Lutto e melanconia”, è stato possibile evidenziarne la modalità di elaborazione. In particolare, nelle opere trattate all’interno del manoscritto, quali “Angoscia dolore e lutto” - aggiunta all'opera “Inibizione, sintomo e angoscia” – sono state distinte dall’Autore le esperienze di perdita che conducono a provare soltanto dolore, quelle che innescano solo dispiacere o quali altre ancora il semplice lutto. Evidentemente l'impostazione freudiana vede questi processi in termini di investimento oggettuale e di processi di ambivalenza che possono inibire l'investimento oggettuale medesimo, uniti alle vicissitudini emozionali che possono veicolare verso un rapporto autentico. Su questa base è stata posta l'attenzione sul contributo di Bowlby che, come è noto, si è differenziato dalla matrice freudiana inquadrando il tema della perdita focalizzandosi sulle vicissitudini della relazione madre-bambino, sull'esigenza significativa di sanare le condizioni di perdita mediante figure sostitutive di attaccamento nonché sulla possibilità dei bambini piccoli, se ben sostenuti, di elaborare la perdita e riorientare il processo di attaccamento. Rispetto al tema dello studio è sembrato opportuno presentare anche il contributo di Hans-George Gadamer che in una prospettiva ermeneutica ha affrontato, come già in precedenza Freud, la tematica dell'equivalenza tra dolore fisico e dolore psichico, illustrando le emozioni del dolore in condizioni di sconforto morale difficili da sostenere.
L’impostazione dello studio ha richiesto necessariamente di includere e approfondire la tematica della dimensione del tempo vissuto, in quanto la perdita elicita la modificazione degli stati mentali dello slancio vitale e della possibilità di orientarsi verso l'avvenire vissuto e certamente oggettivo, investendo totalmente l’esperienza dell’individuo che la affronta. Questo ha permesso di cogliere le diverse sfaccettature della soggettività che vive l'esperienza stessa della perdita. In linea generale, è possibile infatti cogliere il sussistere in simili circostanze di una sottrazione del tempo vissuto che in termini lewiniani potrebbe essere comparato a stretti confini dello spazio di vita.
Nell'impostazione accennata si ritroverebbero già le condizioni psicologiche della possibilità di ritrovarsi, ma data tuttavia l'importanza del tema è stato ritenuto opportuno riferirsi anche agli studi della Psicologia Positiva che probabilmente in modo più concreto e propositivo ha evidenziato le risorse cui può attingere la persona anche nelle condizioni più problematiche del corso di vita. In tale prospettiva ci si è concentrati sulla rilevanza delle emozioni positive che, integrate con le potenzialità proprie delle virtù, possono significativamente rimodulare l'esperienza dell'organismo nella sua totalità. Ciò può verificarsi, come sostiene Seligman, specialmente attraverso le virtù della trascendenza e della temperanza, le quali, mobilitando le risorse potenziali dell'organismo, possono contribuire a promuovere un possibile stato in cui l'individuo comincia a vivere per ritrovarsi.

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3 Premessa Il presente elaborato è volto alla trattazione della tematica della perdita dell’oggetto d’amore, conseguente ad una rottura del legame, da un punto di vista psicodinamico e fenomenologico-esistenziale. Si tratta di un evento squisitamente umano, inerente il naturale ciclo esperienziale di ciascun individuo ed ostacolante l'evoluzione della personalità globale, che tuttavia sotto la pellicola del microtrauma cela feconde potenzialità d’estensione della propria identità, divenendo opportunità di crescita maturazionale e rinascita emozionale. Si proporrà dunque in chiave storica, nel corso del primo capitolo, un’analisi del processo della perdita così come è stata operata da parte di due pilastri della disciplina psicologica: Sigmund Freud, padre della Psicoanalisi, che per primo durante il 1915 si è occupato della tematica in questione all’interno del saggio “Lutto e melanconia”, chiarendo le modalità di elaborazione della perdita d’oggetto tramite considerazioni mutuate dalla patologia melanconica; e John Bowlby, fondatore della Teoria dell’Attaccamento, che indica nelle fasi protesta-disperazione-distacco il segno di un culto della sofferenza che sembra non aver fine. E’ proprio sulla centralità della sofferenza svilente insita nell’esperienza della perdita che ci si soffermerà durante il secondo capitolo, presentando la Teoria del dolore formulata quantitativamente da Sigmund Freud, per poi esporre le tesi sull’argomento avanzate dal filosofo ermeneuta Hans George Gadamer in occasione di una conferenza tenutasi all’università di Heidelberg-Schlierbach l’11 novembre del 2000. Si darà però ampio rilievo alle risorse che il sentimento di dolore può sollecitare, favorendo l’espiazione dell’ostilità e del risentimento ad opera di due forze temperamentali rilevanti: la gratitudine e il perdono. Una rimodulazione dei propri tormenti, che si traduce in un riavvicinamento al mondo reale, si rende attuabile in quanto l’individuo non è soltanto determinato dal passato e dal presente, ma da quel tempo in divenire in cui le potenzialità e le virtù possono fattualmente promuovere trasformazioni e cambiamenti. Fulcro centrale nell’ambito della trattazione del fenomeno della perdita sarà pertanto costituito dalla tematica del tempo vissuto - esplorata nel corso del terzo

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