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Progettare un nido d'infanzia: orientamenti pedagogici, spazi, tempi, funzionamento

Informazioni tesi

  Autore: Nicole Alessandra Gatti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Progettazione Pedagogica nei Servizi per i Minori
  Relatore: Elisabetta  Musi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

L’asilo nido è, infatti, un servizio di utilità sociale che si occupa della cura, dell’educazione e della socializzazione della prima infanzia, di bambini dai tre mesi ai tre anni. Esso è il primo luogo di cura, educazione e socializzazione al di fuori del contesto familiare ed è importante renderlo il maggiormente possibile accogliente e confortevole al pari della casa. Soltanto in questo modo il bambino si potrà sentire protetto e sostenuto adeguatamente e gli verrà concessa un’opportunità di sviluppo completo della sua personalità e identità.
Ci sono molti studi che segnalano l’importanza dell’asilo nido come prima esperienza importante per il bambino al di fuori dalla famiglia. Sembrerebbe infatti che, non solo i bambini possano socializzare tra di loro e acquisire precocemente della capacità interattive e relazionali che lo aiutano poi nell’ingresso a gradi scolastici superiori, e quindi essere «più bravi a scuola, più socievoli, più autonomi.
Ma anche più capaci di concentrarsi, più creativi nel gioco, più aperti verso i compagni. […] Frequentare un asilo nido nei primi mille giorni di vita, ossia da 0 a 3 anni, sembra essere un investimento sul futuro dei bambini».
Per progettare quest’idea di asilo nido sono partita, con il capitolo primo, con un’analisi della letteratura pedagogica e storica per recepire tutte le informazioni necessarie al costruire una cronologia storica dei servizi destinati alla prima infanzia, fino ad arrivare alla concezione di asilo nido odierna.Nel secondo capitolo è stata presa in esame la legislazione di riferimento dell’asilo nido: in una prima parte quella nazionale; nella seconda, invece, della regione Lombardia.
Il terzo capitolo, infine, riguarda la progettazione vera e propria. Essa è stata suddivisa in tre fasi:
Ø una prima fase in cui ho analizzato ancora la lettura pedagogica e sociologica che riguarda la concezione dell’infanzia e della famiglia per avere un quadro complessivo di tutti i mutamenti che hanno accompagnato negli anni queste due dimensioni ed alla fine ho sviluppato l’idea del progetto;
Ø la seconda fase è stata quella di ricerca. Per prima cosa ho effettuato una mappatura del territorio per essere a conoscenza di quanti servizi similari ci fossero nelle vicinanze del luogo pensato di istituzione del nuovo nido. Poi ho effettuato una ricerca di dati statistici sulla popolazione residente nel quartiere di riferimento. Infine, ho sviluppato e pubblicizzato un sondaggio online per analizzare il vero bisogno della popolazione residente;
Ø la terza ed ultima fase, per concludere, è stata riservata alla progettazione dell’idea dell’asilo nido in termini di dimensione pedagogica, educativa, relazionale, organizzativa e strutturale.

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Pag. 6 | 81 Capitolo primo I servizi per la prima infanzia 1.1. Cenni storici La nascita dei primi servizi destinati alla prima infanzia si registra già a partire dal Medioevo: nacquero, infatti, in quel periodo i primi brefotrofi 3 o “ospedali per trovatelli”, istituzioni private a carico degli istituti religiosi, destinati alla custodia di tutti quei figli che venivano abbandonati dai loro genitori. L’”ospedale per trovatelli” «accoglieva senza discriminazione bambini illegittimi e legittimi, orfani di un genitore o di entrambi, ma anche con entrambi i genitori viventi, rappresentava l’istituzione collettiva con la quale la società forniva un sostegno agli strati più poveri» 4 . Esso, infatti, aveva come principale scopo la prevenzione dell’infanticidio, i bambini che venivano abbandonati dai genitori poveri venivano lasciati su una sorta di ruota rotante, definita ruota degli esposti 5 , all’ingresso dell’istituto dove venivano poi accolti per la cura dalle nutrici. Il brefotrofio aveva comunque un carattere temporaneo poiché una volta passato il periodo dei costi più gravosi, di norma entro i primi due anni di vita, i genitori tornavano a riprendersi i figli per riportali a casa con loro. Questo tipo di servizio per la prima infanzia, pur non avendo un carattere eminentemente educativo ma assistenziale, era l’unica alternativa di custodia per bambini molto piccoli abbandonati dalla famiglia a causa delle condizioni estremamente critiche della vita del periodo. Ma anche al suo interno la sopravvivenza dell’infanzia non era affatto scontata. Dal 1867 cominciarono a venire definitivamente soppresse le ruote per gli esposti e i brefotrofi ad essere definitivamente riformati in istituti di assistenza all’infanzia, ma solo per i bambini considerati illegittimi. Con il sopraggiungere della Rivoluzione Industriale sul finire del Settecento mutarono i bisogni e le condizioni sociali e lavorative della società. In quel periodo vi era una significativa espansione delle attività manifatturiere che richiedeva alle fabbriche un impiego sempre più considerevole di forza lavoro femminile. 3 Cfr., https://it.wikipedia.org/wiki/Brefotrofio. 4 E. Becchi, D. Julia, Storia dell’infanzia. 2. Dal Settecento ad oggi, Edizioni Laterza, Roma 1996, p. 266. 5 Cfr., http://www.storico.org/storia_societa/ruota_innocenti.html.

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