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Musica e Interculturalità a scuola

Informazioni tesi

  Autore: Ginevra Abrignani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Pedagogia
  Relatore: Paola Di Nicola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

Il presente lavoro si propone d’illustrare come l’educazione musicale possa essere impiegata per avviare una didattica di tipo inclusivo per le differenze culturali in classe e per favorire l’empatia nei confronti di culture straniere.
A partire dal problema della crisi dei saperi umanistici ed artistici, posto da Nussbaum in “Non per profitto”, è stato individuato come le discipline artistiche, tra cui la musica, siano importanti per favorire l’immaginazione empatizzante e per la tutela della democrazia. Esemplare è l’attività del Chicago Children’s Choir, che ha valorizzato la diversità musicale per oltrepassare la discriminazione razziale presente nelle scuole della città. Ma, ancora più esemplare, fu la scuola di Tagore in India, trattata nel II capitolo del presente lavoro.
La pedagogia di Tagore è importante per il forte riconoscimento che conferiva alle arti come la poesia, la danza, il teatro e la musica. Nella concezione estetica tagoriana di tipo mistico, l’uomo si nutre della gioia che scaturisce dall’attività creativa. La musica, concepita dal poeta come linguaggio dell’assoluto che educa i sentimenti, consente di provare empatia con l’umanità e l’universo. Tagore denunciava l’istruzione di tipo utilitaristico in cui sono immersi i sistemi scolastici. In questi ultimi, infatti, vige l’apprendimento mnemonico senza curarsi per la persona in senso globale.
Per Nussbaum e per Tagore i saperi artistici sono fondamentali per l’educazione del cittadino proprio perché non sono saperi legati al profitto, ma educano volgendosi al cuore dell’uomo. Nel III capitolo ho voluto esaminare, pertanto, la situazione della musica come materia scolastica a partire dall’Unità d’Italia ad oggi. Ho appurato come l’educazione musicale in Italia sia stata relegata ai pochi talentuosi nei Conservatori e, nelle scuole, continuamente soggetta a riforme che la vedono presente­assente, obbligatoria­facoltativa. La musica è stata concepita come un sapere tecnicoprofessionalizzante e non, come sostiene Nussbaum, un sapere artistico fuori dai meccanismi del profitto. La musica, invece, dovrebbe essere cultura di tutti e presente in ogni ordine scolastico: a partire dalla scuola dell’infanzia per arrivare alle scuole secondarie di II grado. Ma è proprio nelle scuole di II grado che la musica è stata tagliata fuori, nonostante l’istituzione del Liceo Musicale (ma appunto solo per coloro che vogliono specializzarsi).
Nel IV capitolo ho affrontato il tema centrale della tesi “Musica e interculturalità a scuola”. È stato verificato che la musica, se adeguatamente progettata a livello didattico, favorisce la coesione nel gruppo classe e l’inclusione di tutte le diversità. La presenza di alunni stranieri nelle scuole ha posto la questione della valorizzazione, nella didattica musicale, di linguaggi musicali non tradizionali. Oggi è sempre più richiesto che l’insegnante di musica sappia introdurre gli alunni alle musiche “altre”, ma questo non basta, la didattica musicale dovrebbe avviare un dialogo interculturale tra le culture musicali. In quest’ottica è possibile favorire l’immersione nella cultura dell’altro, il decentramento che favorisce l’empatia, ma soprattutto il confronto tra culture musicali.
La musica, inoltre, consente la collaborazione tra docenti in percorsi interdisciplinari. Nell’ultimo capitolo ho presentato otto studi di caso su didattiche musicali di tipo laboratoriale, in cui la musica ha avuto lo scopo di avviare il dialogo interculturale per includere le differenze.
Dagli studi di caso è emerso come la musica possa unire le persone nonostante le differenze culturali, valicare le barriere che bloccano l’espressione personale e migliorare il clima di classe. Infine, è stato verificato in una ricerca­azione che la musica può favorire l’apprendimento dell’italiano come L2.

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Capitolo 2 L’importanza delle arti nella scuola di Tagore 2.1 Gli ideali della scuola Rabindranath Tagore nacque il 6 maggio 1861 a Calcutta e fu un poeta, prosatore, musico, pittore e pedagogista. Gli fu assegnato il Premio Nobel nel 1913 per l’opera Gitânjali. Egli visse in un ambiente familiare caratterizzato da numerose attività culturali, artistiche e religiose. Da giovane rifiutò di frequentare le scuole dove si praticavano umilianti castighi corporali 18 e venne sottoposto all’insegnamento privato, però, non ne trasse alcun profitto. Egli preferì trascorrere il tempo leggendo opere letterarie, facendo traduzioni e componendo musica per i suoi canti in bengali. Recatosi in Inghilterra con il fratello, ebbe modo di conoscere la vita occidentale, frequentando la scuola pubblica e interessandosi di latino, di letteratura inglese e musica europea. Una volta tornato in madrepatria si dedicò esclusivamente all’attività poetica e letteraria. Di Tagore ci rimangono scritti in tutti i generi poetici: migliaia di liriche, canzoni, epigrammi e storie in versi. Nella prosa narrativa raggiunse un alto livello artistico, morale e sociale. Scrisse romanzi, novelle, opere drammatiche e opere filosofiche (una decina). Scrisse musica con l’intento di unire la forma musicale orientale e quella occidentale. Nell’arco della sua vita tenne conferenze in tutto il mondo, incontrando i maggiori intellettuali del suo tempo. In India aveva instaurato rapporti con Gandhi. Morì il 7 agosto 1941. Quella di Tagore fu una vocazione educativa a fianco di quella artistica. Egli voleva conferire un nuovo ideale all’educazione: «è assolutamente necessario dare alla nostra educazione anzitutto qualche grande ideale. Il principio dell’egoismo materiale, che impregna l’atmosfera del giorno d’oggi, non può suscitare in noi una nuova vita, perché porta con sé una sfrenata passione che, bruciando, esaurisce e distrugge ogni vitalità 19 ». La scuola di Santiniketan (“Casa della pace”), fondata nel 1901, rimase indipendente dall’aiuto dello Stato finché Tagore rimase in vita. Prima di diventare una scuola era un asram, ovvero, una comunità di meditazione di proprietà del padre. Tagore vi si recò con moglie, figli e alcuni amici, dando vita a qualcosa di unico: «Ogni descrizione di tale scuola è necessariamente inadeguata, perché i suoi elementi più 18 Giacomo Ottonello, Rabindranath Tagore. Principi educativi e scuole in Oriente, Armando editore, Roma, 1977, cfr. in particolare il cap. 1. 19 Rabindranath Tagore, Antologia di scritti pedagogici, a cura di Giacomo Ottonello, La Scuola, Brescia, 1975, p. 32. 11

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la musica negli ordinamenti scolastici in italia

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