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La valutazione delle azioni quotate sul mercato regolamentato

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Furbesco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Luigi Panzone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 253

Le azioni quotate in mercati regolamentati sono titoli rappresentanti frazioni del CS di società dotate di particolari requisiti che si concretizzano in una struttura patrimoniale equilibrata, un adeguato numero di soci e in un management composto da soggetti in grado di assicurare (almeno sulla carta) una sana e prudente gestione.
I mercati regolamentati sono quelli iscritti in un apposito albo tenuto dalla CONSOB; tra questi, per ciò che riguarda le azioni, il principale è la Borsa Valori che si articola in vari comparti.
In tali mercati le procedure di negoziazione sono standardizzate e spersonalizzate. E’ possibile compravendere titoli solo avvalendosi di intermediari autorizzati (tra cui rivestono una posizione di rilievo le Sim) ed esistono appositi fondi a garanzia del buon esito delle negoziazioni.
Esistono due principali approcci per la valutazione delle azioni quotate sul mercato regolamentato: analisi fondamentale e analisi tecnica.
Secondo l’analisi fondamentale per giungere a stabilire il valore di un titolo occorre preliminarmente stabilire il valore dell’azienda cui esso si riferisce in modo tale da poter individuare i titoli che hanno un valore intrinseco diverso dal loro prezzo corrente; dove con il termine valore intrinseco si intende il valore che si può attribuire all’impresa o alle imprese in funzionamento della società che lo ha emesso diviso per la quantità di titoli costituente il CS.
Esistono vari metodi per la determinazione del capitale economico ma non esiste un valore esatto ed assoluto da attribuire a quest’entità.
I metodi maggiormente adottati in Europa sono i metodi patrimoniali, reddituali e misti.
I primi prevedono la determinazione del capitale economico in via analitica attribuendo a ciascun bene componente il patrimonio aziendale un valore coincidente con il valore corrente, di ricostruzione o di riproduzione a seconda dei casi. Al contrario il metodo reddituale è più aderente alla teoria secondo la quale l’azienda ha un valore nella misura in cui è in grado di generare reddito, di conseguenza il captale economico sarebbe pari al valore attuale dei flussi reddituali attesi dall’azienda.
I metodi più usati nei paesi anglosassoni e in genere dagli operatori finanziari sono i metodi finanziari secondo cui l’azienda, come qualsiasi altro investimento, va valutata sulla base del valore attuale netto dei flussi di cassa che si prevede genererà nei prossimi anni.
Tutti i metodi sono criticabili perché in molti casi si basano su ipotesi arbitrarie o discutibili ma necessarie data l’aleatorietà di eventi futuri quali i redditi o i flussi di cassa dei prossimi anni nonché del tasso di attualizzazione che dovrebbe tener conto del rischio insito nell’investimento azienda.
Il processo di analisi fondamentale si articola secondo diversi livelli: innanzitutto viene effettuata la cosiddetta indagine strutturale, finalizzata all’esame dell’ambiente macroeconomico di riferimento. Ricorrendo a modelli di tipo econometrico vengono interpretate e descritte le relazioni che si instaurano tra le grandezze economiche interessate, tramite un articolato intreccio di relazioni matematiche.
Un secondo livello di approfondimento dell’analisi fondamentale è costituito dall’indagine particolare, all’interno della quale si distinguono poi un’analisi di tipo settoriale e una di tipo aziendale.
In ogni caso occorre considerare dapprima il segmento di mercato, per tentare di fornire una stima del livello di competitività dell’azienda: si approfondiscono le relazioni fra domanda e offerta, nonché il grado di concorrenza all’interno del settore, i costi ed il ciclo di vita del prodotto, l’eventuale stagionalità della produzione, possibili effetti di regolamentazioni nazionali o estere.
Per far ciò è necessario collocare le attività svolte dall’azienda in settori.
La suddivisione delle attività produttive (e quindi dei relativi titoli) in settori di base trova la sua giustificazione nell’intenzione di ripartire l’insieme delle società quotate secondo una logica basata sul ciclo economico che le caratterizza.
I numerosi settori possono spesso trovarsi in situazioni contrasto e per questo motivo possono essere distinti in settori anticipatori (leading) e settori ritardatari (lagging) rispetto al ciclo economico nel suo complesso.
L’analisi fondamentale di tipo aziendale consiste invece nello studio delle serie storiche dei bilanci societari.
Dopo una riclassificazione delle voci di bilancio necessaria per mettere in evidenza particolari aspetti della gestione e della struttura patrimoniale, si procede al calcolo di alcuni indici e margini in modo da poter formulare alcuni giudizi circa la qualità del reddito prodotto.

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6 1) INTRODUZIONE Rilevanti cambiamenti hanno interessato l�economia italiana negli ultimi anni. L�obiettivo dell�ingresso nell�Unione Monetaria Europea ha fatto si che si assistesse a manovre di politica economica tese ad evitare l�incremento del debito pubblico e allo stesso tempo all�attivazione di un processo di riduzione dell�inflazione e di convergenza dei tassi di interesse verso livelli pi� bassi. Ci� ha comportato un notevole impatto sul portafoglio finanziario del risparmiatore medio italiano, tipicamente sbilanciato sui titoli di Stato. In passato, infatti, il mercato finanziario italiano offriva un�opportunit� rara negli altri mercati internazionali, cio� la possibilit� di acquistare attivit� finanziarie (BOT, CCT, BTP, e via discorrendo) caratterizzate da un basso livello di rischio e da un elevato rendimento. La discesa dei tassi di rendimento ha indotto molti individui ad un�operazione di riallocazione delle attivit� finanziarie componenti il proprio portafoglio al fine di prendere in considerazione anche l�acquisto di titoli azionari. Un merito particolare nel processo di avvicinamento dei risparmiatori alla Borsa va attribuito alla riforma dei mercati finanziari, realizzata con una serie di interventi legislativi (iniziata nel 1991 con l�istituzione delle Sim e culminata nel 1998 con l�entrata in vigore del TUF) diretti a garantire una maggiore tutela dell�investitore e una maggiore efficienza e trasparenza nelle transazioni. Un investimento in azioni � un�operazione complessa per chi � abituato a ricevere un interesse nominale certo a scadenze prestabilite, ma malgrado ci� l�investimento in Borsa � visto da alcuni come un �gioco�.

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