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Il paziente schizofrenico: un caso di difficile comprensione (case report)

Informazioni tesi

  Autore: Eleonora Caputo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Scienze Infermieristiche
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Katia  Polloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

La schizofrenia è una forma di malattia mentale caratterizzata da complessità e peculiarità di volta in volta uniche, determinando nei gruppi di cura difficoltà nella comprensione dei bisogni e dei relativi interventi di aiuto per una qualità di vita migliore, più consapevole e autodeterminata, del paziente e della sua famiglia.
Scopo e finalità del presente case report retroattivo è migliorare - attraverso la comparazione di dati clinici e con dati scientifici - la comprensione dei bisogni di un paziente psicotico e delle sue percezioni sulla malattia, in un’ottica “patient-centred”, dei fattori scatenanti che determinano le ricadute e la riacutizzazione del malessere e dell’influenza dello stigma della malattia mentale nel percorso di cura.

Osservare come l’infermiere può concorrere, attraverso il processo di assistenza, a prestare aiuto e ad individuare le soluzioni più idonee e percorribili tenuto conto della storia del paziente e della sua famiglia, delle possibilità offerte dal contesto sociale.
È stato analizzato il caso clinico del sig. L., paziente maschio di 28 anni, con disturbo schizofrenico insorto durante l’adolescenza 10 anni prima. Fin dall’esordio e presa in carico del Servizio Psichiatrico presenta poca consapevolezza di malattia con conseguente scarsa compliance nel progetto di cura. In questi 10 anni è stato ripetutamente ricoverato nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) ed ha alternato periodi di intenso malessere con ripetuti ricoveri a periodi di sufficiente compenso. Sono pressoché costanti, pur con intensità variabile, i deliri a carattere persecutorio e paranoideo, allucinazioni uditive e olfattive e gli episodi di aggressività verbale e fisica nei confronti di oggetti e familiari che si verificano soprattutto al domicilio. Le ripercussioni della malattia sono state determinanti sul funzionamento scolastico, sociale e lavorativo di L.

La motivazione alla descrizione di questo caso è determinata dalla storia clinica del paziente, che dura da 10 anni e nella quale non vi sono stati miglioramenti significativi. Fino ad oggi i servizi di cura hanno incontrato insuccessi nell’ideare e attuare interventi di aiuto al paziente, sono state provate diverse terapie farmacologiche e interventi psico-educazionali ma periodicamente il paziente presenta ricadute con riacutizzazione dei sintomi deliranti e atteggiamenti aggressivi per i quali si rendono necessari ricoveri in SPDC e talvolta accertamenti o trattamenti sanitari obbligatori (ASO o TSO).

Materiali e metodi. È stato possibile osservare questo caso durante l’esperienza di tirocinio e attraverso informazioni reperite dalla documentazione clinica - medica e infermieristica - del reparto nel quale il paziente è stato ricoverato. È stato confrontato il percorso clinico-riabilitativo promosso dal gruppo di cura con le evidenze scientifiche più recenti riguardanti la comprensione del fenomeno della malattia mentale e gli interventi di aiuto del paziente schizofrenico.
Tutti i dati necessari per lo svolgimento della Tesi sono stati raccolti nel rispetto della privacy e dell’anonimato previo consenso da parte del paziente, dei suoi genitori, del Direttore e del Coordinatore di U.O. SPDC. Ho assistito in prima persona all’assistenza del paziente durante la prima esperienza di tirocinio in SPDC nel corso del terzo anno.

Risultati. Fino ad oggi non è stato possibile trovare traiettorie assistenziali e di cura efficaci per permettere a L. di vivere in maniera funzionale nel contesto sociale, nonostante la malattia. La terapia farmacologica risulta efficace solo nel breve termine in quanto il paziente, adeguandosi senza convinzione alle cure, le abbandona facilmente di sua iniziativa. I tentativi di reinserimento sociale e lavorativo non hanno portato a risultati significativamente positivi.

Conclusioni. Il presente case report conferma la complessità del disturbo schizofrenico e la difficoltà nel suo trattamento. Esso evidenzia la necessità di potenziare la gamma di interventi non farmacologici, di tipo relazionale, psicologico ed educativo e permette di intercettare il contributo dell’assistenza infermieristica, nell’evoluzione della malattia alla conquista di condizioni di vita migliori attraverso lo sviluppo di empowerment e autodeterminazione del paziente e della sua famiglia.

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2 ABSTRACT La schizofrenia è una forma di malattia mentale caratterizzata da complessità e peculiarità di volta in volta uniche, determinando nei gruppi di cura difficoltà nella comprensione dei bisogni e dei relativi interventi di aiuto per una qualità di vita migliore, più consapevole e autodeterminata, del paziente e della sua famiglia. Scopo e finalità del presente case report retroattivo è migliorare - attraverso la comparazione di dati clinici e con dati scientifici - la comprensione dei bisogni di un paziente psicotico e delle sue percezioni sulla malattia, in un’ottica “patient-centred”, dei fattori scatenanti che determinano le ricadute e la riacutizzazione del malessere e dell’influenza dello stigma della malattia mentale nel percorso di cura. Osservare come l’infermiere può concorrere, attraverso il processo di assistenza, a prestare aiuto e ad individuare le soluzioni più idonee e percorribili tenuto conto della storia del paziente e della sua famiglia, delle possibilità offerte dal contesto sociale. È stato analizzato il caso clinico del sig. L., paziente maschio di 28 anni, con disturbo schizofrenico insorto durante l’adolescenza 10 anni prima. Fin dall’esordio e presa in carico del Servizio Psichiatrico presenta poca consapevolezza di malattia con conseguente scarsa compliance nel progetto di cura. In questi 10 anni è stato ripetutamente ricoverato nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) ed ha alternato periodi di intenso malessere con ripetuti ricoveri a periodi di sufficiente compenso. Sono pressoché costanti, pur con intensità variabile, i deliri a carattere persecutorio e paranoideo, allucinazioni uditive e olfattive e gli episodi di aggressività verbale e fisica nei confronti di oggetti e familiari che si verificano soprattutto al domicilio. Le ripercussioni della malattia sono state determinanti sul funzionamento scolastico, sociale e lavorativo di L. La motivazione alla descrizione di questo caso è determinata dalla storia clinica del paziente, che dura da 10 anni e nella quale non vi sono stati miglioramenti significativi. Fino ad oggi i servizi di cura hanno incontrato insuccessi nell’ideare e attuare interventi di aiuto al paziente, sono state provate diverse terapie farmacologiche e interventi psico-educazionali ma periodicamente il paziente presenta ricadute con riacutizzazione dei sintomi deliranti e atteggiamenti aggressivi per i quali si rendono necessari ricoveri in SPDC e talvolta accertamenti o trattamenti sanitari obbligatori (ASO o TSO).

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