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Storia e giornalismo nella narrativa di Enzo Biagi

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Antonelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Forme della comunicazione letteraria
  Relatore: Andrea Rondini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 76

Con un piede nella storia e l’altro nell’amata professione del giornalista, la narrativa di Enzo Biagi è ricca di nomi illustri ed episodi che hanno segnato il ‘900. Sebbene abbia disseminato la sua carriera, soprattutto la seconda parte, di saggi, romanzi e storiografie, in questa tesi si è scelto di prendere in esame due testi molto simili tra loro, ma scritti e pubblicati in due epoche molto distanti. Il primo, uscito nel 1975, è Disonora il padre, romanzo che ripercorre il periodo dall’infanzia degli anni ’20 e ’30, all’immediato dopoguerra. Il secondo è invece I quattordici mesi, in edicola dal 2009, che è stato completato dal collega e amico Loris Mazzetti subito dopo la morte dell’autore. Nel libro, come si evince dal titolo e dal sottotitolo “La mia Resistenza”, la trama è incentrata sui mesi del Biagi partigiano. Una storia tra le montagne di cui si è parlato molto poco nell’altra pubblicazione del 1975. Si tratta quindi di due opere a tratti complementari, che aiutano a comprendere in pieno l’universo dal quale Biagi è partito per diventare uno dei giornalisti e degli scrittori più famosi e influenti dell’ultimo secolo. Nonostante siano stati scritti in due periodi differenti della storia moderna e della vita di Enzo Biagi, in entrambi i libri lo stile rimane lo stesso, con il racconto in prima persona che pagina dopo pagina trascina il lettore nelle sensazioni del protagonista, evidenziando un forte radicamento a due temi ben precisi della sua narrativa: la storia e il giornalismo. La storia non è solo uno sfondo da cui prendere spunto per non far perdere il filo al lettore, ma viene assorbita nelle vicende raccontate dall’autore. In Disonora il padre il fascismo, ad esempio, non è vissuto solo come una corrente che ha cambiato il ventennio, ma viene trattato come un pensiero fisso nella mente di Biagi, con la sua metamorfosi da balilla a partigiano. Stessa cosa ne I quattordici mesi con il tema della Resistenza, divenuto un suo personale ‘movimento’ interiore giustificato di capitolo in capitolo. Inoltre, in entrambi i casi, le date più importanti, come quella dell’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio firmato da Badoglio, non vengono solo inserite per fare da contesto alla narrazione, ma diventano parte fondante della stessa, raccontando esattamente quanto gli accade in quelle ore tanto importanti per l’intero paese. Tutto rigorosamente in prima persona, mai per citazioni o in maniera enciclopedica, ma parlando, anche in questo caso, di come l’autore ha vissuto con precisione quei momenti.
Il tema del giornalismo emerge ancora con più chiarezza. Se la storia la fa da padrone nelle varie parti del libro, il giornalismo è quella passione di cui Biagi va fiero e con cui riesce a colmare il resto della narrazione. Nei due libri il suo mestiere viene fuori in maniera evidente, ma in due modi diversi. Nel romanzo Disonora il padre non si parla tanto delle sue produzioni giornalistiche, quanto proprio della professione da lui esercitata, con la vita di redazione che a un certo punto è l’unica realtà descritta nei minimi particolari. Dagli esordi all’«Avvenire» al «Resto del Carlino», Biagi ci tiene a far sapere al lettore perché ha scelto di fare il giornalista, quali sono i suoi modelli e qual è la routine di questo lavoro. Ne I quattordici mesi invece il giornalismo diventa una missione. In brigata il suo ruolo non sarà quello di combattere il nemico, ma di redigere un giornale clandestino. E qui la narrazione si sviluppa proprio attraverso le pagine di questa pubblicazione, riportando non solo le immagini delle prime pagine dei tre numeri usciti, ma anche i singoli articoli. Il lettore quindi si ritrova catapultato in racconti e resoconti pubblicati all’epoca che vanno a intrecciarsi con la narrazione del libro. Parafrasando possiamo dire che Biagi sostituisce pagine di romanzo con pagine di giornale. Il tutto senza rovinare l’enfasi del testo, anzi aumentandola con storie raccontate in prima persona da suoi compagni di brigata. Analizzare questi due testi permette la comprensione dell’intero universo di Biagi, dagli altri romanzi ai singoli articoli di giornale scritti negli anni della sua lunga carriera.

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5 INTRODUZIONE Con un piede nella storia e l’altro nell’amata professione del giornalista, la narrativa di Enzo Biagi è ricca di nomi illustri ed episodi che hanno segnato il ‘900. Sebbene abbia disseminato la sua carriera, soprattutto la seconda parte, di saggi, romanzi e storiografie, in questa tesi si è scelto di prendere in esame due testi molto simili tra loro, ma scritti e pubblicati in due epoche molto distanti. Il primo, uscito nel 1975, è Disonora il padre, romanzo che ripercorre il periodo dall’infanzia degli anni ’20 e ’30, all’immediato dopoguerra. Il secondo è invece I quattordici mesi, in edicola dal 2009, che è stato completato dal collega e amico Loris Mazzetti subito dopo la morte dell’autore. Nel libro, come si evince dal titolo e dal sottotitolo “La mia Resistenza”, la trama è incentrata sui mesi del Biagi partigiano. Una storia tra le montagne di cui si è parlato molto poco nell’altra pubblicazione del 1975. Si tratta quindi di due opere a tratti complementari, che aiutano a comprendere in pieno l’universo dal quale Biagi è partito per diventare uno dei giornalisti e degli scrittori più famosi e influenti dell’ultimo secolo. Nonostante siano stati scritti in due periodi differenti della storia moderna e della vita di Enzo Biagi, in entrambi i libri lo stile rimane lo stesso, con il racconto in prima persona che pagina dopo pagina trascina il lettore nelle sensazioni del protagonista, evidenziando un forte radicamento a due temi ben precisi della sua narrativa: la storia e il giornalismo. La storia non è solo uno sfondo da cui prendere spunto per non far perdere il filo al lettore, ma viene assorbita nelle vicende raccontate dall’autore. In Disonora il padre il fascismo, ad esempio, non è vissuto solo come una corrente che ha cambiato il ventennio, ma viene trattato come un pensiero fisso nella mente di Biagi, con la sua metamorfosi da balilla a partigiano. Stessa cosa ne I quattordici mesi con il tema della Resistenza, divenuto un suo personale ‘movimento’ interiore giustificato di capitolo in capitolo. Inoltre, in entrambi i casi, le date più importanti, come quella dell’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio firmato da Badoglio, non vengono solo inserite per fare da contesto alla narrazione, ma diventano parte fondante della stessa, raccontando esattamente quanto gli accade in quelle ore tanto importanti per l’intero paese. Tutto rigorosamente in prima persona, mai per citazioni o in maniera enciclopedica, ma parlando, anche in questo caso, di come l’autore ha vissuto con precisione quei momenti. Il tema del giornalismo emerge ancora con più chiarezza. Se la storia la fa da padrone nelle varie parti del libro, il giornalismo è quella passione di cui Biagi va fiero e con cui

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Parole chiave

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narrativa
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i quattordici mesi

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