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Sensorialità autistica: una singolare esperienza del mondo. Comprendere il profilo di funzionamento sensoriale per progettare l'iter psicoeducativo

Informazioni tesi

  Autore: Veronica Boniotti
  Tipo: Tesi di Master
Master in Metodologie di intervento educativo per soggetti con Disturbi dello Spettro Autistico
Anno: 2018
Docente/Relatore: Stefano Cainelli
Istituito da: Università degli Studi di Trento
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

È stato individuato che nel 70-80% delle persone autistiche sono presenti disturbi sensoriali (Volkmar et al., 1986; O'Neill, 1995; Baranek et al, 2006; Ben-Sasson et al., 2008; Dawson & Watling, 2000; Kientz & Dunn, 1997; Dunn et al., 2002; Liss et al. 2006; Myles et al., 2004; Watling et al., 2001) ed è stato ipotizzato da molti che le differenze nell'elaborazione sensoriale potrebbero contribuire o essere alla base di deficit in aree sociali più complesse, e di sintomi cognitivi e comportamentali che definiscono l'autismo (Boyd et al., 2010; Foss-Feig et al., 2012; Hilton et al., 2010; Jones et al., 2003; Watson et al., 2012). Più del 96% di bambini con autismo presenta iper o iposensorialità in domini multipli e questo può portare a comportamento auto-lesivi e aggressivi soprattutto per chi non è in grado, attraverso il linguaggio verbale o non verbale, di comunicare la propria sofferenza. Leekam et al. (2007) hanno rilevato che più del 90% di bambini con autismo hanno anomalie sensoriali, inoltre che le anomalie sensoriali sono pervasive e multimodali e persistenti nel corso della vita. Per questo motivo, molti ricercatori hanno dimostrato che le persone autistiche mostrano un profilo sensoriale atipico e si sono battuti perché questo aspetto fosse inserito nel DSM-V (Baranek et al., 2006; Mottron et al., 2006; Rogers et al., 2003). Anche molte testimonianze autobiografiche riportano esperienze sensoriali insolite come insensibilità al dolore e risposte atipiche a stimoli uditivi, visivi, tattili e olfattivi (Bemporad, 1979; Cesaroni & Garber, 1991; Grandin & Scarano, 1986; Gerland, 2003; Williams, 1999). Il disagio causato da particolari input sensoriali può causare comportamenti molto disturbanti e aggressivi sia in persone autistiche ad alto funzionamento sia in quelle a basso funzionamento. Il sovraccarico sensoriale può portare spesso a crisi nervose e a crolli emotivi molto forti e capire qual è l'input che causa il disagio è essenziale per organizzare l'ambiente e la routine di modo da minimizzare il più possibile le possibilità di dolore. Inoltre, l'incapacità di porre fine alle crisi nervose e il rifiuto ad essere toccati può aumentare i problemi sociali ed è straziante per i genitori che vogliono trasmettere il loro amore attraverso il tatto. I genitori e gli stessi bambini hanno bisogno quindi di avere una spiegazione e di capire il modo in cui fanno esperienza del mondo. Per questo ho deciso di affrontare questo argomento e di farlo sia da un punto di vista clinico e scientifico sia da un punto di vista umano e fenomenologico. Le tre domande che vengono affrontate nell'esposizione sono: come conciliare la ricerca scientifica e la diagnosi con l’esperienza soggettiva dell’individuo per intervenire al meglio? Qual è la correlazione tra sintomi core dell'autismo e le disfunzioni o particolarità sensoriali? Qual è la connessione tra l’esperienza interna del bambino e l’espressione corporea?
Per approfondire le questioni che vengono sollevate da tali domande si partirà dalle basi neurologiche dell'autismo con particolare accento sull'aspetto sensoriale, ed in seguito si passerà alla parte osservativa ed esperienziale. Dopodiché verrà presentato un caso sul quale verrà sviluppato un piano di intervento. In conclusione, verranno esposti alcuni punti cardine dei metodi proposti nel piano di intervento, il DIR-Floortime e il metodo Feuerstein.

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3 Percezione autistica: una singolare forma umana dell'esperienza del mondo Come conciliare l'esperienza interna e l'espressione corporea per intervenire al meglio Ricerca • Osservazione • Intervento Prefazione Uno dei relatori del Master sull'autismo che mi ha colpito maggiormente è stato il professor Cuva che in sede di una lezione ha fatto un'affermazione con la quale mi trovo molto in accordo: "l’autismo è un campo estremamente complesso e pieno di controversie come anche molto ricco e stimolante quindi ogni persona che decide di immergersi in questo mondo, o meglio in questi mondi, ha una motivazione che va compresa, in primis rispetto a sé stessi, perché determina la visione e il contributo che poi potrà dare". Per questo motivo ci tengo a dedicare qualche riga proprio a questo argomento. Nel corso dei miei studi in filosofia, soprattutto di filosofia morale; filosofia della psicologia; ermeneutica artistica e neurocognizione, ho iniziato ad appassionarmi alla psichiatria e a conoscere diversi disturbi mentali e del neurosviluppo tra cui l'autismo. L'autismo mi aveva colpito in particolare perché faceva sorgere in me tante domande sull'essere umano e la socialità. Come scrive Aristotele nella "Politica" l'uomo è per definizione un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Espandere le mie conoscenze sull'autismo mi ha portato a domande come: la socialità è un istinto primario o è frutto di altre esigenze? Chi definisce le regole di una relazione? E cosa vuol dire veramente essere in relazione con qualcuno? Una delle grandi difficoltà nel capire a fondo un disordine di questo tipo è che nello spettro ci sono persone con un funzionamento mentale molto alto e con abilità speciali che sono però incapaci di interagire con l'altro. Al fine di comprendere meglio questa condizione ho deciso di approfondire il mio interesse per la psichiatria e le scienze cognitive e ho iniziato un percorso in psicologia. Mi sono immersa nella lettura di articoli scientifici, manuali e libri autobiografici sull'autismo. Durante questo percorso di studi, incuriosita dall'aspetto reale, umano, concreto e non solo accademico ho iniziato a lavorare con Lily, una bambina autistica di sei anni non verbale, e in seguito con altri bambini. Mi è piaciuto moltissimo e i bambini che ho conosciuto e con cui ho lavorato mi hanno aiutata e ispirata su molti aspetti, e lo fanno tutt'ora. Passare del tempo con loro mi ha insegnato nuovi modi di comunicare, condividere lo spazio e interagire con l'altro. Mi hanno insegnato linguaggi affascinanti che non possono essere espressi a parole. Ho capito che incontrare questi bambini e ragazzi è stato l'inizio di uno scambio meraviglioso e di un'esplorazione di altri mondi che

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Parole chiave

autismo
intervento
neurofisiologia
neuroscienze
sensorialità
profilo sensoriale
feuerstein
disturbi dello spettro autistico
dir-floortime
psicoeducativo

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