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Viaggio all'interno della maschera comica: il linguaggio di Fantozzi

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Strada
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Pietro Benzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

La tesi è incentrata sul personaggio prima letterario e poi cinematografico del ragionier Ugo Fantozzi. In una prima fase ho cercato di individuare le tappe salienti prima della nascita, poi dell'ascesa e infine della consacrazione a livello nazionale della maschera comica. In seguito ho citato altre due maschere villaggiane, il crudele Kranz e il remissivo Giandomenico Fracchia, provando a spiegare i motivi che hanno spinto queste maschere a soccombere dinanzi al successo clamoroso di Fantozzi. Solo con Fantozzi è scattata l'immedesimazione e l'identificazione: egli ha svolto una funzione terapeutica liberando coloro che si sentivano dei mal riusciti e dei falliti dalla spiacevole sensazione di sentirsi unici nella propria inadeguatezza. Si è poi ragionato sull'aggettivo tragicomico, termine con il quale si suole delineare la maschera fantozziana: la componente comica passa inevitabilmente attraverso una drammaticità connaturata al personaggio. Il tragicomico raggiunge l'apoteosi all'interno della Megaditta, la surreale azienda all'interno della quale il personaggio elabora il proprio personalissimo complesso di inferiorità. Verso la fine del capitolo ho analizzato il rapporto particolare che lega Fantozzi al posto di lavoro: da una parte odio per gli anni di servilismo e sfruttamento, ma dall'altra parte impossibilità di farne a meno perché senza la Megaditta neanche la sua vita ha più senso.L'ultimo capitolo è senza dubbio quello più interessante perché mi ha permesso di riflettere sul contributo più incisivo della maschera di Fantozzi: il linguaggio. Dire che Villaggio ha ampliato il dizionario della lingua italiana non basta, sarebbe riduttivo: Villaggio ha creato un linguaggio nuovo. Lo scrittore genovese ha ideato un italiano che prima di essere lingua fosse espressione di una condizione esistenziale. Il motivo principale del successo del personaggio di Fantozzi consiste nella creatività verbale, ovvero nella capacità di inventare espressioni e parole non prevedibili ma estremamente efficaci a livello comunicativo. La comicità di Fantozzi non risiede tanto nella situazione (già di per sé d'un umorismo surreale e grottesco), quanto nel linguaggio che la racconta, un linguaggio mai sentito prima, del tutto differente da quello quotidiano. Da Fantozzi nasce il deonomastico fantozziano che ben presto entra a far parte dei vocabolari della lingua italiana per indicare il modo di pensare, agire stare al mondo di un individio estremamente sfortunato e perciò eternamente sconfitto. Fantozziano significa, in poche parole, essere inadeguato a qualsiasi situazione. Successivamente ho esaminato la lingua fantozziana riscontrando una caratteristica stilistica: il ricorso incessante all'iperbole. In Fantozzi l'iperbole coincide con l'esagerazione, cioè col proferire un enunciato in cui il riferimento alla realtà è reso calcolatamente incredibile proprio per intensificare l'espressione di partenza fino a portarla al massimo grado di paradosso. L'aspetto più evidente dell'iperbole fantozziana è quello che investe il lessico: titoli onorari ipertrofici, numeri talmente esagerati da risultare paradossali rispetto all'oggetto a cui si ricollegano, l'utilizzo frequente del grado superlativo degli aggettivi per deformare la situazione in modo grottesco. Si segnala dal punto di vista linguistico una sintassi povera, scarna, composta da frasi essenziali e incisive: la sintassi nominale rende la realtà descritta più immediata e diretta. Un altro elemento tipico della lingua fantozziana consiste nell'utilizzo di un congiuntivo scorretto, grammaticato che ha preso il nome di "falso congiuntivo": in questo senso Villaggio rende giustizia allo storico disagio degli italiani nei confronti di questo ostico tempo verbale. Venghi, vadi, eschi sono tra i congiuntivi più tipicamente fantozziani.

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3 INTRODUZIONE Il lavoro si divide in tre capitoli, anche se le macroaree espositive potrebbero addirittura essere due: una prima che si potrebbe definire "pre-fantozziana", più esigua, e una seconda "fantozziana" che domina nella parte centrale e finale della tesi. Nel primo capitolo ho cercato di indagare il mondo vario e vasto della comicità concentrando l'attenzione sul meccanismo su cui essa si fonda: il riso. Ho citato scrittori, filosofi e teorici di varie epoche che si sono susseguiti nel tentativo di definire in modo chiaro ed esaustivo il motivo della risata che viene sempre collegata al manifestarsi di qualcosa di nuovo e di stupefacente. All'interno di questa riflessione, tra gli altri, si segnala Luigi Pirandello che distingue il comico, risata crudele e cinica, dall' umorismo, riflessione che nasce dalla constatazione di una situazione anomala. In seguito ho spostato la lente d'ingrandimento su un piano meno speculativo e più concreto cercando di analizzare la figura del comico in quanto attore: la maschera comica. L'attore comico presenta come scopo principale quello di suscitare la risata, la quale diventa per certi versi il termometro che permette di misurare l'indice di gradimento della performance presso il pubblico. La presenza scenica dell'attore comico si basa sulla capacità di combinare e mescolare insieme due diversi linguaggi comunicativi: il linguaggio verbale, la parola e il linguaggio non verbale, la gestualità. Dalla fusione di linguaggio verbale e linguaggio non verbale ha origine la maschera comica. Infine mi sono concentrato sulle più grandi maschere comiche del cinema italiano: Antonio De Curtis, in arte Totò, e Alberto Sordi. Queste maschere sono state indagate dal punto di vista linguistico e si è evidenziato proprio come la comicità verbale costituisca il cuore delle loro performance sceniche. Con il secondo capitolo inizia la "parte fantozziana", ovvero quella sezione incentrata sul personaggio prima letterario e poi cinematografico del ragionier Ugo Fantozzi. In una prima fase ho cercato di individuare le tappe salienti prima della nascita, poi dell'ascesa e infine della consacrazione a livello nazionale della maschera comica. In seguito ho citato altre due maschere villaggiane, il crudele Kranz e il remissivo Giandomenico Fracchia, provando a spiegare i motivi che hanno spinto queste maschere a soccombere dinanzi al successo clamoroso di Fantozzi. Solo con Fantozzi è scattata l'immedesimazione e l'identificazione: egli ha svolto una funzione terapeutica liberando coloro che si sentivano dei mal riusciti e dei falliti dalla spiacevole sensazione di sentirsi unici nella propria inadeguatezza. Si è poi ragionato sull'aggettivo tragicomico, termine con il quale si suole delineare la maschera fantozziana: la componente comica passa inevitabilmente attraverso una drammaticità connaturata al personaggio. Il tragicomico raggiunge l'apoteosi all'interno della Megaditta, la surreale azienda all'interno della quale il personaggio elabora il

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