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Anemia infettiva felina: quale ruolo per Candidatus Mycoplasma turicensis?

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Pianese
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Medicina Veterinaria
  Corso: Medicina Veterinaria
  Relatore: Maria Luisa Marenzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 86

Attualmente si conoscono tre specie di micoplasmi che possono causare anemia infettiva nel gatto: Mycoplasma haemofelis, Candidatus Mycoplasma haemominutum e Candidatus Mycoplasma turicensis. Questi batteri, detti anche emoplasmi a causa del loro tropismo per le cellule eritrocitarie, hanno un potere patogeno che può variare in base a diversi fattori, tra cui coinfezioni con altri batteri o con virus e condizioni di immunosoppressione. In generale M. haemofelis è quello maggiormente patogeno e induce più frequentemente anemia emolitica, spesso anche mortale. L’infezione causata da questi micoplasmi non è tipica della specie felina, ma può interessare diverse specie di mammiferi, sia domestici sia selvatici, e, di recente, è stata evidenziata la presenza di questi batteri anche nell’uomo, facendo ipotizzare la possibilità di una trasmissione interspecie. Ad ogni modo le conoscenze relative agli emoplasmi sono tutt’oggi molto scarse e gli insuccessi ottenuti finora nella loro coltivazione in vitro limitano ulteriormente gli studi, soprattutto riguardo la patogenesi che risulta ancora poco chiara. Inoltre, di recente, è stata ipotizzata per Candidatus M. turicensis la possibilità di un sequestro tissutale, che andrebbe ad ostacolare il trattamento dell’infezione.

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3 INTRODUZIONE L'anemia infettiva felina è una malattia causata da un gruppo di batteri appartenenti alla famiglia Mycoplasmataceae, comunemente chiamati micoplasmi o emoplasmi o emobartonella. Attualmente si conoscono tre specie di emoplasmi nei gatti: Mycoplasma haemofelis (M. haemofelis), Candidatus Mycoplasma haemominutum (Candidatus M. haemominutum) e Candidatus Mycoplasma turicensis (Candidatus M. turicensis). Tra i tre, quello dotato di maggior potere patogeno è M. haemofelis, in grado di indurre grave anemia emolitica, spesso anche mortale, mentre Candidatus M. haemominutum e Candidatus M. turicensis si rendono responsabili più frequentemente di infezioni subcliniche e causano solo di rado malattia clinicamente manifesta. Ad ogni modo il loro potenziale patogeno è variabile e può dipendere da diversi cofattori, quali immunosoppressione, coinfezioni con altre specie di emoplasmi o infezioni da retrovirus, che possono incrementare la gravità della malattia (Novacco et al., 2013). Sono ancora molti i dubbi e le incognite riguardo a questi agenti eziologici e alle malattie che causano. Fino ad oggi nessuno è mai stato in grado di coltivare gli emoplasmi in vitro, riducendo notevolmente la comprensione di molti aspetti. Questi microrganismi sembrano essere alquanto esigenti dal punto di vista metabolico, poiché possiedono capacità biosintetiche piuttosto limitate; per questo motivo, per la loro crescita, necessitano di terreni particolarmente ricchi di sostanze nutritive, tra cui siero, vitamine, amminoacidi, precursori dell’acido nucleico, ioni inorganici e glucosio da poter utilizzare come fonte di energia (Rikihisa et al., 1997). L’incapacità di coltivare in vitro i micoplasmi emotropici rende più complicato il trattamento e ostacola gli studi riguardo la trasmissione dell’infezione. Pur essendo batteri epicellulari che aderiscono alla superficie eritrocitaria, l’esame microscopico su striscio di sangue risulta essere poco sensibile ai fini della diagnosi, soprattutto in soggetti con bassa batteriemia. Attualmente la metodica più sensibile per diagnosticare la presenza dei micoplasmi è la reazione a catena della polimerasi (PCR), la quale va a ricercare il DNA del batterio all’interno dell’organismo ospite; è considerata, inoltre, la tecnica più adeguata anche in termini di sensibilità che di specificità. Proprio l’uso della PCR ha fornito, negli ultimi anni, importanti informazioni riguardanti principalmente la patogenesi, l'epidemiologia e il trattamento dell'infezione. Le modalità di trasmissione di questi micoplasmi non sono state ancora del tutto

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