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Gli aiuti di stato nel diritto comunitario, con particolare riferimento agli aiuti a finalità regionale

Gli aiuti di Stato alle imprese rappresentano un importante strumento di politica industriale, attraverso il quale si cerca di indirizzare le decisioni degli imprenditori, al fine di favorire obiettivi, ritenuti di importanza strategica dalle autorità pubbliche competenti.
Tale funzione d’indirizzo esercitata attraverso gli aiuti, generalmente volta a correggere inefficienze di mercato all’interno dei singoli Stati, può provocare, però, conseguenze indesiderate sia a livello nazionale che comunitario, poiché può generare anche effetti distorsivi sulla concorrenza, producendo, da un punto di vista economico, una scorretta allocazione delle risorse.
È da considerare, inoltre, che in seno alla Comunità, gli aiuti di Stato, oltre a possibili effetti negativi a livello economico, hanno rischiato di avere, anche, effetti negativi a livello politico, quando, dopo la ratifica del Trattato di Roma, gli aiuti potevano essere utilizzati dagli Stati membri al posto dei dazi doganali, non più possibili all’interno della Comunità, come strumento di protezionismo economico volto a mettere in una situazione di vantaggio le imprese nazionali rispetto a quelle presenti in altri Stati membri.
Proprio la volontà di raggiungere l’obiettivo di un’integrazione economica effettiva degli Stati membri all’interno della Comunità ed impedire ogni ostacolo agli scambi e alla concorrenza, ha spinto i redattori del Trattato ad inserire, tra le disposizioni che riguardano la regolamentazione della concorrenza, gli articoli 92, 93 e 94, ora 87, 88 e 89, volti a dare alla concessione degli aiuti di Stato una disciplina che limitasse al massimo gli effetti, per così dire “indesiderati”, e al contempo desse la possibilità, attraverso un sistema di deroghe, di concedere aiuti che fossero in linea con gli obiettivi stabiliti dal Trattato.
L’articolo 87, paragrafo 1 del trattato sancisce il principio secondo cui “salvo deroghe contemplate nel presente Trattato, sono incompatibili con il mercato comune, nella misura in cui incidono sugli scambi fra gli Stati membri, gli aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma, che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”.
Tra le deroghe al principio di incompatibilità con il mercato comune degli aiuti di Stato, all’articolo 87, paragrafo 3, il Trattato situa gli aiuti a finalità regionale in una posizione preminente, prevedendo la possibilità per la Commissione, alla lettera a), di approvare “aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione”, e alla lettera c) di autorizzare ”aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di talune attività o di talune regioni economiche, sempre che non alterino le condizioni degli scambi in misura contraria al comune interesse”.
L’importanza dell’obiettivo di ridurre gli squilibri regionali, d’altro canto, era stata messa in evidenza nel preambolo al Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, dove era stato puntualizzato l’intento di “rafforzare l’unità delle economie degli Stati membri e di assicurarne lo sviluppo armonioso riducendo le disparità fra le differenti regioni ed il ritardo di quelle meno favorite”.
Fino al 1986 la politica regionale della Comunità era attuata, di fatto, dalla Commissione, tramite il controllo e l’indirizzo degli aiuti a finalità regionale concessi dai singoli Stati. Dopo l’Atto unico europeo e l’introduzione della politica regionale tra le politiche comunitarie, la Commissione può operare direttamente per ridurre gli squilibri regionali attraverso i Fondi strutturali della Comunità.
Questo, però, non deve essere visto come una riduzione del ruolo degli aiuti di Stato nella politica regionale comunitaria.
Come fatto osservare dagli autori, infatti, l’obiettivo della coesione economico e sociale, consacrato nell’Atto unico europeo del 1986 e riaffermato fra i principi del Trattato di Maastricht, ha valorizzato il campo d’applicazione dell’articolo 87, paragrafo 3 del trattato.
D’altronde la stessa Commissione ha stabilito che “le iniziative di solidarietà in materia di sviluppo regionale sono attuate innanzi tutto a livello regionale e nazionale, mentre l’Unione svolge, mediante la propria politica di aiuti strutturali, una funzione sussidiaria”. E ancora, si è dovuto costatare come gli interventi a livello comunitario rappresentino una percentuale esigua di tutti gli aiuti a finalità regionale concessi dagli Stati membri.

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8 INTRODUZIONE I.1. Gli aiuti di Stato alle imprese rappresentano un importante strumento di politica industriale, attraverso il quale si cerca di indirizzare le decisioni degli imprenditori, al fine di favorire obiettivi, ritenuti di importanza strategica dalle autorità pubbliche competenti. Tale funzione d’indirizzo esercitata attraverso gli aiuti, generalmente volta a correggere inefficienze di mercato all’interno dei singoli Stati, può provocare, però, conseguenze indesiderate sia a livello nazionale che comunitario, poiché può generare anche effetti distorsivi sulla concorrenza, producendo, da un punto di vista economico, una scorretta allocazione delle risorse. È da considerare, inoltre, che in seno alla Comunità, gli aiuti di Stato, oltre a possibili effetti negativi a livello economico, hanno rischiato di avere, anche, effetti negativi a livello politico, quando, dopo la ratifica del Trattato di Roma, gli aiuti potevano essere utilizzati dagli Stati membri al posto dei dazi doganali, non più possibili all’interno della Comunità, come strumento di protezionismo economico volto a mettere in una situazione di vantaggio le imprese nazionali rispetto a quelle presenti in altri Stati membri.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppe Raimondo Contatta »

Composta da 219 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11379 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 37 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.