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La Santa Sede e le relazioni con le Organizzazioni Internazionali per la cooperazione culturale

Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Frabollini Aliberti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Libera Univ. degli Studi Maria SS.Assunta-(LUMSA) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni Internazionali
  Relatore: Vincenzo Buonomo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

Se in questo momento chiedessimo a qualcuno di definire il concetto di cultura, la risposta che riceveremmo risulterebbe indubbiamente approssimativa, banale, di certo superficiale: chiunque potrebbe fornire una propria visione di cultura, che risulterebbe certamente dissimile da quella di un'altra persona. La medesima esitazione emergerebbe se domandassimo quanto e in quale misura lo Stato più piccolo del mondo, la Città del Vaticano, abbia contribuito, e contribuisce tuttora, alla valorizzazione e al rispetto della diversità culturale sul piano internazionale. La ragione di questa mia opinione muove dal fatto che oggi si tenda a parlare molto di questo argomento, ma spesso lo si fa in modo generico, senza andare mai realmente nel profondo della questione, senza conoscerne l'origine e l'evoluzione.
Infatti, quale sarebbe la risposta che riceveremmo se volessimo sapere nello specifico cosa definisce il termine bene culturale? In questo senso, una pratica sociale, un dipinto, un paesaggio, un libro o addirittura uno Stato, possono essere tutti definiti come tali? E ancora, cosa si intende per patrimonio artistico, e perché a volte ci riferiamo ad esso come patrimonio dell'umanità? Per quale ragione la Comunità internazionale è giunta a riconoscere la necessità di preservare, salvaguardare, proteggere i beni artistici e culturali? Ma soprattutto, qual è stato il ruolo svolto dalle Organizzazioni Internazionali nell'ambito della cooperazione culturale?
Attraverso il presente lavoro di tesi ho tentato di fornire una risposta a tali interrogativi, cercando di tracciare un'analisi sul percorso storico ed evolutivo della cooperazione culturale, osservandolo da un punto di vista che pur avendomi affascinata e incuriosita, devo riconoscere, talvolta mi è risultato particolarmente complesso data la sua vastità. Faccio riferimento alla posizione assunta sul piano internazionale dalla Santa Sede rispetto alla promozione della salvaguardia del patrimonio culturale in seno alle Organizzazioni Internazionali che operano attivamente in questo ambito, quali l'UNESCO e il Consiglio d'Europa. In particolare, nello specifico ambito culturale, avremo modo di constatare come già secoli fa i Papi avessero agito come precursori delle recenti convenzioni e dichiarazioni internazionali inerenti la preservazione del patrimonio culturale: faccio riferimento alla Bolla Papale Cum almam nostram Urbem in sua dignitate et splendore conservari cupiamus del 1462, emanata da Papa Pio II (1458-1464), che verrà riprodotta e descritta nel terzo capitolo del presente lavoro dato il suo valore storico unico, inestimabile e avanguardistico.
Alla luce di questa breve descrizione posso asserire che l'analisi di cui tratterò si svilupperà in quattro principali capitoli: il primo, dal titolo La cooperazione culturale, obiettivo delle Organizzazioni Internazionali, raccoglierà gli elementi introduttivi necessari a definire e comprendere l'argomento trattato e cercherà di ricostruire il processo storico che, a partire dal Secondo dopoguerra, ha portato la Comunità internazionale alla presa di coscienza del bisogno di preservare il patrimonio culturale. In questo capitolo, saranno affrontate sia la creazione degli organismi internazionali che sul piano universale e regionale hanno contribuito alla costituzione di norme di diritto internazionale vigente nell'ambito della salvaguardia dei beni culturali, sia l'introduzione alle maggiori convenzioni internazionali che hanno concretamente definito tali norme.

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4 INTRODUZIONE Se in questo momento chiedessimo a qualcuno di definire il concetto di cultura, la risposta che riceveremmo risulterebbe indubbiamente approssimativa, banale, di certo superficiale: chiunque potrebbe fornire una propria visione di cultura, che risulterebbe certamente dissimile da quella di un'altra persona. La medesima esitazione emergerebbe se domandassimo quanto e in quale misura lo Stato più piccolo del mondo, la Città del Vaticano, abbia contribuito, e contribuisce tutt‟ora, alla valorizzazione e al rispetto della diversità culturale sul piano internazionale. La ragione di questa mia opinione muove dal fatto che oggi si tenda a parlare molto di questo argomento, ma spesso lo si fa in modo generico, senza andare mai realmente nel profondo della questione, senza conoscerne l‟origine e l‟evoluzione. Infatti, quale sarebbe la risposta che riceveremmo se volessimo sapere nello specifico cosa definisce il termine bene culturale? In questo senso, una pratica sociale, un dipinto, un paesaggio, un libro o addirittura uno Stato, possono essere tutti definiti come tali? E ancora, cosa si intende per patrimonio artistico, e perché a volte ci riferiamo ad esso come patrimonio dell’umanità? Per quale ragione la Comunità internazionale è giunta a riconoscere la necessità di preservare, salvaguardare, proteggere i beni artistici e culturali? Ma soprattutto, qual è stato il ruolo svolto dalle Organizzazioni Internazionali nell‟ambito della cooperazione culturale? Attraverso il presente lavoro di tesi e lo studio delle fonti edite, ho tentato di fornire una risposta a tali interrogativi, cercando di tracciare un‟analisi sul percorso storico ed evolutivo della cooperazione culturale, osservandolo da un punto di vista che pur avendomi affascinata e incuriosita, devo riconoscere, talvolta mi è risultato particolarmente complesso data la sua vastità. Faccio riferimento alla posizione assunta sul piano internazionale dalla Santa Sede rispetto alla promozione della salvaguardia del patrimonio culturale in seno alle Organizzazioni Internazionali che operano attivamente in questo ambito, quali l‟UNESCO e il Consiglio d‟Europa. Come vedremo, infatti, la Santa Sede si è rapidamente e volutamente inserita in tale contesto, apportando un contributo inestimabile al processo in questione e favorendo la prassi dello status di Osservatore al fine di poter promuovere il proprio impegno: questo dato non dovrebbe stupire ma al contrario dovrebbe risuonare come una conferma della spiccata dedizione e del profondo interesse nutrito da

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Parole chiave

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cooperazione culturale
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