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Tradurre l'intertestualità per il piccolo schermo: il caso Stranger Things

Informazioni tesi

  Autore: Luigia Uliveto
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Culture Europee
  Relatore: Katherine Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

La mia tesi si incentra su un unico oggetto di analisi, Stranger Things, che mi ha dato la possibilità di pormi alcuni interrogativi relativi a diversi ambiti. Le tre principali tematiche che ho preso in esame sono la serialità, l'intertestualità, e alcuni aspetti del sottotitolaggio.
Stranger Things, è una serie tv ambientata negli anni Ottanta diretta dai fratelli Duffer, che mi ha particolarmente colpito per l'evidente ispirazione ad opere della letteratura e del cinema di quegli anni.
Molte scene e fotogrammi richiamano esplicitamente opere precedenti, soprattutto i film di Steven Spielberg e i romanzi di Stephen King.
Oltre i testi di questi due artisti, però, ci sono una lunga serie di riferimenti, citazioni e allusioni tratte da altre opere cinematografiche o romanzi di grande successo in quegli anni, che provocano negli spettatori un brivido di nostalgia verso il passato. Spesso questi riferimenti sono difficili da cogliere, soprattutto per lo spettatore che non sappia da dove derivano.
Inizialmente ho quindi ripercorso una breve storia della serialità televisiva, dalle origini fino alla nascita di nuove forme di narrazione, come il transmedia storytelling, o di quei fenomeni di fandom e di nuovo ruolo dell'audience odierna.
Poi mi sono concentrata sullo studio dell'intertestualità, sia dal punto di vista letterario che in relazione al cinema, per capire come tutte queste citazioni fossero state adattate sullo schermo.
Per darne una definizione precisa è stato necessario prendere in considerazione numerosi studi da diverse discipline, come quelli di Julia Kristeva, Umberto Eco, fino ad arrivare ai più calzanti e recenti studi di Norman Fairclough.
Quindi, l'intertestualità è la relazione che ogni testo ha con altri, o meglio l'imprescindibile presenza di discorsi altrui in ogni testo, poiché ogni autore trae il suo materiale più o meno consapevolmente da altri: citazioni, allusioni, plagio, pastiche, parodia… sono tutte forme di intertestualità.
Questi procedimenti intertestuali, però, vengono usati anche nella realizzazione di film e serie tv ogni volta che c'è un richiamo ad un altro testo, ad una serie tv, un film, o alla realtà stessa.
In Stranger Things, ad esempio, film come E.T. L'extra-terrestre e I Goonies costituiscono un modello di partenza per i registi per compiere un esercizio di pastiche, cioè l'imitazione dello stile di un autore. Altri esempi sono i casi di prestiti da testi letterari, come i romanzi di Stephen King. Per esempio, ci sono palesi somiglianze tra alcuni elementi della serie e testi come Firestarter e Carrie, utilizzati per la costruzione del personaggio di Eleven.
L'intertestualità però si presenta nel nostro caso anche come un elemento puramente visivo, nelle numerose scene in cui il riferimento si coglie solo guardando l'immagine. Ad esempio, le scene dei ragazzini in fuga in bicicletta nelle periferie americane ricordano sicuramente Steven Spielberg. Il concetto di Discourse Community, invece, è introdotto in relazione al linguaggio usato dai protagonisti della serie. Alcuni riferimenti intertestuali sono utilizzati dai quattro protagonisti per comunicare tra loro, di modo che spesso lo spettatore, non cogliendoli, non capisce pienamente il significato dei discorsi. I ragazzi infatti condividono un linguaggio comune tratto da mondi immaginari come quelli di Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Guerre Stellari i comic books, o del gioco di ruolo fantasy Dungeon & Dragons.
Una discourse community, è un gruppo di persone che hanno modi specifici di parlare tra loro, usano una precisa terminologia, condividono obiettivi e hanno valori e credenze in comune. In particolare, però, mi sono rifatta ai sei requisiti elaborati da John Swales per definire una comunità di discorso. Analizzando i dialoghi della serie, infatti, è risultato quindi che i personaggi posseggono questi requisiti.
Infine, mi è sembrato interessante approfondire questi aspetti linguistici dal punto di vista della traduzione, in particolare del sottotitolaggio, una delle pratiche dell'Audiovisual Translation, cioè la traduzione dei testi trasmessi su uno schermo, costruiti su due livelli: quello acustico e quello visivo. Quindi mi sono confrontata con gli studi di esperti del campo, come Jan Pedersen e Henrik Gottlieb. In particolare Gottlieb è stato il mio maggiore punto di riferimento, perché i riferimenti intertestuali presenti nei dialoghi si presentavano come Extralinguistic cultural references (ECRs).
In relazione a questi elementi Gottlieb ha elaborato una propria tassonomia, in cui presenta le strategie utili ad affrontarli nel sottotitolaggio. Le categorie sono suddivise tra quelle che vanno da un grado di massima fedeltà al testo originale ad un grado di minima fedeltà.
Quindi, ho analizzato il sottotitolaggio della serie, cercando di definire quali delle strategie annoverate da Gottlieb fossero state utilizzate per tradurre questi riferimenti e quale fosse il risultato ottenuto.

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5 INTRODUZIONE Il mio lavoro di tesi nasce dall’incontro di due delle mie più grandi passioni: quella per le serie televisive e quella per lo studio del linguaggio. Oggetto della mia analisi è Stranger Things, una serie tv contemporanea prodotta nel 2016 dalla piattaforma di streaming on demand Netflix. La serie mi ha particolarmente colpita per la capacità dei suoi registi, i fratelli Matt e Ross Duffer, di rappresentare una narrazione seriale con l’impostazione estetica di un film ispirato a grandi capolavori della letteratura e del cinema degli anni Ottanta. In particolare, la visione della prima stagione ha suscitato in me un grande interesse per l’uso televisivo di allusioni o citazion. Si è deciso così di incentrare l’analisi sugli studi dell’intertestualità per capire in che modo, da un punto di vista prettamente testuale e discorsivo, tale rete di citazioni fosse stata adattata sullo schermo. In realtà, mi sono quasi subito resa conto che l’intertestualità nella serie non coinvolgeva meri aspetti discorsivi, ma anche altri codici semiotici. Ad esempio, molte scene e fotogrammi richiamavano esplicitamente opere precedenti, dai capolavori di Stephen King a quelli di Steven Spielberg, oltre che cult del cinema come Stand By Me – Ricordo di un’estate (diretto da Rob Reiner nel 1986), Poltergeist – Demoniache presenze (diretto da Tobe Hooper nel 1982), Alien (diretto da Ridley Scott nel 1979), e tanti altri. Pertanto, la serie si potrebbe definire come una “strizzata d’occhio” dagli anni Ottanta, richiamando i celebri studi di Umberto Eco, perché la sua costruzione è basata su una serie di riferimenti, citazioni, allusioni e analogie tratte da opere cinematografiche e testi che hanno costellato il panorama artistico e culturale di quegli anni. Oltre queste opere, è possibile rilevare la presenza di una lunga serie di riferimenti intertestuali, inseriti proprio per suscitare negli spettatori un brivido di nostalgia verso la cultura popolare di quegli anni, spesso difficili da cogliere, soprattutto per chi non ne abbia conoscenza. Dunque, nella prima parte della mia analisi è risultato anzitutto necessario ripercorrere una breve storia della serialità televisiva, a partire dalle origini fino alla nascita delle nuove forme di narrazione del mondo contemporaneo, attraverso svariati esempi di prodotti televisivi di enorme successo. Le serie tv rappresentano un importante mezzo di trasmissione di contenuti, soprattutto a partire dalla diffusione delle nuove piattaforme streaming e reti tv via cavo. Grazie ai contributi di studiosi come Daniela Cardini o Kristin Thompson, è stato dunque possibile constatare che la nuova narrativa episodica,

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