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L’attenzione per segnali sociali negli anziani

Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Schievano
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Psicologia
  Corso: Neuroscienze Cognitive e Riabilitazione Psicologica
  Relatore: Anna Pecchinenda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Il lavoro sperimentale riportato in questa tesi riguarda l’abilità di adulti anziani di orientare l’attenzione in base alla direzione degli occhi di un’altra persona (i.e., gaze following). Ciò è stato indagato usando il paradigma di gaze cueing (Friesen & Kingstone, 1998) nel quale la direzione dello sguardo non è predittiva della posizione spaziale nella quale apparirà il target. Inoltre, poiché diverse teorie hanno ipotizzato dei cambiamenti motivazionali che si verificano con il normale invecchiamento, è stato investigato se l’abilità degli anziani a orientare l’attenzione in base alla direzione dello sguardo altrui è modulata 1) dall’espressione emozionale dei volti usati come cues e 2) dall’età del volto.
La percezione del volto gioca un ruolo centrale nella comunicazione sociale ed è una delle capacità percettive più sviluppate negli umani. Gli studi presenti in letteratura hanno dimostrato che sin da neonati il volto è uno degli stimoli che gli umani preferiscono osservare rispetto ad altri oggetti. Questo perché il nostro sistema visivo sembra essere sensibile ad alcune caratteristiche percettive dei volti ed anche perché le facce sono un potente mezzo per veicolare le informazioni nelle interazioni sociali.

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5 Introduzione La percezione del volto gioca un ruolo centrale nella comunicazione sociale ed è una delle capacità percettive più sviluppate negli umani. Gli studi presenti in letteratura hanno dimostrato che sin da neonati il volto è uno degli stimoli che gli umani preferiscono osservare rispetto ad altri oggetti. Questo perché il nostro sistema visivo sembra essere sensibile ad alcune caratteristiche percettive dei volti ed anche perché le facce sono un potente mezzo per veicolare le informazioni nelle interazioni sociali. Infatti, se da una parte è importante riconoscere il volto di una persona da un altro, a volte di vitale importanza (basti pensare al riconoscimento della figura genitoriale da parte del bambino), dall’altra è importante il riconoscimento delle emozioni, dello stato mentale e delle potenziali intenzioni di un interlocutore che possono essere inferite dall’analisi di alcune caratteristiche del volto. L’interesse delle neuroscienze verso lo studio della percezione del volto è cresciuto negli ultimi anni, ed in particolare l’interesse nei meccanismi neurali sottostanti l’elaborazione dei volti e le dinamiche che permettono di veicolare le informazioni rilevanti alla decodifica delle emozioni e le intenzioni di un interlocutore. Gli studi condotti in quest’ambito sono stati influenzati da due importanti modelli sulla percezione del volto: uno volto a spiegare il modo in cui si riconoscono i volti mediante l’analisi percettiva delle caratteristiche (Bruce & Young, 1986) e l’altro mirato ad individuare i meccanismi neurali sottostanti l’elaborazione del volto (Haxby & Gobbini, 2000). Entrambi i modelli hanno identificato due vie parallele: una per il riconoscimento di aspetti invarianti del volto del volto e l’altra per il riconoscimento degli aspetti varianti del volto quali le espressioni emotive. Infatti, Il modello di Bruce e Young (1986) e quello di Haxby e Gobbini (2000) propongono che l’elaborazione per il volto avviene mediante l’analisi percettiva delle caratteristiche invarianti, e per il riconoscimento delle emozioni e gli stati interni degli altri avviene mediante l’elaborazione delle caratteristiche varianti del volto.

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Parole chiave

gaze cueing anziani
own age bias
elaborazione volti
espressione emotiva volti
orientamento attenzione
segnali sociali
positivity effect

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