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La mobilità psichedelica nell'Unione Europea. Origini e sviluppo del turismo per droga

Informazioni tesi

  Autore: Renato Giugliano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia del Turismo
  Relatore: Emilio Benini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

Alla fine degli anni novanta è nato un inquietante fenomeno legato alla mobilità di persone che si avvale delle libertà sancite con il trattato di Schengen: il turismo per droga, ovvero, lo spostamento da un Paese all’altro con il dichiarato intento di rifornirsi ed assumere sostanze stupefacenti, per poi ritornare in patria.
Le motivazioni alla base di questo tipo di spostamento sono spesso politiche e solitamente corrispondono ad una sorta di fuga da regimi che adottano e perseguono una strategia restrittiva e proibizionistica in materia di droga e stupefacenti, dirigendosi verso Paesi orientati alla tolleranza del consumo, in quanto considerato meno dannoso per la società sulla base di una suddivisione medica tra le sostanze stesse.
Le ragioni di queste differenze legislative saranno analizzate nel corso della trattazione; qui sottolineiamo invece le conseguenze di simili scelte. Alla depenalizzazione del consumo di droghe leggere e alla massiccia prevenzione contro le droghe pesanti, sovente corrisponde un forte ribasso del prezzo di queste ultime nonché un incremento nella qualità che genera un ulteriore richiamo turistico, ma questa volta su una tipologia ben più problematica di individui: i tossicodipendenti. Giunti a destinazione, questi finiscono spesso per incorrere in seri problemi, sanitari, fisici, legali oltre che sociali, generando oltretutto risentimento nella popolazione locale che diventa vittima di piccoli furti, scene pubbliche di assunzione di droga e schiamazzi di ogni genere.
La mobilità psichedelica sta assumendo dimensioni rilevanti e, come vero e proprio fenomeno turistico, coinvolge soggetti diversi: strutture ricettive, giudiziarie e sanitarie; prevede spostamenti con una durata che va da qualche giorno ad anni interi e genera un forte indotto economico sulla popolazione ma una grave perdita sulla società che si trova a fronteggiare un’atmosfera spesso malsana.
Conseguenza di queste osservazioni è la necessità di studio e regolamentazione attraverso interventi di politica economica: questi dovrebbero essere coordinati sia a livello locale che europeo e tali che, mediante una riconsiderazione pragmatica del fenomeno ne accettino de facto l’inevitabile esistenza e cerchino di prevenirne gli squilibri e le ripercussioni sulla società nonché sugli stessi soggetti interessati.
Il fenomeno sta raggiungendo una simile rilevanza tale da non poter più essere sottovalutato né affidato alla sola osservazione statistica: ogni anno diverse centinaia di turisti per droga sono arrestati dalla polizia di frontiera olandese con l’accusa di esportazione di sostanze stupefacenti e, nella sola Amsterdam, sono circa quindicimila i giovani ambulanti presenti sulla scena della droga, provengono da diversi Paesi comunitari ed hanno un’età compresa tra i 14 ed i 26 anni.
Il lavoro che ho svolto nel 2002 ripercorre tutto l’iter dello psicotropismo dalle sue origini ad oggi, sottolineando l’onnipresente utilizzo di stupefacenti da parte dell’uomo per motivi voluttuari, mistici o come panacea. Solo nel XIX secolo il problema droga diventò una questione di rilevanza sociale: l’età dei lumi e la nascita dell’industria farmaceutica diedero vita a gravi fenomeni di abuso collettivo di oppiacei; i tentativi di contrasto che furono attuati, tramite l’invenzione di droghe ancor più minacciose e potenti, fallirono clamorosamente contribuendo solo a peggiorare la situazione. Una prima soluzione arrivò con il proibizionismo e le decine di leggi varate con lo scopo di regolare, controllare o limitare i traffici di droghe ma, d’altro canto, l’eccessiva repressione nei confronti di un fenomeno praticamente umano ha generato movimenti e manifestazioni di protesta, guerriglie e lotte politiche.
Mentre questi eventi sembrano aver trovato un certo equilibrio in pochi Paesi come Olanda e Svizzera attraverso le riforme decriminalizzanti (che però attraggono i turisti) in altri continuano a provocare risentimenti, arresti e falsa demagogia (generando consumatori mobili) a fronte del pragmatismo necessario.
Dopo aver fatto una panoramica sulla situazione legislativa e la strategia di riduzione del danno perseguita in Olanda, capitale psichedelica europea, inserendola nell’ambito dei programmi comunitari di prevenzione concepiti proprio in materia di turismo per droga, ho analizzato separatamente le varie classi di consumatori mobili di stupefacenti (turisti, tossicodipendenti erranti e nuovi gruppi a rischio) rilevando per ogni gruppo le caratteristiche e le problematiche che si presentano, e descrivendo le politiche di prevenzione, intervento e recupero attuate nei Paesi Bassi e nell’Unione Europea: ciò tramite AC-COMPANY (il network costituito proprio per studiare la mobilità dei consumatori di droga), le indagini svolte dal Ministero della Giustizia e dal Ministero della Sanità olandese, e gli studi dell’Osservatorio Europeo per le Droghe e le Tossicodipendenze con sede a Lisbona.

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50 Si Consuma e si Legifera La situazione era sempre più grave: documenti dell’Ufficio Superiore di Igiene statunitense ci rivelano che, ancora nel 1921, nonostante l’Harrison Act, venivano importate circa 1700 tonnellate di oppio 52 , una cifra pazzesca soprattutto se si pensa che in realtà erano stati proprio i medici a promuoverne l’utilizzo, creando nell’inconsapevole gente le gravi dipendenze che vennero peraltro trasformate in illegalità col tempo. A proposito di illiceità infatti, nella prigione governativa di New York, tra il 1918 ed il 1921 il numero dei detenuti imputati per uso illegale d’oppio cresceva del 789%, e decine di migliaia di medici e farmacisti su tutto il territorio furono citati in giudizio e condannati per aver prescritto o venduto oppiacei a eroinomani 53 . E’durante questo periodo che anche il Canada (1923) dichiarò illegale la cannabis, ma per diventare un fenomeno di rilevanza mondiale si dovettero aspettare ancora circa 15 anni; continuo quindi in questo excursus, ricordando che in Europa si riunì nel 1925 la “Geneva International Convention on Narcotics Control” che nel suo lungo rapporto sulle sostanze narcotiche incluse l’oppio e i suoi derivati, la cocaina e la cannabis per la quale, nel 1928 fu emesso il “Dangerous Drugs Act” che tra i suoi emendamenti ne prevedeva l’illegalità e la messa al bando su tutto il Regno Unito; ma i dissensi non mancavano e soprattutto nelle americhe il parere in proposito di questa sostanza sembrava alquanto diverso: il Military Investigation Commitee del Canale di Panama pubblicò due rapporti (1925 e 1931) dove si dichiarava che, «La marijuana non costituisce alcun problema per soldati e civili della zona, e nessun provvedimento restrittivo si rende quindi necessario 54 ». 52 Per un consumo pro capite di 2,5 grammi. Stefano Canali, Storia Sociale Oppio, Università degli Studi di Cassino, Centro per la Diffusione della Cultura. 53 Ibidem. 54 Bernardo Parrella, Breve Storia della Cannabis, Aprile 1994.

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proibizionismo
droghe leggere
storia della droga
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amoc international
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anslinger
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